Gentilissimo – Mauriuzio Benvenuti – Venerdì 8 Maggio

Venerdì 8 Maggio

ore 21.00
presentazione/incontro 

Gentilissimo
La toponomastica del Sentimento
di Maurizio Benvenuti

 

“Nella mia ultima presentazione, una libreria di Cattolica che si chiama “La Morosina” si è riempita di gente che per due ore non si è spostata dalle sedie, meno due che non tenevano la pipì. Una ragazza a un certo punto si è anche commossa. Alla fine a ringraziare sono stati soprattutto quelli involontariamente coinvolti nella serata. Uno si è dichiarato sorpreso che ci si potesse divertire alla presentazione di un libro. La cosa che ho imparato stavolta è che la compostezza degli astanti, da me giudicata negativa insieme agli applausi finali, non è esattamente passiva come quella degli spettatori televisivi. Anzi. Quando si accorgono che il tema del libro, all’apparenza così specifico e allo stesso tempo indefinito (il titolo, sebbene perfetto, non aiuta a prevedere il contenuto), li coinvolge personalmente allora si incuriosiscono e seguono i miei sproloqui con attenzione, accettando anche il mio stile oratorio e le frequenti sparate (“l’errore non esiste”) che poi spiego raccontando episodi di vita normale. Nelle due presentazioni precedenti l’intesa con i pochi presenti convenuti non è stata minore per cui mi sono convinto che “Gentilissimo” è per tutti e che potrei presentarlo a 10-100-1000 persone senza annoiare nessuno. Del fatto che piacesse ai giovani, invece, me ne ero già accorto. [...]”

MAURIZIO BENVENUTI

 

 

Maurizio Benvenuti è nato a Cesena il 16 Dicembre 1952. All’età di 5 anni è salito su un fico e ne è sceso a 15. È stato per due anni in seminario e per altri due nella marina militare a bordo della nave Andrea Doria. Nel 1978 è andato a Capo Nord in autostop, percorrendo 8.500 km in quasi un mese e spendendo in tutto 100.000 lire. Nel 1981 è stato eletto migliore insegnante del centro estivo di Rocca delle Caminate pur non disponendo di  adeguato diploma.  Ha lavorato come manovale edile, saldatore (Algeria), rappresentante di surgelati, manovale geologo,  tecnico di  teatro (Cina, Canada), autista di camion (Russia), bagnino di salvataggio e cartografo. Attualmente è direttore cartografico di una casa editrice specializzata in cartografia scolastica. 

 

Giovedì 30 aprile
ore 21.00

presentazione/incontro 

Gentilissimo
La toponomastica del Sentimento
di Maurizio Benvenuti

    

Al sindaco di Roma:

 

                                     GENTILISSIMO

Signor  Sindaco di Roma, il suo assessore alla cultura, che in precedenza mi aveva definito gentile, non è stato altrettanto gentile da rispondere a questa mia lettera che adesso le giro per vedere quanto sia gentile lei. Io, però, non scrivo per gentilezza ma per sfogare il disagio che mi procurano le persone “di cultura”, così come lo erano quelle che hanno scambiato il nome di Marino di Tiro con “Martino” o quelle che hanno avuto l’idea di chiamare “Via delle Mura Aurelie” un tratto di Via delle Mura Gianicolensi.
[...]

Riguardo invece a Roma e ai vostri problemi dovuti all’ampliamento dello stradario, il criterio di assegnazione definito “omogeneità toponomastica” di cui vi vantate, ha sì un aspetto pratico ma non ha niente a che fare con la toponomastica vera e propria.

[...]

In origine, a parte le vie consolari intitolate ai relativi costruttori, ogni strada prendeva il nome da una propria caratteristica. Poteva essere l’aspetto generale o un particolare del suo percorso, le attività umane presenti, un fatto accaduto, comunque sempre qualcosa di realistico e di attinente al luogo. 

[...]

La toponomastica è un patrimonio da salvare come quello architettonico perché conserva la memoria storica dei luoghi.

[...]

 Allora lasciamo stare, una lettera in più o in meno non cambia di molto il senso del nome. Se in futuro verrà intitolata una via a un certo Water, qualcuno protesterà: “Ma non si chiamava Walter?” “Sì,” gli verrà risposto “Lei ha perfettamente ragione, ma una correzione adesso non sarebbe un’operazione indolore”.

