Infinite Jest – David Foster Wallace

Infinite Jest – David Foster Wallace
Più che come una recensione prendete il testo che segue come un consiglio, anzi come un avvertimento: leggete Infinite Jest.
Superate l’imbarazzo e lo sconforto iniziale che provoca il trovarsi di fronte a un testo di 1307 pagine più 125 di note scritte in caratteri microscopici; non ragionateci troppo, svegliatevi una mattina, aprite il libro (che sembra una versione post-moderna della Bibbia) e iniziate a leggere.
IJ vi catturerà, vi farà suoi e vi abbandonerà solo quando avrà finito con voi (parafrasando la quarta di copertina).
Infinite Jest è la fine di tutti i romanzi; è il grado zero della letteratura contemporanea. E’ la meta finale della narrativa post-moderna e allo stesso tempo è un corpo cannibale che ne polverizza i confini distruggendone le modalità di composizione e di fruizione da parte del lettore. IJ è scrittura esplosiva al massimo grado di deflagrazione da cui è impossibile tornare indietro, ma all’interno della quale bisogna imparare a muoversi e orientarsi per trovare una via d’uscita. Senza nemmeno accorgervene vi ritroverete immersi nella lettura di qualcosa che travalica l’entità della narrativa in quanto tale, e vi sorprenderete del vostro essere interessati a lunghe dissertazioni di fisica ottica, di balistica applicata ai movimenti delle palle sui campi da tennis, a veri e propri trattati di geopolitica o di farmacologia; tutti argomenti che non vi hanno mai interessato prima e che avete accuratamente trascurato, ma che in IJ acquistano valore e desiderio di essere approfonditi.

Edito per la prima volta dalla Fandango nel 2000 e uscito da poco più di un anno per Einaudi (ma noi continuiamo ad amare la prima edizione che ancora abbiamo disponibile in libreria), IJ è il secondo romanzo di David Foster Wallace, autore di culto negli Stati Uniti il cui talento da qualche anno ha iniziato a essere riconosciuto anche da noi, principalmente da uno zoccolo duro di sostenitori pronti a scaricare dal WEB ogni piccolo nuovo frammneto, anche in stato proto-embrionale, scritto dal funambolico autore americano.
Ciò che stordisce e spesso irrita il nuovo lettore di Wallace è la sua capacità nello scrivere di qualsiasi cosa, il fatto che ostenti la sua bravura nel districarsi tra uno spassoso reportage giornalistico di una crociera (Una cosa divertente che non farò mai più, Minimum fax) e trattati sul concetto di “infinito” in matematica (Tutto e di più. Storia compatta dell’infinito, uscito in Italia per l’editore specializzato Codice e terribilmente tradotto).
IJ é la fine della letteratura contemporanea e il concetto di fine, di distruzione si dilata per tutte le 1400 pagine di questo straordinario romanzo.
La dipendenza è l’idea che sta alla base di tutta l’opera ed è una costante dalla quale non si torna mai veramente indietro; ognuno dei numerosi personaggi è dipendente da qualcosa: alcol, droghe sintetiche, nicotina. Si ha l’impressione che questo senso di dipendenza venga trasmesso anche al lettore, che non può più fare a meno di leggere il romanzo, anche di fronte ad una nota di venti pagine in cui si descrive la strana storia di un gruppo di violenti separatisti del Quebec ridotti sulla sedia a rotelle dal rito di iniziazione che hanno dovuto affrontare o la dettagliata filmografia di un autore sconosciuto di cinema sperimentale che è riuscito a girare un film che provoca dipendenza, appunto. Il titolo del film è Infinite Jest.
Leggendo il libro si ha la sensazione di conoscere e sviscerare tutte le mille facce di D. F. Wallace; ognuno dei protagonisti del romanzo sembra una proiezione fortemente autobiografica dell’autore, ex-promessa del tennis juniores americano e con qualche problemino di troppo con droghe e sostanze di vario genere, dentro e fuori, da quel poco che si riesce a sapere, dagli abusi e dalle case di recupero. Incontrerete Hal Incandenza, giovane promessa del tennis statunitense con una naturale predisposizione per la logica e la filologia; Mario Incandenza, fratello deforme di Hal che riprende qualsiasi cosa gli capiti nel campo visivo perchè ha installata sulla testa una telecamera donatagli dal padre; Gately, robusto ladro alcolizzato che cerca la redenzione attraverso la frequentazione della casa di recupero Ennet House; Madame Psychosis, ex-amante del regista J. O. Incandenza, tossicomane all’ultimo stadio che indossa perennemente un velo nero per coprire il volto e conduce un inquietante programma radiofonico per pochi e selezionati ascoltatori.
E’ una storia, o meglio un intreccio di storie, ambientate in un futuro molto prossimo, un futuro “alla Wallace”, in cui non ci sono astronavi o invasioni aliene, ma insolite variazioni nella geografia politica (il Canada e gli USA si sono uniti in una grande congregazione di stati interdipendenti chiamata O. N. A. N.), in cui enormi edifici sembrano poter respirare (vedi la Ennet House), in cui i grandi netwok televisivi sono collassati e gli anni possono essere sponsorizzati (Es. A. P. A. D., Anno del Pannolone per Adulti Depend.
In IJ il lettore è spinto al pianto e all’angoscia tanto quanto al divertimento e alla risata. Con IJ si impara, si studia, ma allo stesso tempo si viaggia e ci si interroga. Di risposte se ne possono trovare quante se ne vuole, ma ad ogni risposta viene affiancata sempre una domanda, un metodo che fa di questo romanzo oceanico un mondo da scoprire pagina per pagina; una scrittura che apre numerose parentesi che solo a volte hanno come fine quello di essere chiuse.
E’ un romanzo che soffre di problemi psichici e il lettore ne diventa parte integrante, protagonista indiscusso di un qualcosa che non si riesce a catalogare, così massiccio e allo stesso tempo impalpabile, denso ma irrimediabilmente indefinito, intreccio di idee geniali dal ritmo impazzito, incontrollato.
Leggete Infinite Jest.
N.B. Dall’inglese “Scherzo Infinito”





















