Altroquando 7apr09
Altroquando 07apr09

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Con una sola mano, egli giocava col suo corpo al ritmo e sul tono che voleva, sdegnoso dei seni e della bocca, non pareva ghiotto né di baciare né di stringere, e rimaneva, in mezzo alla voluttà incompleta che dispensava, noncurante e distratto.
Emmanuelle agitò la testa a destra e a sinistra, si lasciò sfuggire una serie di gemiti soffocati, suoni simili a una preghiera. I suoi occhi si schiusero e cercarono il volto dell’uomo. Cominciavano a brillare di lacrime.
Allora, la mano si immobilizzò, continuando a stringere nel palmo tutta la parte del corpo di Emmanuelle che aveva infiammata. L’uomo si curvò un po’ verso la passera e prese, con l’altra mano, una delle sue, attirandola verso di sé all’interno del suo vestito. L’aiutò a richiudersi sulla verga rigida e guidò i suoi movimenti, regolando la loro ampiezza e la loro cadenza secondo il suo gusto, rallentandole o accelerandole secondo il grado della sua eccitazione, finché non fu certo di potersi abbandonare all’intuito e al desiderio di agire bene di Emmanuelle, permettendole di portare a termine come volesse la manipolazione alla quale ella aveva concesso dapprima uno spirito smarrito e un’infantile docilità, ma che andava a poco a poco perfezionando con sollecitudine imprevista.
Emmanuelle s’era fatta avanti col busto, in modo che il suo braccio assolvesse meglio il suo compito, e l’uomo, a sua volta, s’accostò di più affinché ella potesse essere aspersa dallo sperma che sentiva scaturire dal fondo dei suoi testicoli. Ancora per molto, tuttavia, riuscì a trattenersi, mentre le dita serrate di Emmanuelle salivano e scendevano, meno timide via via che la carezza si prolungava, senza più limitarsi a un elementare va-e-vieni, ma socchiudendosi, improvvisamente esperte, per scivolare lungo la grossa vena rigonfia, sulla curva della verga, tuffandosi (graffiando impercettibilmente la pelle con le loro unghie limate) il più in basso possibile – tanto vicine ai testicoli quanto lo permetteva la strettezza dei pantaloni, e poi risalendo con un movimento lascivo, finché le pieghe di mobile pelle nel cavo del palmo umido non avessero ricoperto la punta del membro, che le sembrava di non poter mai raggiungere tanto questo si tendeva crescendo. Di lì, stringendo di nuovo con forza, la mano ripartiva verso il basso dell’asta, tendendo il prepuzio, volta a volta strangolando la carne tumescente o allentando la stretta, sfiorando appena la mucosa o molestandola, massaggiando con grandi movimenti del polso oppure tormentando con brevi colpi senza pietà…
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EMMAMUELLE ARSAN, EMMANUELLE

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