Altroquando 13 feb09

[...] Proprio come un prepuzio. Reciso dal mio passato, incerto sul mio futuro, insanguinato, pestato, buttato via. Mi chiesi se esistesse un posto dove i prepuzi possono andare, un posto in cui possono vivere insieme in pace, amati, voluti, una nazione di prepuzi, fatta di prepuzi, per i prepuzi.[...]

[...] I Girbaud  non aiutavano. Le scarpe Keds non aiutavano. Mi sentivo come il cavallo sullo stemma della Ralph Lauren: non sapevo bene se l’uomo con la mazza minacciosa che portavo in groppa fosse Dio, la famiglia, la comunità o tutti e tre insieme, ma sapevo che se fossi riuscito a disarcionare quel figlio di puttana sarei potuto scappare via per sempre. [...]

S.A.

 

Sentiti Altroquandiani, audite audite?

il maltempo si è guastato 
ecco 
il momento di uscire di casa
il momento 
di una nuova stagione
di un altro sguardo 
che accompagni i nostri passi
che… Oddio che è???
Niente. Un Tuono.
 

DOMENICA 15 FEBBRAIO 
meglio conosciuta come
“la prossima
dalle ore 18.00
Altroquando ospiterà
la mostra fotografica di
Carlo Di Biagio

info

che sfocierà AnderQuando
in un Aperitvo Comprensivo
a cui, perchè no, potreste partecipare
se vi pare
[...]
   

Era sabato pomeriggio e la sinagoga era vuota. Erano tutti a casa a smaltire il pranzo dello Shabbat e a difendere i biscotti al cioccolato dai propri figli.

“Pronto” mormorai da un telefono a gettoni, “vorrei un taxi”.

“Parli forte, signora” disse la voce del servizio taxi.

“Ho detto che vorrei un taxi”.

“Dove deve andare?”

“Al centro commerciale Nanuet.”

“Dove?”

“Al centro commerciale Nanuet.”

“E adesso dove si trova?”

“Carlton Road” mormorai.

“Tra cinque minuti, signora”.

Una cosa era usare il telefono a gettoni di Shabbat – i medici lo facevano di continuo. Ma salire su una macchina? Andare al centro commerciale? La faccenda era piuttosto seria. “ Violare lo Shabbat”  sentii dire alla voce del rabbino Blowfeld “ è come violare tutti i seicentotredici comandamenti.” Mosè aveva commesso un unico peccato in vita sua, e a causa di questo peccato Dio lo aveva ucciso prima che potesse raggiungere la Terra Promessa. Un peccato. Sara aveva riso- anzi, ridacchiato- e, sapendo che un giorno lo avrebbe fatto., Dio l’aveva resa sterile.

Mentre me ne stavo nel vestibolo della sinagoga ad aspettare il taxi, mi chiesi come mi avrebbe punito Dio per seicentotredici peccati. Mi avrebbe reso sterile? C’era una Terra Promessa che non avrei mai raggiunto? Forse mi aveva già punito e io non lo sapevo. Forse aveva ucciso la mia famiglia. Forse aveva bruciato casa mia mentre io andavo lì. Non avevo sentito le sirene, un attimo prima? Gli assassini erano entrati i  casa dopo che io ero uscito? Erano in casa mia in quel momento? Forse in quel preciso momento stavano tenendo in ostaggio la mia famiglia, minacciando tutti con le pistole alla testa, e forse Dio stava aspettando di vedere che cosa avrei fatto io. Se mi fossi mosso adesso, Lui avrebbe fatto sparire i malviventi. Ma non appena fossi salito in taxi, avrebbe…

Fece un salto quando il tassista suonò il clacson. Afferrai la mia borsa, corsi fuori, mi gettai sul sedile posteriore e chiusi violentemente la portiera dietro di me.

Bam, seicentotredici peccati.

“Centro commerciale Nanuet?”

[…]

Okay. Inutile negarlo: stare in macchina durante lo Shabbat era una grossa violazione. E tu non stai solo andando in macchina… ti stai integrando. Stai portando avanti quello che Hitler ha cominciato..

[…]

 Mi aggrappai alla maniglia mentre l’autista con una curva stretta imboccava College Road. Ci fu uno stridio di gomme mentre sfrecciava in direzione della Route 59.  Volavamo. Andavamo a ottanta dove il limite era quaranta, gesticolando, strombazzando, passando sui marciapiedi.

