Libera i miei nemici – Rocco Carbone – Mondadori

Recensione di:
Rocco Carbone, Libera i miei nemici, Mondadori

…..di Marco Chieffa

 

Cari altroquandiani, è questo un libro da leggere soprattutto per chi si è appassionato da sempre alla storia italiana e agli anni del terrorismo ma che vuole trovare anche pagine ben scritte che secondo me rimandano alla lezione di uno scrittore come Silone. E poi c’è un finale a sorpresa.

 

   Come ogni grande romanzo Libera i miei nemici di Rocco Carbone non ha solo una tesi da dimostrare: come è labile il concetto di nemico per la generazione degli anni di piombo.

 

   Non è solamente la descrizione di un ambiente: il carcere femminile nel quale il protagonista Lorenzo è insegnante volontario, quando non fa il collaboratore per un Dizionario Enciclopedico.

 

   La vicenda segue alternativamente il Lorenzo odierno, solitario e metodico, che cerca di coinvolgere nelle sue lezioni e far tornare alla vita Lucia Adavastro, una terrorista indurita da una reclusione ventennale senza aver usufruito di permessi e benefici di legge; e il Lorenzo del passato, diciottenne pieno di ideali che vive il suo amore per Francesca, la dolce compagna di scuola che viene dalla provincia e vive con lui i giorni dell’occupazione e del fermento rivoluzionario.

 

   Non si tratta di una narrazione pura, nel senso che in filigrana traspare uno scopo di denuncia e protesta come tensione verso un fine superiore. Proprio il carattere “spurio” di questo libro è in realtà la sua forza, il segno di una ricerca che gli dà una forza di suggestione che talora s’identifica con la poesia. Si tratta della poesia che traluce in piccoli gesti, in situazioni improvvisamente cariche di significati, in atteggiamenti che dissimulano pudicamente realtà ben definite.

 

   E’ come se Rocco Carbone traduca la passione morale al di sopra delle contingenze storiche e dentro l’eterna sostanza dell’uomo.

 

   Si avverte la lezione di uno scrittore come Ignazio Silone che diceva: “Lo scrivere non è stato, e non poteva essere, per me, salvo in qualche raro momento di grazia, un sereno godimento estetico, ma la penosa e solitaria continuazione di una lotta… E le difficoltà con cui sono talvolta alle prese nell’esprimermi, non provengono certo dall’inosservanza delle famose regole del bello scrivere, ma da una coscienza che stenta a rimarginare alcune nascoste ferite, forse inguaribili, e che tuttavia, ostinatamente, esige la propria integrità”.

 

   La tensione morale e la netta denuncia non disdegnano situazioni “romantiche” che si allargano in vicende d’affetto e d’amore inteso anche come sentimento idillico.

 

   Ecco allora spuntare su una spiaggia il missile-giocattolo che sforna ciambelle buone da mangiare e ricordare, tulipani portati in cella ma mai recapitati, lettere appassionate scritte al fratello minore in crisi mai inviate, moduli da compilare nelle lezioni con la casella della pena appositamente non riempita, gite in montagna con la neve che sembra gioiosa cornice d’amore, L’enigma di Kaspar Hauser di Herzog visto nei cineclub degli anni ‘70.

 

   Accanto rimangono però i personaggi che incarnano una tesi, pur avendo una vita narrativa propria che s’inserisce in un impianto corale: Laura che si uccide vittima di una legge sull’amnistia colpevolmente rimandata, Catapano detenuto scansato e picchiato per una colpa mai scontata del tutto.

 

   Al centro c’è Lorenzo che forse offre anima e corpo alla sua missione d’insegnante volontario come modo per non pensare a se stesso, che altresì ha il dono di guardare una donna non come una detenuta ma come se fosse incontrata in una circostanza normale.

 

   Lui riesce dolorosamente ad evolvere il suo pensiero, a non considerare, come nel passato, nemico chi sta dall’altra parte della barricata anche se non si conosce ma solo perchè vuole cose diverse da te. La discriminante vera, la divisione incolmabile è tra chi usa la violenza e chi non è capace di fare del male, tra chi uccide e chi è ucciso.

 

   Rocco Carbone ci lascia questa eredità e questo interrogativo. Sta a noi coglierlo e svilupparlo.

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