Pasto Nudo di William S. Borroughs

Traduzione di Franca Cavagnoli
Editore: Adelphi Edizioni
Collana: Fabula
Pubblicazione: Settembre 2001
Pagine: 269
ISBN: 88-459-1643-X
Incipit: Sento sul collo il fiato caldo della Legge, li sento che fanno le loro mosse, piazzano pupe diaboliche come informatori e canticchiano davanti al cucchiaino e al contagocce che butto via alla fermata di Washington Square, salto un cancelletto girevole, scendo a precipizio due rampe di scale di ferro, prendo la metropolitana in direzione uptown… Una checca con l’aria da pubblicitario, giovane, carino, capelli a spazzola, targato Ivy League, mi tiene aperta la porta. Evidentemente sono il suo tipo. Sapete, uno di quelli che se la fa con baristi e tassisti, sempre lì a parlare dei ganci giusti e dei Dodger, e che chiama per nome il barman di Nedick’s. Un vero stronzo. Ma proprio all’ultimo momento ’sto paraculo della narcotici col trench bianco (ve l’immaginate pedinare qualcuno con un trench bianco? Per spacciarsi meglio da frocio, immagino) zompa sulla banchina del metrò. Già sento che dice, stringendo nella mano sinistra le cose che uso per prepararmi la dose, la mano destra sul cannone: «Amico, mi sa che t’è caduto qualcosa».





















