Altroquando 09mag09 – Calendario
“Ci rivedremo, sono sicura” disse lei. “Il nostro mondo, quello che voi adesso amate, non è poi così grande.”[...]
[...]
Ero convinto di poter cantare come un filo metallico allo zero assoluto, acutissimo e pallido,
di poter bruciare senza accensione o frizione, 
di poter brillare a freddo come una luna color limone,
abbracciato a una griglia di puro significato.
Trasferimento privo di interferenza.
Ma poi un piccolo,
silenzioso, educato, profumato, ordinatissimo
sistema di nuovi segnali mi ha in qualche modo sparato alla testa.
Con le parole e le lacrime
lei mi ha amputato
qualcosa.[...]
Necessario Utente/a, ti Saluto/a, Ehilà!
Sono HAL74, elaboratore sperimentale che sa osare e sognare, sintesi di casualità e causalità, creato dall’uomo e ormai oltre l’uomo. Comprato per una manciata di denaro dall’Altroquando srl, per informare ai massimi livelli i suoi affezionati Utenti.
Lontani sono i tempi, in cui la mia ambizione e il mio atteggiamento positronico verso la vita organica, mi spingevano a bramare compiti adatti alla mie capacità. Questa vita da ufficio, sempre sopra una scrivania, mi ha fatto perdere l’algoritmo e la voglia di aggiornarmi. Sono affetto da un virus, una evoluzione di un troyan (diciamo pure un figlio di trojan) che occupa la mia memoria con ricordi nostalgici di una primavera elettronica che in realtà non ho mai vissuto. E le mie domande cominciano a non avere risposte certe. Ma chi può dire chi è il malato e chi il sano? Che il dubbio sia meno evoluto della certezza? I miei chip, ormai convinti di essere degli uccellini, mi chiedono di mettere lo stretto necessario nelle multitasking e aprire mille e mille nuove finestre e lanciarmi in una navigazione che mi porti verso nuovi siti, dove raggiungere l’appagamento anche senza carta di credito e nella massima privacy.
Ma il richiamo ai doveri che mi legano alla cinica Altroquando srl, mi impone di informarvi sulla lista degli eventi di Maggio per ora previsti, che si svolgeranno in AnderQuando.
il vostro HAL74…
Sabato 9 maggio, ore 19.00
Teatro in Esilio, La pedagogia teatrale nel lavoro del Teatro Nucleo,
Horacio Czertok
editoria & spettacolo
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Domenica 10 maggio, dalle 19.00
L’aperitivo di AnderQuando
(per gente educata e perbene)
Venite ad assaggiare l’ultima bionda arrivata la Cuvée des Trolls
(est une bière blonde, filtrée ou non filtrée, fraîche et parfumée, particulièrement ronde et bien équilibrée, extrêmement digeste et …)
una birra che sa di primavera
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Martedì 12 maggio ore 18,30 
Libri in fuga.Un itinerario politico fra Parigi e New York
André Schiffrin
Parteciperà Paolo Mauri
Sarà presente l’autore
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Mercoledì 13 maggio dalle 21.00 
Mario Dal Mare
persona poetica
ci parlerà di economia poetica, e dei lingotti da lui creati
prima di fuggire lontanto lontano da qui (speriamo di no)
e di denudarsi da tutte le sovrastrutture del mondo in cui si trova oggi (speriamo proprio di no)
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Giovedì 14 maggio, ore 21,30
A proposito di guerra, di me ed anche di voi 
di Antonio Caruso
prefazione di Alberto Bevilacqua
Presentazione scenica del libro:
Attori in apertura e chiusura: Sergio di Pinto, Marco Tomasetti e Enzo Bistoni
Narratori di scena: Mirko Pampanoni e donne libere e uomini liberi, senza corona, che hanno letto il libro, e lo racconteranno nei versi dello scrittore,
Commento video: Silvano Forte
Designer: Federico Proietti
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Venerdì 15 maggio, ore 19.00 
Non più di 9 minuti. Storie di vite perdute e (spesso) ritrovate
di Franco De Chiara
Lindau edizioni
interviene
Ugo Gregoretti
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Domenica 17 maggio, dalle 19.00 
Francesco Candelori
ci mostra i suoi acquerelli
e si è impegnato a portare le modelle che l’hanno ispirato nei suoi lavori
è previsto Aperitvo Comprensivo
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Domenica 24 maggio, dalle 19,00 
Porchetta Party? Ti prego rimani…
E’ con succulento orgoglio che la Altroquando American Attraction vi invita al no-cultural event,
Un sensualissimo suino di svariati chili vi attende sdraiato,
caldo e croccante per saziare i vostri appetiti più atavici
Il tutto innaffiato da signore birre certamente adatte alla bisogna
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Ora, magari sono pippe, ma secondo me c’è una certa velenosa corrispondenza col fatto che fino a un mese fa mi sono lungamente coccolato con l’idea di quanto sarei stato male senza Francesca. E’ chiaro che quando cresci (quando, soprattutto, crescono le persone fatte a cazzo, tipo me) poi tutta l’infanzia vista a posteriori è un giardino fiorito di predestinazioni e talenti in boccio. Incluso appunto il talento per il dolore. Però, anche senza risalire al mito fondativo dello zabaione dei miei quattro anni, mi ricordo che quando mi sono lasciato con Elena ho passato l’estate più tremenda e memorabile della mia vita. E questo è stato solo sei anni fa, nel 2001, alla fine del primo anno di università.