[...]

  A Roma, come dappertutto, ci sono nomi di luogo dedicati a San Giorgio, il protettore dei soldati e dei malati di sifilide, uno dei tanti santi inventati di sana pianta. I viali più importanti delle città italiane sono dedicati a un uomo certamente esistito, ma scomunicato tre volte dalla chiesa cattolica: Vittorio Emanuele II. È ben gli sta, se non altro per aver cancellato il nome della Romagna dalla toponomastica amministrativa per il richiamo rivoluzionario del suo nome. In Austria a Oberdan hanno preferito il ferreo maresciallo Radetzki e hanno dedicato perfino una marcia trionfale all’odiato nemico dell’indipendenza italiana, che poi non era nemmeno tedesco ma slavo di Boemia. Sloveno, come Oberdan, era invece l’ammiraglio Wilhelm Von Tegethoff ( Tegetov) che, al comando di marinai veneziani, sconfisse la flotta italiana a Lissa. Il patriota veneziano Daniele Manin, invece, si chiamava Medina ed era ebreo. I fratelli Bandiera erano cittadini austriaci sanguemisti. Il nostro “Duca della Vittoria” che punì infine gli asburgici nella prima guerra mondiale si chiamava Diaz. La Francia ha dedicato di tutto al suo grande condottiero, l’ideatore del populismo nazionalista francese, un corso di stirpe toscana di nome Napoleone Bonaparte.

[...]

In Ungheria ci sono viali intitolati ad Attila, un mito per i magiari. In Romania a Dracula perché lì è un eroe nazionale. Forse il problema che può creare la verità non è un cambio della carta d’identità ma un cambio di identità. Per questioni “ di tipo molto pratico”, come dite voi,  è anche meglio non far sapere che con le carcasse degli animali che restano dopo la macellazione viene prodotto del grasso alimentare. Che lo struzzo non infila la testa sotto la sabbia, oltretutto gli sarebbe difficile trovarla perché non abita nel deserto ma nella savana. Che il leone non è il re della foresta e che non ci mette nemmeno piede altrimenti vi morirebbe di stenti. Che la parola giungla, dove viveva la tigre, in India vuol dire radura, esatto contrario di foresta intricata. Che il porcellino d’india non è un porcellino e non viene dall’India. Che l’orsetto lavatore non è un orsetto e non lava nemmeno. Che il bue muschiato è una capra. Che il “purosangue” inglese è un incrocio di cavalli berberi, arabi e turchi con delle cavalle inglesi e se non venisse regolarmente incrociato con delle altre razze perderebbe le sue qualità di corridore. Che nel peperoncino c’è più vitamina C che nelle arance. Che il vino a poco prezzo è fatto con poca uva. Che Giulio Cesare si chiamava Gaio. Che Claudio, come l’imperatore, voleva dire zoppo, Cecilia cieca, Biagio balbuziente, Muzio mutilato, Paolo piccolo e Torquato storto. Che Michelangelo, al quale è intitolato un pezzo di lungotevere, non si è mai chiamato così. A Firenze c’è sì una via Michelangelo, ma il viale e il piazzale sono dedicati a Michelangiolo, anche se lui si firmava Michelagnolo. Che Marco Polo si chiamava Marco Pollo e che se lo portarono dietro suo padre e suo zio che in Cina c’erano già stati un’altra volta. Che, per tornare ad Amalfi, la gloriosa prima repubblica marinara era specializzata nella tratta degli schiavi. Che a scoprire l’America non è stato Cristoforo Colombo ma i Pellerosse trentamila anni prima di lui. Che i blugins non sono americani, di origine, ma genovesi. Che il poeta russo Vladimir Majakovsky era georgiano. Che lo scrittore Italo svevo si chiamava Hector Schmitz. Che il poeta nazionale ungherese Sandor Petrofi si chiamava con il nome serbo di Alexander Petrovic. Che le sorelle Bronte erano figlie di Patrick Prunty, irlandese, che modificò il suo cognome per fregiarsi del nome della città siciliana della quale Nelson era diventato duca per volere del re di Napoli e i due puntini li aggiunse perché non si sbagliasse la pronuncia. Che il cantante francese Yves Montand si chiamava Ivo Livi. Che Dean Martin si chiamava Dino Crocetti. Che Rita Hayworth si chiamava Margarita Cansino. Che Marylin Monroe si chiamava Norma Mortenson e che era castana di capelli. Che Bob Dylan era un ebreo ucraino di nome Robert Zimmermann. Stesse origini per Gerge Gershwin ( Jacob Gershovitz) l’autore di SummerTime, la canzone tanto amata dai neri americani. Che il brano “Per Elisa” di Beethoven era invece “Per Teresa”. Che “O sole mio” non è una canzone meteorologica ma a sfondo sessuale. Che la prima bandiera d’Italia aveva le bande di colore orizzontali.

