Perdas de fogu – Massimo Carlotto – E/O
MASSIMO CARLOTTO – PERDAS DE FOGU – E/O
Lo sapevate che le bombe all’uranio impoverito sono il frutto dello smaltimento delle scorie di questo elemento, una volta esaurita la sua energia in una centrale nucleare?
Che queste bombe hanno una capacità perforante straordinaria, raggiungendo temperature elevatissime, penetrando facilmente carri armati ed autoblindo?
“Il termine corretto è sublimazione. I bersagli passano direttamente dallo stato solido a quello gassoso, senza prima diventare liquidi. Goccioline finissime, che agiscono come un vero aerosol, si diffondono nell’ambiente e, una volta respirate, impiegano sessanta secondi a raggiungere il sangue, superando come niente la barriera dei polmoni. Dopo sessanta minuti hanno già invaso il fegato”. 
Non solo. Cancro, malformazioni fetali, sterilità, parkinson ed alzheimer.
Ma i corpi dei soldati morti vengono sottratti alla ricerca scientifica, perché nessun esercito vuole rinunciare a questo tipo di armamento.
La parola d’ordine è: “Minimizzare. Tutto. Sempre”.
Per questo Pierre Nazzari, ex militare in Afghanistan, disertore, ricercato, ora ricattato dal sistema, è costretto ad avvicinare Nina, ricercatrice veterinaria, convincendola affinché desista nei suoi studi. Si tratta di ricerche sui danni causati dall’inquinamento bellico del poligono di tiro Salto di Quirra, meglio conosciuto come Perdas de Fogu dal nome del vicino paese, sugli ovini dei pascoli circostanti.
I risultati sono sconvolgenti, e molte le persone cui potrebbe infastidire la divulgazione degli esperimenti. Soprattutto politici.
Ancora una volta Carlotto c’introduce nella feccia della società, dai gradini più alti, fino ai suoi personaggi preferiti: gli “infami”; i traditori, della patria o degli ideali o dei compagni, che per rimanere vivi o per ripulirsi sono costretti a fare i mercenari a servizio di quel potente o di quel poliziotto o di quel mafioso.
L’amara verità che si nasconde negli ambienti per bene dell’Italia torna ad essere protagonista del suo nuovo romanzo, non solo un ottimo noir, che sarete costretti a leggere fino alla fine tutto d’un fiato, ma, soprattutto, giornalismo d’inchiesta, come nel nostro paese manca da troppo tempo.
Attraverso il racconto, l’autore denuncia uno – dei troppi – “cancri” della società contemporanea.
La stampa e la televisione si soffermano, sviscerando col gusto del gossip, su tutti quei piccoli casi che ormai intasano lo spazio dedicato all’informazione, depistando l’opinione pubblica ed a discapito di quella che dovrebbe essere la loro ragione di esistere: FARE INCHIESTE, SCOPRIRE, DENUNCIARE, INFORMARE.
E se informare vuol dire proprio “mettere sotto una certa forma”, Carlotto lo fa davvero con stile, senza mai abbandonare la crudezza che lo caratterizza.
Il personaggio di Pierre Nazzari ci trascina nel “girone delle polveri sottili”, testo da cui sono ricavate le informazioni, reali e tutte verificabili, frutto della ricerca e dello studio di Stefano Montanari e di sua moglie Antonella Gatti, a cui è ispirato il personaggio di Nina.
Tramite questo testo potrete conoscere tutto ciò che riguarda le nanoparticelle, non solo il loro utilizzo in campo bellico, ma anche in quello farmaceutico (nei vaccini per esempio sono usate per stabilizzarli, ma ciò può causare autismo e disturbi d’apprendimento nel bambino); nel cibo addirittura per migliorarne l’aspetto o cambiarne il gusto. Organismi come slowfood, che dovrebbero essere al servizio del consumatore, sono però sostenuti economicamente dalle industrie su cui dovrebbero indagare, creando così non pochi dubbi sulla trasparenza delle loro ricerche.
Al romanzo hanno collaborato il gruppo di scrittori sardi riuniti sotto la sigla Mama Sabot, dieci in tutto, di cui molti lavorano da tempo con Massimo Carlotto, padovano di nascita ma già da anni trasferitosi in Sardegna.
Questa cooperazione è l’unico spiraglio di luce nel buio dei suoi racconti, dove non esiste amicizia né amore, e dove ognuno è solo e contro tutti.
Claudia


















