Nicholas Ray, a cura di Emanuela Martini, Il Castoro, 26€

Nicholas Ray, a cura di Emanuela Martini, Il Castoro, 26€

A Nicholas Ray, il regista di La Gioventù Bruciata e Johnny Guitar, l’ultima edizione del Torino Film Festival ha dedicato un’approfondita retrospettiva. E puntuale come sempre, presso i tipi del Castoro esce una nuova monografia.

Nicholas Ray fu, insieme a Robert Aldrich, Samuel Fuller e pochi altri, uno degli innovatori del cinema hollywoodiano degli anni cinquanta e beniamino della nouvelle vague (troverete nel libro un intervento di Jean Luc Godard). Un cinema non ancora in crisi – si dovrà aspettare il decennio successivo infatti – ma che mostra i primi segni di decadenza, le prime crepe. I generi, caposaldo dell’industria di Hollywood, iniziano ad essere meno monolitici, venendo via via sempre meno le solide basi ideologiche su cui si erano fondati. E fu proprio attraverso i generi che registi come Aldrich e Ray furono capaci di articolare un loro proprio e originale discorso. Basti pensare a Johnny Guitar di Ray, in cui il western si fonde con la violenza cromatica del melodramma, sulla scia di altri sur-western come Duello al Sole, dando vita ad un film particolarmente allucinato in cui, fatto più unico che raro nei western, l’eroe è un’eroina: Joan Crawford, per l’esattezza.  

Di questo e molto altro parla il volume curato da Emanuela Martini. Oltre a biografia, filmografia e un curato apparato iconografico, oltre a testi dello stesso Ray, il libro è reso ancora più ricco da interventi di critici e appassionati dell’opera di Ray, tra cui spicca (forse per debolezza di scrive) l’intervista allo scrittore americano Jonathan Lethem.

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