MICHAEL HERR. CON KUBRICK

Per la sempre più viva collana Cinema, Minimum Fax pubblica questo libro-confessione di Michael Herr, co-sceneggiatore, insieme a Stanley Kubrick, dell’epico Full Metal Jacket, capolavoro sul quale non intendo prolungarmi in questa sede perché i nostri lettori ne sapranno già abbastanza.

 

Parlo di libro-confessione perché in fondo di questo si tratta.

E’ lo sfogo, per lunghi tratti toccante, di un amico a cui è appena morto un amico, più che un collega.

Si sappia, non è il solito testo su Kubrick; il fine del libro non è quello di ri-analizzare per l’ennesima volta dal punto di vista tecnico o semiotico i film del Maestro, ma piuttosto ridefinirne, con la semplicità e la sincerità che si può riscontrare in un intimo rapporto epistolare, l’immagine che dai saggi e dalle numerose interviste ne era sempre scaturita: quella del regista geniale almeno quanto folle, Kubrick l’instancabile stakanovista, Kubrick il misantropo silenzioso e incontentabile.

Michael Herr ne fa un ritratto tutt’altro che oscuro, o meglio di uno che dietro all’oscurità dell’artista maledetto si nascondeva al cospetto dell’opprimente presenza del pubblico e dei media, ma che al contrario in privato sapeva essere un uomo dall’incredibile sensibilità, eternamente innamorato della conoscenza, curioso ogni minuto di ciò che ancora c’era da scoprire, e di come tutto questo si riflettesse immancabilmente nella straordinarietà del suo cinema e del suo fare cinema.

E’ un’improbabile lettera postuma, in fondo, questa, “…una commemorazione rara e impeccabile, aperta da una dichiarazione di amicizia per l’uomo e conclusa da un inchino alla perfezione dell’artista”, come si legge nella prefazione di Simone Barillari.

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