Per il tuo bene – Rocco Carbone – Mondadori

Titolo: Per il tuo bene

Genere: Narrativa Italiana
Autore: Rocco Carbone
Editore: Mondadori
Anno: 2009
Collana: Scrittori italiani e stranieri
Informazioni: pg. 238

prefazione-saggio di Emanuele Trevi: La breve vita felice di Rocco Carbone
Codice EAN: 9788804586180
Prezzo di listino: € 18,00

 

 

Non posso non cominciare con le emozioni che mi suonano dentro in seguito alla presentazione-incontro del 24 giugno 2009 tenuta nel giardino della Casa delle Letterature di Roma.

    Il primo impulso una volta tornato a casa è quello di scrivere di getto senza far depositare le immagini e le parole. Magari tentando di ricreare la commozione vera che si è respirata tra gli alberi di arance, la fontana che bagna i passanti e le lacrime compostamente versate per la morte prematura di uno scrittore e di un uomo. 

    Poi capisco la necessità di far passare un giorno e mi capita di vedere un film come La Fidélité di Zulawski. Immergersi nello stile sopra le righe, estroverso, di danza “epilettica” del regista polacco mi sembra antitetico rispetto all’essenzialità stilistica, al respiro scarno e misurato che emerge dalla lettura di Per il tuo bene e che è emerso dagli interventi quella sera. La storia della fotografa Lucien interpretata da Sophie Marceau, con la sua voglia di vivere avvenimenti e incontri attraverso il mirino di un apparecchio fotografico che ritrae tranche de vie “decapitate” e senza volto, fa a pugni con lo stile di uno scrittore come Rocco Carbone. 

    Per me che ho sempre preferito l’interpretazione totalizzante ed autoreferenziale di un Gassman alla compostezza umile e “di servizio” di un Mastroianni ha significato dei rivolgimenti interni. Carbone sembra appartenere a questa seconda schiera e ne sto apprezzando le qualità. Nelle sue pagine, come dice mirabilmente il geniale Emanuele Trevi sia nella prefazione-saggio al libro che durante l’incontro di avanti ieri, il luogo è “uno scenario normalissimo, contemporaneo, perfettamente riconoscibile”; [...] “automobili, palazzi, uffici, negozi. Paesi e città, centri e periferie” sono precisamente e meticolosamente connotati tanto da farsi ri-conoscere dal lettore. Non solo però dal punto di vista diegetico il mondo esterno “esiste solo nella mente del personaggio” ed è uno “spazio mentale”. Ma in un incredibile e scientifica ricorrenza non viene mai citato il nome di una via o di un particolare dichiarato, connotando Carbone come uno scrittore altro rispetto alla moda vincente dei “Cannibali” e dei suoi epigoni che presentano una prosa intessuta di toponimi e di parlato.

    Il plot di Per il tuo bene ruota attorno a Bruno e Gilberto, due amici dalla storia antitetica che si rincontrano dopo tanti anni, in un racconto cha procede per salti temporali. Tanto coraggioso, indipendente e apparentemente affermato il primo, quanto goffo, ipersensibile e fallito il secondo. Ad accomunarli un’amicizia fatta di protezioni affettuose e ricompense esagerate nel passato; e un grande dolore: entrambi sono orfani, Bruno del papà e Gilberto della mamma (come ne La fidélitè i due protagonisti Lucien e l’editore Cléve).

    Anche il titolo di questo romanzo postumo mi sembra azzeccato, nonostante Giosetta Fioroni nel suo intervento abbia elogiato l’incisività de La bontà, primo provvisorio titolo. In questa frase c’è in sintesi l’affetto che però deborda in soffocamento e de-responsabilizzazione: è la filigrana dietro il gesto del signor Abenavoli (papà di Gilberto) che nomina Bruno come amministratore della sua eredità. C’è però anche la protezione coraggiosa mista poi al tradimento che caratterizza le difese di Bruno nei confronti di Gilberto prima dai bambini crudeli e poi dalle personi rapaci e interessate al suo patrimonio. 

    Il porsi necessariamente sul gradino del magister vitae porta Bruno inevitabilmente ad approfittare della situazione per diventare affermato uomo d’affari ma anche arido padre di famiglia (reticente con la moglie, odiato dal figlio), in una parabola inversamente proporzionale rispetto al suo amico apparentemente dimenticato. Sarà proprio Gilberto, col suo esempio di dedizione verso il prossimo fino all’ autocancellazione, a costringere  Bruno a rifare i conti con se stesso, in una battaglia che se è comunque persa può essere lenita da una carezza. 

    E’ lo stesso messaggio che Zulawski ci manda attraverso l’editore che capisce prima di morire di aver vissuto la gioia di aver sedotto ma non di aver amato. Dunque Gassman e Mastroianni grazie a Per il tuo bene di Rocco Carbone hanno fatto pace.

    Si sono piacevolmente succeduti gli interventi alla Casa delle Letterature, tra ricordi divertenti di risoluzioni delle brigate rosse (vedi l’editore Alberto Castelvecchi) e conoscenza dei vini (grazie a Raffaele Manica). Alla fine c’era la voglia di prolungare l’incontro e con esso il ricordo. Lo stesso piacere che si prova nel leggere e rileggere un romanzo vero e prezioso come Per il tuo bene.

 

    Vi lascio in dono una parte del brano letto quella sera stessa a Roma in quel giardino della Casa delle Letterature che si è scoperto luogo caro e ricorrente nella vita felice di Rocco Carbone.

 

[...] Quando il cappio fu attorno alla testa dell’animale tirò verso di sè lo stelo e la lucertola cominciò a dibattersi, sospesa nel vuoto. Bruno si asciugò un pò di sudore dalla fronte, si tolse il berretto, si grattò la testa e se lo rimise. Osservò la sua preda, che continuava a muoversi già meno di prima, con scatti più brevi, si chinò e prese da terra una bottiglia d’acqua, dalla quale bevve un lungo sorso. Fu in quel momento che si accorse che c’era qualcuno. Era un altro bambino, e si trovava quasi alle sue spalle. Era vestito con una maglietta di cotone e un paio di pantaloncini, entrambi bianchi, nuovi e puliti. Anche i sandali che portava ai piedi sembravano appena comprati. Teneva le mani in tasca e guardava verso Bruno con insistenza, dondolandosi un pò sulle gambe, magre dalla pelle non abbronzata. “Pensi che morirà presto?” disse dopo un pò. Aveva una voce molto sottile.

    “Dipende” rispose Bruno, sollevando in alto la lucertola, che adesso era quasi immobile. “Certe durano tanto.”

    “La vuoi uccidere?” continuò Gilberto, che si era avvicinato timidamente e guardava quell’animale con una smorfia disegnata sul viso dai contorni delicati.

    “E’ mia. Ci faccio quello che voglio.” Diede uno strattone allo stelo per sottolineare quella frase.

    L’altro bambino tirò fuori qualcosa da una tasca dei pantaloncini. Aprì la mano e se l’avvicinò agli occhi. “Posso comprartela?” disse.

    “Quanto mi dai?”

    “Ho questi” disse ancora aprendo la mano.

    “Va bene” disse Bruno prendendo in fretta quei soldi. “Tieni” continuò porgendogli il filo d’erba.

    Il bambino lo prese e l’appoggiò piano per terra. Restò a guardare la lucertola, che non si muoveva più. “E’già morta?” domandò.

    “No, guarda.” Mosse un pò lo stelo allentando inavvertitamente il cappio. In quello stesso momento l’animale si mosse con uno scatto veloce, e scomparve dentro una siepe. “E’ scappata” disse ancora. “Altro che morta.”   [...]

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