Cristiano Cavina – I frutti dimenticati – Marcos y Marcos – 23 aprile

Altroquando American Attraction    
(con un certo entusiasmo)
present-s:

Giovedì 23 aprile
dalle 21,30

Cristiano Cavina

sarà presente in AnderQuando
per parlare del suo ultimo libro

I frutti dimenticati

e di tanti altri argomenti
con Carlo D’Amicis
scrittore e conduttore di fahrenheit
 

in una serata  che si prospetta
quanto mai interessante
e altra

attendiamovi numerosi 

CRISTIANO CAVINA- I FRUTTI DIMENTICATI- MARCOS Y MARCOS

 [...]

Lo battezzammo l’11 novembre, con una cerimonia molto semplice, parenti e amici più stretti soltanto.

         La notte prima della funzione me ne andai persino in discoteca a festeggiare l’imminente ingresso di mio figlio nel seno della santa Chiesa cattolica e la mia futura, spettacolare morte.

         Era una specie di 25 aprile personale.

         Tornai a casa alle sei; se Anna avesse ancora avuto dei dubbi sulla scelta di non stare più con me, sparirono quella mattina.

         Come se niente fosse mi svegliai alle otto.

         “Quando sei venuto a letto?” mi chiese, sollevando appena la testa.

         La luce che filtrava degli scuri giocava con il suo profilo.

         Le mentii.

         Non erano neanche le tre, dissi.

“Bene” rispose, appoggiando la testa sul cuscino.

Fece un profondo respiro, prima di rimettersi a dormire.

Sapeva che non era vero.

Finsi di non capire che se ne era accorta.

Era il nostro ultimo risveglio insieme.

Anna aveva preso l’abitudine di dormire su un fianco, con il viso rivolto alla finestra.

Potevo vedere solo la sua schiena.

Una catena montuosa sorta all’improvviso, che non avevo avuto il coraggio di valicare.

Il giorno prima, nel studio che un tempo era stato di don Elvis, avevo compilato insieme a padre Menetti il registro parrocchiale.

Dovevo indicare il nome di madre, padre e rispettivi genitori.

Avevo la testa tra le nuvole.

Con un tempismo perfetto, il messaggio dello sconosciuto mi aveva raggiunto quel pomeriggio.

Mentre mi sedevo davanti a don Menetti, non potevo sapere che era stato ricoverato senza possibilità di dimissioni.

“Muccinelli Anna di?” dovette recitare due volte l’arciprete, inseguendo con lo sguardo la sua grafia affusolata.

Nella fretta non cancellai il messaggio, ma spensi il telefono.

“Giancarlo e Teresa” dissi.

Sembrava uno scrivano d’altri tempi, chino su quel vecchio volume.

“Cavina Cristiano di Nicoletta e?” chiese.

Si fermò a guardarmi.

Impiegò qualche secondo a rendersi conto dell’errore e cercò di mascherarlo con uno sfogo improvviso di tosse.

[...]

Cristiano Cavina
È nato a Casola Valsenio (Ravenna) nel 1974 e cresciuto nelle case popolari con la madre e i nonni materni.
Non sa chi sia suo padre, ma non ne ha mai fatto un dramma; cresciuto in una famiglia al femminile è un  convinto sostenitore delle donne. E oggi che è diventato padre dice  semplicemente: “Io e mio figlio partiremo alla pari: saremo entrambi  esordienti, senza precedenti esperienze”.
 Le sue passioni sono evidenti fin da piccolo, leggere tantissimo e di  tutto, avventura, fantascienza, classici russi, americani  contemporanei… e inseguire il pallone nel campo dell’AC Casola,  dove gioca in tutte le categorie, dai pulcini agli esordienti all’under  18.
 Allergico agli studi, si mantiene con qualsiasi lavoro gli capiti:  muratore, portalettere, pizzaiolo.
 Cresce con i racconti dei vecchi, conosce così la storia che c’è dietro  la sua famiglia e il suo paese.
 I suoi libri sono i tanti volti di Cristiano Cavina, quello del bambino  legato al paese, alla famiglia, quello dell’adulto che scopre un  “padre” proprio quando sta per avere un figlio; c’è il mondo vissuto  attraverso i racconti della nonna Cristina, dove rivediamo l’Italia degli anni cinquanta, c’è il mondo delle scuole elementari, fatto di giochi, fantasie, paure e sogni adolescenziali, c’è il mondo adulto, di oggi, contemporaneo, ma che resta sempre aperto al passato, con “fantasmi” che rientrano nella vita del protagonista ma non dall’ingresso principale.
Cristiano Cavina è così, un uomo semplice che mette in scena la realtà che ha conosciuto da vicino donandole la forza dell’avventura. Non sapremo mai quanto di vero ci sia in quelle sue pagine macchiate di inchiostro.

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