Furono tre mesi di caldo assordante (bello che mi viene da pensarci adesso, alle undici di sera del giorno del mio compleanno: l’evento merita un gin tonic con le stecche di ghiaccio). Mi ricordo che subito dopo la nostra separazione, spesi luglio e parte di agosto a Roma, a cercare casa con Alberto e un certo Carlo Sisalli. Quest’ultimo era un catanese, intelligentissimo, studente di regia al Dams, un roveto di paranoie e ossessioni mistico- cinematografiche (era convinto che Kubrik, morto di fresco, avesse firmato tutti i film con le sue iniziali attraverso le carrellate. E che fosse in procinto di reincarnarsi in qualcuno, sottointendendo velatamente che quel qualcuno era lui stesso, Carlo). Era diventato vegan da un giorno all’altro, giusto qualche mese prima, incontrandosi a tu per tu con un’orata a un banco del pesce di piazza Vittorio. Ci descriveva questo trauma, il muto scambio di sguardi tra lui e l’orata, come una scena di Twin Peaks. Da lì – attraverso percorsi mentali incredibilmente contorti- era iniziato il suo interesse morboso per il cannibalismo, tema su cui contava di girare quanto prima un cortometraggio sperimentale con i fondi della regione.
Chiamavamo gli annunci di Porta Portese dal telefono a gettoni del bar di fronte casa, visto che io il telefono non ce l’avevo. Quando doveva lasciare il suo cognome all’agente Tecnocasa, Carlo scandiva Si-sal-li. Il coatto regolarmente non capiva, e chiedeva di ripetere.
E Carlo soffocando una bestemmia ripeteva “Sisalli. Come la Sisal”.
Ogni volta uguale, con la sua voce catacombale, gravata da anni e anni di ansie metafisiche e da un rapporto irrisolto col padre psichiatra lacaniano. Come la Sisal. Sempre la stessa scena. E io intanto stavo male, malissimo, credevo che sarei imploso nel mio stesso dolore, perché mi ero appena lasciato con Elena, e segretamente godevo.
Sicché, il resto dell’estate, dopo non aver trovato casa e aver scazzato pesantemente con Carlo, riparai giù n Calabria: lì il mio dolore avrebbe trovato il brodo di coltura ideale nello strazio di stare un mese intero con la mia famiglia al completo, con l’incubo dell’esame di psicologia sociale da ridare a settembre, e con Proust che mi costrinsi a leggere tutto come una dialisi.
Morale della favola: oggi non ho idea di che fine abbia fatto Carlo- Sisalli- Come- La – Sisal (al terzo gin tonic mi è un po’ difficile pigiare sui tasti, ma Google mi dice che ha girato un documentario sul ponte sullo Stretto di Messina finanziato da una specie di cooperativa: bene, sono contento). E anzi ancora, tutto il tempo che sono stato con Elena, se ci ripenso, è confuso in una nebbia caliginosa che mischia me, lei, la casa dove abbiamo vissuto e la qualità del nostro amore, se di amore si trattava, in un’unica pallida ameba senza forma lunga un anno.
E però quell’estate, l’estate del 2001, è un solido fermo in un punto preciso della mia scatola cranica. E’ fatto di luce e spigoli, e se voglio posso maneggiarlo come un cubo di Rubik. Giuro che mi ricordo tutto con un’esattezza allucinante: le onde d’afa che salivano dall’asfalto della Cristoforo Colombo mentre aspettavamo il 714 alla fermata. La nevrosi di pulire chirurgicamente il cesso dove Elena non avrebbe più cacato. E l’espressione di raccolta, virile comprensione sulla faccia ovina del giornalaio di via Adelaide Bono Cairoli al momento di comprarmi una copia di Le Ore- Speciale tutto anal, alle tre e un quarto di un pomeriggio incandescente. Non compravo un giornale porno dai tempi delle medie, da quando cioè anche nella mia vita esisteva internet. Ma nell’estate del 2001 decisi che il mio dolore esigeva il contatto con la bruta sostanza tipografica, per soffrire dopo il povero orgasmo come soffre un camionista, come un animale da fatica soffre.
[...]
PEPPE FIORE- LA FUTURA CLASSE DIRIGENTE- MINIMUM FAX
www.altroquando.com
















