Il Cinema Di Andrzej Zulawski-Michele Salimbeni-Res Edizioni

Ci sono libri sul cinema che si limitano a raccontare da semplice spettatore film e registi. Questo libro è invece una gemma nel genere perchè a scriverlo è un regista cinematografico e teatrale che entra nella materia in maniera creativa. E poi si crea una miscela stimolante e direi alchemica con l’oggetto dell’analisi: un regista geniale, innovatore, visionario, “filosofo”, maledetto e scarsamente distribuito in Italia come Andrzej Zulawski (si pronuncia Andjei Joulawski).

Si citano le sue 4 aiuto-regia (in particolare con Wajda), i suoi 3 ruoli di attore, 1 suo soggetto cinematografico, le 3 regie teatrali, i suoi 2 saggi; ma soprattutto si analizzano con uno stile accattivante e competente (l’autore Michele Salimbeni ha lavorato per Citti e Dario Argento, si è impegnato in ricerche teatrali basati sugli studi dell’antropologo-filosofo Edward T. Hall e sul rito “teatrale”) le 12 regie (più 2 mediometraggi per la tv polacca inficiati dal regime) e i 9 romanzi (più 3 romanzi brevi e una raccolta di poesie). Salimbeni focalizza la capacità del regista polacco di affrontare l’angoscia partendo però dalle tenebre verso la luce, dirigendosi verso di lei in un olocausto (che significa etimologicamente ‘ciò che sale’).

Tutto è magico nella vita di Zulawski, a cominciare dalla città natale Leòpoli, nel 1940 terra polacca ed ora appartenente all’Ucraina. Dietro il papà ambasciatore deve trascorrere l’infanzia a zonzo tra Praga, Varsavia e soprattutto Parigi, dove a 5 anni arriva con una benda sull’occhio sinistro a causa di una bomba.

Salimbeni sottolinea come Zulawski aggiunga in maniera originale a temi tipici del surrealismo la verticalità; gli obiettivi larghi che inquadrano i personaggi negli ambienti deserti, le inquadrature bunueliane delle gambe, la figura del doppio si sommano al motivo zulawskiano delle scale che vanno verso l’alto.

L’immagine in La terza parte della notte di un viso femminile coperto di sangue in primo piano che cola sulla fronte su uno sfondo blu ha la stessa pregnanza del taglio dell’occhio di Un chien andalou.

Ne Il diavolo (film per il quale lascia la Polonia costretto dalla censura) la presenza diabolica che danza attorno al protagonista ripresa da una mdp a mano che si muove volando circolarmente, è la prova che il mondo è una danza “epilettica” (vero Nietzsche?).

Zulawski non trova pace nemmeno in Francia quando gira L’importante è amare, film che ama di meno perchè nell’Europa occidentale non ha più la libertà totale sui dialoghi e si vede tagliare alcune scene.

Allora torna in Polonia per girare Sul globo d’argento usando tre linguaggi cinematografici diversi: soggettiva con mdp che passa di mano in mano, obiettivo larghissimo, zoom e carrellate hollywoodiane. Ma il film girato nel 1977 rimane congelato negli archivi di stato fino al 1989.

Salimbeni ci racconta come il suo capolavoro Possession (film a mio avviso geniale quanto il miglior Lynch) nasce in soli 10 giorni con Zulawski che scrive in un hotel a New York  affacciato da una finestra davanti ad un muro. La scena famosa della metropolitana con Adjani epilettica era già stata scritta nel romanzo Negli occhi della tigre.

La grammatica dei suoi film è correlata alla geometria: i movimenti vertiginosi della mdp in Amore balordo sono obliqui lungo linee diagonali, mentre erano circolari in Possession e orizzontali in La femme publique. Anche la sperimentazione teatrale è centrale, puntando sul concetto grotowskiano di “attore santo” che supera ogni blocco psico-fisico per donarsi completamente. La regia nella sua alternanza di delirio e delicatezza segue l’attore disarticolato che utilizza il corpo in maniera espressiva.

Dopo il crollo del regime comunista Zulawski rientra in Polonia per girare La sciamana e cambia tutto quanto: in un’atmosfera magica sul set, senza scrivere la sceneggiatura, con un’attrice studentessa e la steady-cam come l’unico protagonista.

Il percorso tracciato da Salimbeni si ferma al 5 aprile del 2000 quando nelle sale esce La fedeltà, film che considera come il suo capolavoro.

A noi non rimane che leggere e far leggere questo libro prezioso, unica pubblicazione specifica sul cinema di Andrzej Zulawski. Non ne troverete altri e la qualità del libro è merito della Resedizioni, casa editrice che nasce a Sarzana in Lunigiana, terra che ha avuto un ruolo importante nella cultura e nella diffusione della cultura libraria.

Magari si può aggiungere la visione dei dvd del regista polacco prodotti dalla Rarovideo. E chiederci come mai dal 2000 non ci siano più film di Zulawski, magari chiederlo a lui stesso iscrivendoci al suo gruppo su Facebook.

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