Altroquando 25lug08

 

 - dispari -

[…]

–    Ma tu mi ami? Non preoccuparti dei miei sentimenti. Mi ami?

-     In un certo senso.

-     Si?

-     Si.

-     Anche se sono così vecchio e disgustoso?

-     Amo…amo la tua mente. Amo il modo in cui metti in mostra la tua mente

quando parli. […]

–    La mia mente? Beh, che sorpresa. Credevo che tu amassi il mio antico

pene. La mia mente? E’ un bello scossone, per un uomo della mia età. Davvero

ci sei stata solo per la mia mente? Oh, no. Così tutte le volte in cui ti

parlavo di scopare tu mi osservavi mentre mettevo in mostra la mia mente?

Concedevi alla mia mente un’attenzione non richiesta? Hai osato introdurre

un elemento astratto in un contesto che non lo prevedeva. Aiuto! Ho subito

delle molestie mentali! Aiuto! Sono vittima di molestie mentali! Dio, mi sta

venendo una colica gastrointestinale! Mi hai estorto delle prestazioni

mentali senza il mio consenso e senza addirittura che me ne accorgessi! Tu

mi hai umiliato! Hai umiliato il mio uccello! Chiama la preside! Il mio

cazzo è stato dequalificato!

[...]

P.R.


    Abbastanza Altroquandiani,
in questo mondo di va e vieni, c’è pur da dire che quelli che restano, molti non sanno perchè.
Sono qui puntuale come ogni lunedì mattina a ricongiungervi col mondo letterario e strabordare nel come capita. Appunto ieri pomeriggio sono andato tre ore al mare e ho portato con me due libri bellissimi che volevo assolutamente leggere. Si stava da paura i libri si sono ossigenati e io ho sognato. Fa sempre piacere stare in mezzo ai libri. Lo dico sempre ai miei amici.
L’importante non è leggerli. Ma comprarli (da noi).

[...]

Venire per te è un’industria, – le aveva detto un giorno, – sei una

fabbrica. -  Veterano! – gli disse lei (una parola che lui le aveva

insegnato), mentre lui cercava di riprendere fiato, – sai cosa mi piacerebbe

la prossima volta che ti viene duro? – Non so in che mese succederà. Se me

lo dici adesso me lo sarò dimenticato di sicuro. – Voglio che me lo ficchi

ben bene dentro. -  E poi? – Che mi rivolti sul tuo cazzo. Come uno che si

toglie un guanto.

[…]

 Senza moglie, senza amante, senza soldi, senza vocazione, senza casa… e

adesso, come se non bastasse, alla macchia. Se non fosse stato troppo

vecchio per imbarcarsi di nuovo, se le sue dita non fossero state rovinate

dall’artrite, se Morty fosse vissuto e Nikki non fosse stata pazza, o se lui

non fosse stato… se non fossero esistiti la guerra, la follia, la

perversione, la morbosità, l’imbecillità, il suicidio e la morte, era

probabile che lui sarebbe stato molto più in forma. Aveva pagato il prezzo

dell’arte, senza averle dato alcun contributo. Aveva passato tutte le

classiche tribolazioni dell’artista: isolamento, povertà, disperazione,

ostruzionismo fisico e mentale, e nessuno lo sapeva o se ne curava. E anche

se il fatto che nessuno lo sapesse o se ne curasse era un’altra forma di

sofferenza artistica, nel suo caso non aveva alcun significato artistico.

Sabbath era soltanto uno che era diventato brutto, vecchio e amareggiato,

uno dei tanti.

[...]

I burattini possono volare, levitare, roteare, ma soltanto le persone e le

marionette si limitano a correre e camminare. Ecco perché le marionette lo

avevano sempre annoiato: tutto quell’andare su e giù per la minuscola scena,

come se camminare, oltre a rappresentare la sostanza di uno spettacolo di

marionette, fosse anche il tema principale della nostra vita. E quei fili…

troppi, troppo visibili, troppo spavaldamente metaforici. E quella servile

imitazione del teatro umano. Mentre i burattini… infilare la mano in un

burattino e nascondere il viso dietro il fondale!

[...]

Philiph Roth, Il Teatro di Sabbath

www.altroquando.com

 

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