Il dizionario dei cartoni animati, Anton Edizioni

Prendete una tipica serata al pub, abbiamo tutti tra i trenta e i quarant’anni; tra una birra e l’altra, dopo aver parlato di calcio, di politica, di cinema, di letteratura, di spese varie e magari di quanto odiamo il nostro capo e/o il nostro lavoro, basta una frase, un piccolo accenno e la scintilla si accende e si finisce immancabilmente a parlare di cartoni animati, quelli che vedevamo 15-20 anni fa, e la discussione si infuoca, i toni si alzano, ognuno mette in campo la propria esperienza, mette a dura prova la sua memoria, ma i dubbi restano sempre e si torna a casa con il loro peso irrisolto sulle spalle:

“Dai, come si chiamava quella di cui si innamora Gigi la Trottola, quella che allenava la squadra di basket…”, oppure “guarda che ti sbagli, la prima stagione di Lupin sarà della metà anni ’80, e che cavolo, quanto tempo pensi sia passato?” o ancora “Oh mamma mia!, quella che mette a dura prova Kenshiro, quella che era uguale a Giulia… Mya, Lya, ‘na cosa del genere…”.

Basta così, fugate ogni singolo dubbio, non lasciate che l’altro creda di avere sempre ragione, anzi sorprendetelo con aneddoti che nemmeno internet sarebbe in grado di darvi; è uscito ciò che vi serve, l’unica Bibbia di cui avete bisogno: la Anton Edizioni ha appena sfornato Il dizionario dei cartoni animati, il primo completamente dedicato a tutti gli episodi animati italiani e stranieri passati sul piccolo schermo, al cinema o in home video, per i veri malati del mondo dei cartoni.

All’interno più di 90000 titoli, 3000 schede dettagliatissime, indice dei registi, elenco delle uscite per anno, partecipazioni ai festival, e ancora titoli suddivisi per generi, o per fruizione per classi di età: insomma qui dentro c’è proprio tutto.

Testo monumentale, assolutamente fondamentale per ricordarsi che l’allenatrice continuamente concupita da Gigi si chiamava Gloria, che la prima serie di Lupin III è addirittura del 1971 e che Mamiya era la ragazza uguale a Giulia che sconvolge il cuore e la mente del nostro buon Kenshiro.

Un testo per i veri cultori ma anche per chi, come chi scrive, è legato a determinate storie, personaggi e disegni di cui la memoria, di giorno in giorno, cancella qualche piccolo frammento. 

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