Inaugurazione Mostra fotografica di Laura Speciale


Mostra fotografica di Laura Speciale

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aperitivo comprensivo

Domenica 17 gennaio, ore 19

UNTITLED

«Non reputo troppo interessante e stimolante tutto ciò che non è umano in fotografia».

Partire da questa affermazione, rubata proprio sulla soglia di una veloce conversazione con la fotografa, ci sembra il modo migliore per entrare senza riserve nell’universo della sua officina artistica: così, con la stessa leggerezza con cui ci si racconta in una frase, va intrapreso il viaggio attraverso i 20 ritratti in bianco e nero che ci presenta in questa carrellata dall’eloquente titolo Untitled. Dopotutto Freud raccontava che i suoi pazienti si lasciavano andare a confessioni e particolari rilevantissimi proprio indossando il cappotto, uscendo in punta di piedi, a seduta finita.

Ancora a titolo di informazione preliminare bisogna precisare che questi lavori non nascono e non prendono vita da un preordinato progetto ma, al contrario, lo sono diventati attraverso le stratificazioni, gli accostamenti ed i legami che soltanto il continuo studio nel tempo ed il tempo stesso sanno creare.

Le ragazze ritratte sono amiche o conoscenti che la fotografa ha immortalato nel corso degli ultimi tre anni; ritratti prevalentemente nati sotto l’impulso di perfezionare una tecnica, con l’intento e la curiosità di fare pratica: «Man mano che trovavo delle persone e dei volti interessanti, chiedevo loro di farsi fotografare».

Sono dunque fotografie scattate in studio, che bene ci raccontano della particolare attenzione e della perizia con cui la fotografa cura luci e misure. E proprio la luce, l’ombra ed il rapporto in cui essi continuamente si dispongono –fatti di per sé già fondamentali nel bianco e nero- diventano i canali privilegiati attraverso cui lasciare una testimonianza dei soggetti: «La luce è il racconto, le ombre sono gli spazi vuoti», sempre a detta dell’artista.

Ciò che sembra guidare il suo occhio, divenendo di fatto anche il fine della sua ricerca, è una sorta di rarefatto ed etereo estetismo che esalta la bellezza e la sensualità femminili senza mai sfiorare la volgarità, sempre al sicuro dal rischio di sconfinare nel banale; anzi, a voler osare un giudizio perentorio, questa vena fortemente estetica trova naturale compimento nel tentativo -spesso riuscitissimo- di restituire in modo netto, senza troppe mediazioni, il fascino della persona ritratta. Se compito dell’artista è trovare in cosa risieda il mistero della bellezza, la grazia della seduzione, allora possiamo affermare di trovarci di fronte ad una galleria di “bellezze su misura”.

La componente erotica che questi scatti sprigionano, a prescindere dalle nudità totali o parziali dei soggetti, si configura come una sorta di autocelebrazione della sensualità della fotografa, còlta essa stessa a specchiarsi nelle donne che ritrae giocando con la propria femminilità. Forzando leggermente i toni, potremmo sbilanciarci verso una sorta di personale rilettura del polimorfico mito di Narciso.

Se siamo di fronte a ritratti di giovani donne svestite, se domina la volontà di lodare la bellezza, se emerge una diffusa patina erotica e se il codice usato è quello, inesistente nella realtà, e nella percezione ordinaria con cui di essa ogni giorno facciamo i conti, del bianco e nero, non si possono non ravvisare gli influssi e le suggestioni di un fotografo come Richard Avedon, dei nudi di Man Ray -che, immettendo nel surrealismo una accesa componente carnale, sondano i dominî dell’erotismo con punte di protopornografia- e, ancora, delle tantissime fotografie anonime scattate nelle maisons closes parigine negli anni ’20-’30 del secolo scorso.

Come si possano poi elogiare la naturalezza e l’universalità della sensualità femminile ritraendo l’individualità e l’unicità dei volti, dei gesti e delle pose, rimane un enigma difficilissimo da risolvere ricorrendo alle sole parole.

Quindi buona visione.

Alessandro Boni


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