Lettera a Berlino - Ian McEwan - Einaudi

Lettera a Berlino
Einaudi
Per chi, come me, è appena tornato da Berlino o per chi è già stato o vorrà presto andarci, questo libro riserverà molte sorprese. L’ho cominciato a leggere a Roma e l’ho finito al ritorno nell’aeroporto di Tegel, dove il protagonista arriva nell’ultimo capitolo.
Il romanzo dello scrittore britannico Ian McEwan ricalca le caratteristiche della capitale tedesca: mutevole, in continuo divenire, più volte scomposta e ricomposta, volubile e creativa per la schiera di zuzügler, piena di cicatrici storiche e universali ma anche con il fascino e il fervore della vita spensierata.
L’inglese Leonard Marharm, giovane ed inesperto tecnico elettronico, arriva a Berlino nell’inverno del 1955, reclutato dalla Cia e dall’M16 (tra loro alleati e rivali) per la missione «operazione oro», ovvero lo scavo del tunnel sotto il settore sovietico per spiare le linee telefoniche. In Lettera a Berlino emerge in controluce tutta una città che dopo i bombardamenti, lo spostamento in Urss delle sue industrie, la rivolta del 1953 contro il regime sedata nel sangue dai carri armati, vede la parte ovest come miraggio di benessere.
Berlino è storicamente anche la città della vita notturna e proprio in un locale Leonard conosce Maria, una ragazza tedesca che lo inizia all’amore e al sesso. Il passato della donna con un ex marito violento e dedito all’alcol porta complicazioni che legano i due tragicamente fino a separarli. Solo nel giugno del 1987 grazie ad una lettera Leonard torna a Berlino quando già è stato innalzato il muro che di lì a due anni crollerà sotto i colpi della libertà. Ugualmente quello scambio epistolare è la Wende che riporta i protagonisti indietro nel tempo e apre ad un futuro foriero di gioia e amore.
McEwan riesce abilmente a bilicarsi tra spy-story, sentimentalismo e grand-guignol trasformando la costruzione del «tunnel di Berlino» in un viaggio negli abissi dell’anima tipico di un romanzo di formazione. L’amore è dolce ma anche carico di violenza e disfacimento che va oltre le proprie forze e l’innocenza perduta (The Innocent è il film del 1993 tratto dal romanzo con Isabella Rossellini). Lo scrittore britannico riesce a coinvolgere il lettore nelle gioie e angosce del protagonista e a volte a trasmettere le assurdità dei suoi pensieri, come nel 16° capitolo quando nella notte stessa del fidanzamento la coppia trova l’intruso nell’armadio, o nel 18° con la descrizione della dissezione dei corpi fatta con sega e telone impermeabile (sembra che per scriverlo si sia fatto aiutare da un chirurgo). Lettera a Berlino è in sostanza un libro notevole la cui lettura trasmette al lettore inquietudine, turbamento e immaginazione: tutto ciò che si chiede ad un romanzo.





