Altroquando 4feb09

-febbraro corto e amaro-

 

[...]  Il matrimonio è una gigantesca macchinazione, una fregatura infernale, una menzogna organizzata, nella quale siamo naufragati come due bambini. Perché? Come? Semplice. Un ragazzo chiede la mano alla ragazza che ama. Se la fa sotto, che tenero, arrossisce, suda, balbetta e lei, lei ha occhi che brillano, ride nervosamente,  gli fa ripetere la domanda. Da quando lei dice sì, immediatamente i due si trovano sommersi da un’intera lista di obblighi: cene e pranzi di famiglia, mappe di tavoli, prove di vestiti, sfuriate, divieti di ruttare o scoreggiare in presenza dei suoceri, state dritti con la schiena, sorridete, sorridete, è un incubo senza fine e non è che l’inizio: poi, vedrete, tutto è organizzato in modo che i due arrivino a detestarsi.[...]
F.B.
I(n)soliti Altroquandiani, 
a volte può bastare poco, anche una frase o una email, per colorare una grigia giornata di pioggia di sfumature inaspettate. 
Oggi no.
Venerdì 
in AnderQuando si terrà 
l’innovativo incontro/presentazione del corso
Adattamento Cine-Televisivo tenuto da
Francesca Serafini che
si terrà in AnderQuando
per essere più precisi
vi comunico con straordinario anticipo che

Venerdì 6 febbraio alle 18,30
si presenterà il corso organizzato dalla Minimum Fax
ADATTAMENTO CINE-TELEVISIVO
con Domenico Starnone e Francesca Serafini
e altri illustri ospiti
a parte voi ovviamente
e noi
e loro
oltre 
all’evento di elevata cultura
l’assaggio
eventuale di birre di elevata gradazione
più il solito modus operandi altroquandiano che tenderà a mandare tutto in vacca entro le 22
a venerdì
P.S.: Domenica Aperitivo in AnderQuando dalle 19.00 alle 22.30
non perdetevelo…

 

Riassunto delle puntate precedenti

A trent’anni sono ancora incapace di guardare negli occhi una bella ragazza senza arrossire. È avvilente essere così emotivo. Troppo disilluso per innamorarmi davvero, e tuttavia troppo sensibile per restare indifferente. Insomma, troppo debole per restare sposato. Ma che mi è preso? La tentazione di rinviarvi ai due volumi precedenti è forte, ma on sarebbe molto gentile da parte mia, visto che quei capolavori romantici sono stati accantonati dopo un breve successo di stima.

            Riassumiamo dunque le puntate precedenti: ero un libertino impenitente, puro prodotto di questa società del lusso inutile. Nato il 21 settembre 1965, vent’anni dopo Auschwitz, il primo giorno d’autunno. Sono venuto al mondo il giorno in cui le foglie cominciano a cadere, il giorno in cui le giornate si accorciano. Da cui, forse, un temperamento disincantato. Mi guadagnavo da vivere allineando parole, in giornali o agenzie pubblicitarie – queste ultime con il vantaggio di pagare di più per un numero inferiore di parole. Mi sono fatto conoscere organizzando feste a Parigi. Questo non ha niente a che fare con le parole, eppure è così che mi sono fatto un nome, probabilmente perché di questi tempi gli allineatori di parole sono ritenuti meno importanti di chi ha la propria foto nelle pagine notturne di qualche rivista.

            Ho sorpreso quelli che s’interessavano alla mia biografia quando mi sono sposato per amore. Un giorno, in uno sguardo blu, ho creduto d’intravedere l’eternità. Io, che passavo la vita a correre da una serata all’altra e da un lavoro all’altro per non avere il tempo per deprimermi, mi sono immaginato felice.

Anne, mia moglie, era irreale, di una bellezza luminosa, quasi impossibile. Decisamente troppo bella per essere felice – ma questo, l’o scoperto troppo tardi. Restavo a guardarla per ore. A volte lei se ne accorgeva e mi rimproverava: “Piantala di fissarmi”, esclamava, “mi metti in soggezione”. Ma guardarla vivere era diventato il mio spettacolo preferito. I ragazzi come me, che da piccoli si trovavano brutti, sono in genere talmente stupiti di riuscire a sedurre una bella ragazza che la chiedono in sposa un po’ troppo presto.

            Il seguito non è di un’originalità pazzesca: diciamo, per non entrare nei dettagli, che abbiamo preso un appartamento troppo piccolo per un così grande amore. Di colpo, uscivamo troppo spesso, e siamo stati trascinati in un turbine corrotto. La gente diceva di noi:

            “Escono un sacco, quei due”.

            “Sì, poverini… Deve proprio andargli male!”

            E non avevano del tutto torto, per quanto fossero ben contenti, una volta tanto, di avere una ragazza carina nelle loro serate glauche.

            La vita è fatta così: non appena siete un minimo felici, si premura di richiamarvi all’ordine.

            A turno, fummo infedeli.

Ci siamo lasciati come ci eravamo sposati: senza sapere perché.

[...]

 

L’amore dura tre anni, Frederic Beigbeder

www.altroquando.com


 

Un Commento a “Altroquando 4feb09”

  1. francesca Says:

    Non sono d’accordo.
    Disabituati alla felicità,educati da una morale che esalta il sacrificio e la mortificazione di sè,quando appena subodoriamo la felicità ne siamo spaventati,e ,incapaci di viverla senza sensi di colpa, scegliamo più facilmente e più spesso vie difficili,disagiate,le più scomode da percorrere,convinti che il giusto sia lì,nella fatica,nello scontro.
    Un’amica una volta mi ha detto:”quando canti,non è strozzandoti,diventando paonazza e faticando all’inverosimile che produrrai i suoni più belli;semplicemente,apri la bocca e canta,senza obbligarti a sforzi inutili.
    La posizione in cui tu sei più comoda e NON fai fatica,è sempre la più giusta”.

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