[...]

 Che il dentifricio non pulisce i denti. Che il fluoro, come tutte le sostanze medicinali, è un veleno e, se preso in eccesso, decolora lo smalto dei denti, danneggia le ossa e le cartilagini, limita la potenza sessuale e altera il sistema nervoso. Che la quantità di dentifricio che si spalma sullo spazzolino nella pubblicità, per quel che serve, basterebbe per un mese.

[...]

 Che i polli di allevamento sono tenuti in vita grazie a iniezioni continue di antibiotici e quelli che da spennati presentano bubboni o altre deformità vengono smembrati e destinati al consumo sotto forma di “petti” o “coscette” o tritati finemente insieme al grasso di maiale per farne salsicce che le nuove massaie acquistano volentieri perché più “leggere”.  Che l’allergia alle mani di chi lava i piatti è provocata dai profumi sintetici aggiunti nei detersivi. Che le olimpiadi sono la vetrina internazionale del doping. Che la maggioranza dei farmaci in circolazione non ha effetto sui pazienti oppure li danneggia. Che le case farmaceutiche si liberano delle scorte spedendo i farmaci inutili ai paesi terremotati, come l’Indonesia dopo il maremoto di Sumatra. Che l’ondata che da lì ne è seguita ha disseppellito dai fondali delle coste della Somalia un gran numero di contenitori si scorte radioattive, riversandoli sulla riva. Che la maggior parte dei rifiuti tossici (scorie nucleari, residui industriali, rifiuti ospedalieri) non si sa dove vadano a finire. Che esistono progetti per lanciare l’immondizia peggiore sull’orbita della luna. Che la luna è costellata di rottami umani. Che attorno alla terra girano infiniti pezzi di rottami umani. Che gli uomini primitivi avevano il cervello più grande del nostro (Neandertal nel 50000 A.C. e Cromagnon nel 30000 A.C.). Che l’uomo moderno è l’unico animale che caga lordandosi perché si nutre in modo innaturale. Che l’uomo moderno è l’unico animale martoriato da emorroidi, polipi e tumori all’intestino perché si nutre in modo innaturale.

[...]

 Che il poetico fiordaliso, che nessuno conosce, viene di solito identificato con il fiore della cicoria selvatica. Che il girasole non si gira verso il sole, ma dall’altra parte. Che i fiori recisi, come quelli che si regalano di solito gli innamorati, sono un simbolo di morte. Che il rosa non è mai stato il colore delle donne, il rosso spento col bianco è stato assegnato alle ragazze in tempi recenti come invito alla morigerazione dei costumi e che il fuxia (l’urlo del rosa) rappresenta la moderna disperazione sessuale femminile.

[...]

 Che la parola più conosciuta al mondo, OK, corrisponde alle iniziali di qualcosa di sconosciuto agli stessi americani che l’hanno inventata. Che la corretta traduzione di “sommelier” è “somariere”. Che cinquant’anni di incendi volontari sono stati annunciati alla televisione come dovuti al caldo eccezionale e al forte vento, quando le più grandi foreste del mondo si trovano all’equatore. Che i Tutsi del genocidio reciproco con gli Hutu, non sono altro che i Watussi, “gli altissimi negri” di Edoardo Vianello e che entrambi i popoli sono cattolici e che insieme abitano il Ruanda, quello che adesso i giornali riportano come Rwanda, stessa pronuncia ma grafia più rispettosa di quella ufficiale, l’americana. Che non esistono i Paesi Baschi, ma i Paesi Bassi oppure il Paese Basco.

[...]

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