Altroquando 02ott09
Altroquando 02ott09
“Il miele” disse
All’età di nove anni, nell’estate dell’ 83 a voler essere precisi, mi è cresciuto un alveare dietro la testa. Ho incontrato molti problemi soprattutto a scuola e quando andavo a giocare a basket con gli amici, poi un giorno (nell’89 credo) – era primavera, perché ricordo l’affollamento intorno alla mia testa – mia madre sorridendo mi ha annunciato che non dovevo più andare a scuola. “Il miele” disse “sarà la tua risorsa!”.
E.K.

Improvvisi Altroquandiani, ben trovati…
Mi accingo a darvi varie info sparse di sottile spessore, che sommate insieme possono giustificare il fatto che io vi scriva e che da sole magari no.
1- Per quelli di voi che hanno assistito al manhattan short festival che si è svolto in AnderQuando o per tutti colori che volessero partecipare a quiz televisivi e scegliere la domanda “cinema da 4″, sappiate che:
il vincitore dell’edizione del manhattan short festival 2009 è… Skhizein, di Jeremy Clapin. Per capirci, il corto francese di animazione col pupazzetto buffo, che a causa di un impatto con un meteorite (non un asteroide) si trova a 91cm dalle cose, le persone, dal mondo.Un po’ come tutti noi, inevitabilmente, anche senza impatto astronomico, e senza cavillare sui cm. Nettamente il più bel corto della rassegna. Concluderei rinnovando i complimenti con un… viva il pupazzetto buffo!
2- AnderQuando (il discutibile luogo sotto la libreria, gli inferi di Altroquando) riapre ufficialmente giovedì prossimo, colmo di luppolo e doppio malto perforante. A intrattenervi con atteggiamenti equivoci e sottili prese per il sedere ci sarà Debora, Mastra Birraia, che molti di voi già conosono e da cui sono già stati minacciati (come dimostrazione di affetto, ci mancherebbe), fino a quando non tornerà il sottoscritto. E qui veniamo all’entusiasmante punto 3…
3- Vado finalmente in (o yeha, o god) vacanza, a Manhattan, anche per vedere se tutti i film che ho visto sono come New York e viceversa. E non mancherò (…) di mandarvi ragguagli imprescindibili sulla situazione gastropolitica della grande mela, corredando il sito (www.altroquando.com) di foto imbarazzanti che screditino ulteriormente la mia reputazione. Ci vediamo dopo la metà di ottobre.
4- Alcuni di voi già lo sanno. Sincronizzando la rubrica del mio cellulare con quella del computer, Hal74 (il nostro sistema poco operativo), incarognito dall’essere relegato ad ammasso di circuiti non adatti, come dimostrato dal recente passato, ad avere contatti con il pubblico, mi ha cancellato tutti i numeri telefonici che possedevo. E ridacchiava metallico, pure. ne è seguita una colluttazione.
Un appello quindi a tutti quelli che non posso più richiamare, del lavoro, del piacere, amici, parenti ecc ecc. mi rimandate i vostri numeri acomunica@altroquando.com ?
5- Leggerete in questa mia alcuni racconti inediti di Emanuele Kraushaar. Capisco che oltre al problema di essere italiano, c’è pure quello grosso che scriva racconti, ma io li trovo veramente belli. Cari editori all’ascolto, perchè non sfoderate il vostro occhio attento e la vostra antica tempra di talentscout?
ciao ciao
Al.

Come per mostrarmi
“Tu mi stai dicendo che hai visto questa specie di animale sbucare dall’erba e saltare verso il cielo, facendo capriole nell’aria?” chiesi, mentre versavo il caffè.
“E questo essere aveva dei lunghi capelli che sembravano umani”. Si prese un po’ di latte per macchiare.
“Questi capelli che si attorcigliano, mentre si appallottola e schizza verso il cielo… Insomma, come faccio a crederti?”.
Solo in quel momento, ed era quasi un’ora che la tirava in lungo con quella storia, si è appallottolato su se stesso ed è schizzato verso il soffitto facendo una capriola in aria, come per mostrarmi quello che aveva visto.
In lieve ritardo
Aprì la porta.
“Sono tornato” disse.
Il padre chiuse il libro che stava leggendo.
“Lo vedo che sei tornato, ma sei comunque in ritardo di quasi tremila secondi”.
Avevano cominciato a dividere il tempo così da un paio d’anni.
“Comunque non è un problema, tua madre sta ancora cucinando”.
Dalla cucina veniva un odore di bruciato.
La madre, infatti, continuava a ragionare in ore e spesso le capitava di perdere il senso di quello che stava facendo: si dimenticava di tutto e fissava allo specchio le sue enormi rughe.
In trappola
L’altra sera, mentre chiacchieravamo amabilmente, mi sono accorto che da alcune sue dita uscivano fili di ragnatela.
Devo essere impallidito all’improvviso, dato che mi ha chiesto: “Che ti succede?”.
Ho indicato la sua mano.
“E allora?” mi ha domandato, spruzzando un po’ di seta verso una grossa mosca, che ci ronzava attorno da qualche minuto.
Cornacchie
L’estate è arrivata all’improvviso. Le cose non sono cambiate granchè, ma con la luce di luglio è tutto così evidente che fa paura. Anche a Roma sono arrivate quelle grosse cornacchie nere e sagge che parlano e ci sbattono in faccia tutta la verità.
Proprio ieri una molto grande, appollaiata sul Vittoriano, con la sua voce gracchiante ha detto:
“Siete la specie che ha rovinato il pianeta e pagherete per questo”.
Qualcuno dalla strada ha provato a sparare, ma senza successo.
“Non c’è niente da fare: le cornacchie non ci lasceranno mai in pace” così uno al bar d’angolo con via del Corso.
Poi ha preso in mano il Corriere dello Sport.
“Qui scrivono che quel rigore non c’era, roba da matti” ha detto, mentre voltava pagina nervosamente.
Emanuele Kraushaar















