Altroquando 25ago08

-come passa-

Comunque Altroquandiani,

oggi è stato l’ultimo giorno (e l’ultima notte) che ci ha visto presenti a Castel Sant’ Angelo. Un po’ la fine ufficiale dell’estate di Altroquando. Difficile spiegare a chi non c’è mai (o che c’è poco) stato, cosa vuol dire passare due mesi in questo luogo lungo quanto un giorno e che vale come un anno. Non ci proverò, limitandomi a salutare tutti i miei compagni di viaggio con uno sguardo profondo e complice, quello di chi sa e non dice.
Solo posso lasciar trapelare che mi mancherà tanto non passare più tutti i giorni per quel ponte di angeli e fotografie e rallentare in bici e voltarmi e trovare nello stesso punto in qualsiasi ora sempre una luce diversa che ti guarda.  E che rende nuovo e tuo lo spettacolo di Roma.
Ma domani è decisamente un altro giorno.
Altroquando sbarca al lido di Venezia, presente per il terzo anno consecutivo al Festival del Cinema, con un entusiasmante Live-Bookshop pronto ad esplodere e una voglia di Spritz sulla natica sinistra. L’intenzione è anche quella di tenervi aggiornati sulla cronaca filmica e accadimenti no strani (stranissimi). Oltre a quella di divertirsi come pochi

Stay Tuned
(ando vai)

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E già. Il sito è cambiato e vuol diventare grande. nei prossimi mesi ci troverete un po’ di tutto, ma già adesso potete farvi un’ idea. Il bello è che tutti (si fa per dire) potete partecipare…

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se questa email non vi sembra spiritosa e cazzarona come le precedenti potete andare sulle preferenze di questa newsletter e abbassare (o elimare del tutto) il filtro antistronzate da poco disponibile. Amenità e sconcezze vi si proporranno a fiotti

PHILIP ROTH- LA MACCHIA UMANA

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Ride, Faunia, la sua facile risata. E balla. Senza idealismi, senza idealizzazioni, senza tutte le utopie dell’angioletto, con tutto ciò che sa della realtà, malgrado l’irreversibile futilità della sua vita, malgrado tutta la durezza e il suo caos, Faunia balla! E parla a un uomo come non ha mai parlato prima. Le donne che scopano come lei non dovrebbero parlare così: questo, almeno, è ciò che amano pensare gli uomini che non scopano donne come lei. Questo è ciò che amano pensare le donne che non scopano come lei. Questo è ciò che tutti amano pensare: quella stupida di Faunia! Be’, facciano pure. Prego. – Sì, quella stupida di Faunia ha seguito questa storia, - dice. – Altrimenti, se non guardasse intorno, come farebbe quella stupdia di Faunia, a sopravvivere? Diventare quella stupida di Faunia: ecco la mia conquista, Coleman; quella stupida di Faunia sono io al colmo della mia ragionevolezza. Il fatto è, Coleman, che ti ho visto ballare. Come lo so? Perché sei con me. Perché saresti con me, se tu non fossi così arrabbiato? E perché io sarei con te se non fossi così arrabbiata? Ecco ciò che favorisce le grandi scopate, Coleman. La rabbia che demolisce ogni cosa. Non perderla, dunque.

C’è voluto del tempo per affrontare e risolvere i problemi posti da questa scelta, del tempo e la pazienza di un airone per soffocare il desiderio di tutte le cose che erano svanite, ma dopo cinque anni ero diventato cos’ abile nel suddividere le mie giornate che non c’era più un’ora della tranquilla esistenza che avevo abbracciato che non avesse, per me, la sua importanza. La sua necessità. Addirittura la sua eccitazione. Non indulgevo più al pernicioso desiderio di qualcos’altro, e l’ultima cosa che pensavo di poter ancora sopportare era la prolungata compagnia di qualcun altro. La musica che ascolto dopo cena non è un sollievo dal silenzio, ma qualcosa di simile alla sua convalida: ascoltare musica per un’ora o due ogni sera non mi priva del silenzio: la musica è silenzio che s’invera. La prima cosa che faccio d’estate, ogni mattina, è nuotare per trenta minuti nello stagno, e nel resto dell’anno, dopo una mattinata di lavoro ( e a patto che la neve non renda impossibile la gita), batto i sentieri di montagna per un paio d’ore ogni pomeriggio. Non ci sono state ricadute del cancro che mi è costato la prostata. Sessantacinque anni, fisicamente in forma, in buona salute, gran lavoratore… E so il fatto mio. Per forza.

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