David Lynch – a cura di Paolo Bertetto – Marsilio Editore

Sgranocchiate pure i popcorn, ma non fate troppo rumore
Al.

David Lynch – a cura di Paolo Bertetto – Marsilio Editore

Recensione di Marco Chieffa

Chi non si è mai creato un bel fantasma (immagine della fantasia, incubo oppressivo o apparizione che sia) con cui convivere non legga questo libro. Se poi tra i tanti interessi non si viene sfiorati dalla passione cinematografica, allora non è proprio il caso di frequentare questa raccolta. Per tutti gli altri (secondo me la maggioranza è inseguita da spettri del grande schermo) è utile sapere che c’è un regista cinematografico, David Lynch, che ha il progetto di scrivere con le immagini l’irrealtà che incombe. Questo piccolo volume pubblicato da Marsilio sviscera questa tematica, rappresentando un punto di partenza non banale per un’analisi su Lynch.

Ben curato da Paolo Bertetto, docente di cinema presso “La Sapienza” di Roma, ogni suo capitolo è un saggio criticamente stimolante di autori diversi su un singolo film. Nella raccolta mancano degli approfondimenti su alcuni lungometraggi (The Elephant Man, Dune, Una storia vera e Cuore selvaggio) perché ad interessare è un particolare aspetto: come Lynch abbia costruito una configurazione complessa di fantasmi psichici.

Il libro investiga sulle leggi inusuali e nascoste che reggono un universo ulteriore e supplementare. I meccanismi tra mondo e immaginario, diversamente da Buñuel, Resnais e Robbe-Grillet, sono meno facilmente riconducibili a un percorso interpretativo: domina l’illogicità e la contraddizione. Il fantasma è forte e dominante, la scena psichica non diventa un’ altra dimensione ma il mondo più rilevante.

Marco Giallonardi nell’analisi di Eraserhead la mente che cancella mette da parte gli studi di stampo psicanalitico e si concentra più correttamente su un esame delle figure e delle forme; Ofelia Catanea efficacemente vede Velluto blu all’insegna dell’estetica del masochismo secondo l’accezione di Deleuze; il mistero di Laura Palmer nella versione di Fuoco cammina con me! è ricondotto da Enrico Carocci alla sua natura di enigma insondabile; Andrea Minuz analizza Strade perdute dalla originale prospettiva della cooperazione richiesta allo spettatore; la complessità di Mulholland drive è sondata da Barbara Grespi alla luce del concetto perturbante freudiano e di quello di isteria recitativa; infine Andrea Bellavita affronta Inland Empire all’insegna della ripresa mostruosa e della categoria di assorbimento in cui lo spettatore è liberato dall’impegno di ricercare una chiave interpretativa.

La raccolta si conclude con la biografia del regista del Montana, un’aggiornata filmografia e un’accurata bibliografia.

Scrivi un commento

Devi accedere al sito per inserire un commento.