“In ritardo per la sinagoga?” chiesi al tassista. “Ah-ah. Sul serio, non c’è fretta.”

Forse era un angelo. Forse era Elia. Dio aveva mandato Elia a darmi una lezione? “Dagli qualcosa su cui riflettere” gli aveva ordinato Dio.

Elia sghignazzò come un folle, passandosi l’indice sulla gola. Dio alzò le spalle.

“Vediamo come va” gli aveva detto.

Elia piombò a tutta velocità dietro una vecchia che guidava un cinqueporte argento spento, col fumo nero che ruttava dal tubo di scarico arrugginito. Si attaccò al clacson e lampeggiò coi fari, prima di spingere sull’acceleratore tagliando il traffico in senso contrario per superarla. La vecchia ci guardò disgustata. Elia suonò il clacson e le mostrò il dito medio.

Probabilmente non era Elia, allora.

Rientrammo bruscamente nella nostra corsia un attimo prima di fare un frontale con un furgone blu. Mi chiedevo quanti Shabbat avesse violato il mio autista, e come mai Dio non lo avesse ancora ucciso. E chissà se avrebbe di nuovo violato lo Shabbat la prossima settimana, e se lo avrei violarlo anche’io… quando a un tratto mi ricordai che il rabbino Blowenfeld diceva che i Saggi dicevano che non solo violare lo Shabbat è come violare tutti i seicentotredici comandamenti, ma che osservare lo Shabbat è come osservare tutti i seicentotredici comandamenti. E allora ci arrivai: se violavo lo Shabbat questo weekend ma lo osservavo il prossimo weekend, non sarei più o meno andato in pari, trasgressionalmente parlando?

Sorrisi. Altroché, se sarei andato in pari!

Ridacchiai.

Non si trattava di una mera scappatoia: era un ‘autorizzazione a violare. Un weekend di “osservanza” dopo ogni weekend di “violazione” ed ero spiritualmente libero da debiti.

I Saggi? Degli idioti!

[…]

 Semaforo rosso, ora. Le macchine arrivano lentamente all’incrocio. Un autobus…

“Il semaforo!” urlai.

Cavolo potrei aprire perfino un piccolo “Libretto di risparmio dei comandamenti”: infilare alcuni weekend di “osservanza” tutti di seguito, costruirmi un piccolo gruzzolo di comandamenti. Un fondo per i giorni difficili.

Ancora più veloce. Strombazzate di clacson. L’autobus…

“Il semaforo!” urlai ancora. “IL SEMAFORO!”

Stavo per morire. Cazzo, quello era Elia! Chiusi gli occhi e pregai…

La morte. Ma certo! Morire era la chiave di volta di tutto il mio piano visionario: se morivo dopo un weekend di “osservanza” avevo pagato tutti i debiti, stavo messo bene. Ma se morivo dopo un weekend di “violazione” – che avessi o meno pianificato di “osservare” lo Shabbat seguente – morivo con tutti e seicentotredici peccati. Debito scaduto.

Ma avrei osservato il prossimo weekend” implorai.

Dio alzò le spalle e sospirò. “Capisco” disse, “ma qui stiamo cercando di mandare avanti la baracca…”

Il rumore dei clacson svanì. Aprii gli occhi e mi tirai su. Eravamo passati – passati! – e prendevamo d’assalto la Route 59 accelerando di nuovo, schizzando qua e là, infilandoci ovunque.

Non era un’autorizzazione, dopotutto, era un trucco. Nella migliore delle ipotesi era un gioco d’azzardo, nella peggiore una sfida. Una sfida lanciata da Dio.

Fatevi sotto, amici, tentate la fortuna. Violate questo Shabbat e sperate che io vi lasci viv3ere fino a osservare il prossimo. Chi si sente fortunato? Vediamo un po’: tu, figliolo? Dico a te, che sei su un taxi in un pomeriggio di Shabbos.

Tentare la fortuna? Fossi matto! Con questo Dio? Con Mister Vendetta? Mister Diluvio Universale? Mister Olocausto?

“Scendo qui” urlai all’autista.

[...]

 

Shalom Auslander, il lamento del prepuzio

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