L’universo di Avatar. Genesi del capolavoro di James Cameron – Fitzpatrick – Il Castoro – 16,50€

Come sempre il futuro dell’umanità è un disastro.

Come sempre si è alla ricerca di nuove fonti di energia per riparare ai danni degli uomini.

Come sempre non si può ottenerle senza l’uso della violenza, della sopraffazione, dell’ottusa forza bruta, dei militari insomma.

È il 2154 e su Pandora, nel sistema stellare triplo Alpha Centauri, c’è un ricco giacimento di Unobtainium, fonte enorme di energia.

C’è l’esercito, ma ci sono anche scienziati, che studiano, ammirano e cercano di inserirsi in maniera pacifica all’interno di questo meraviglioso mondo, popolato da bestie fantastiche e dalla civiltà Na’Vi, autoctoni che vivono in forma simbiotica con la natura.

A questo scopo creano degli Avatar, ibridi con l’aspetto d’indigeni controllati attraverso un’interfaccia mentale.

Questi “uomini cammina – nei –sogni”, come li chiamano i Na’Vi, vengono a malapena tollerati, finché un giorno…

Quando la tecnologia supera la fantasia! Il mondo che Cameron aveva sognato per anni (è del 1995, precedente anche a Titanic, la prima stesura della sceneggiatura), è realtà o, per lo meno, 3D.

“Prendiamoci tutto il tempo che ci serve e facciamo le cose come si deve” ha detto il regista al suo cast, esigendo da loro il meglio.

Il più grande gruppo d’esperti nel campo, la Weta Digital, ha lavorato incessantemente superando se stesso, creando una nuova fotografia, girando contemporaneamente con due cineprese HD vicine, a riprodurre la vista dei due occhi.

Ha fatto vivere gli schizzi di Cameron e adattato la bioluminescenza oceanica da lui studiata negli ultimi anni a questo fantastico mondo, dove di notte non serve il fuoco, perché la natura brilla di luce propria.

Al centro di tutto, infatti, c’è proprio la natura. Il fine del film è volutamente chiaro e semplice: ognuno è artefice del proprio destino, e l’umanità sta andando verso la sua autodistruzione. Per capirlo basta il confronto con questa popolazione creata da Cameron, un misto tra i nativi americani (più critici hanno paragonano questo film a Pocahontas) e le popolazioni tribali africane, non a caso due civiltà che hanno subìto l’egemonia occidentale, sono state schiacciate dalla potenza tecnologica, e sono state private dei loro mondi, strappati alle proprie terre, usurpati delle proprie ricchezze.

Ogni cosa all’interno del loro mondo è in stretta connessione. Non solo con la natura ma anche con gli animali è possibile creare un forte legame mentale che permette di comunicare attraverso il pensiero. Anche per questo uccidere è lecito solo per sfamarsi.

Non è difficile quindi l’immedesimazione nel protagonista, che da marine obbediente e violento viene prima ammaliato da questo popolo, ne sposa completamente la causa, diviene uno di loro fino a rinnegare il suo di popolo, preferendo tradirlo che appoggiarlo nell’ingiustizia.

Il suo sogno di poter essere un guerriero che porta la pace è impossibile solo finché è dalla parte di chi copre i propri fini con vili bugie.

Automaticamente il pensiero va ai tanti conflitti in corso, che, spacciati per lotte di liberazione, sono invece vergognose guerre di potere, nuove colonizzazioni, nuovi genocidi.

E per la prima volta un film per la grande massa (quando una produzione spende 237 milioni di dollari per un film, pretende di incassarne almeno altrettanti, alla faccia dei puristi del cinema di nicchia) affronta un argomento attuale, anche se sotto la classica metafora della lotta del bene contro il male, dove i cattivi sono gli umani, rappresentati giustamente dalle multinazionali assetate di soldi, che non guardano in faccia a niente e nessuno, e dal loro braccio violento della legge, i militari.

Il film, che si rifà al classico tema “going-native”, distribuito nei cinema mondiali a metà settembre (solo in Italia l’uscita è stata ritardata per non entrare in concorrenza con i “classici” film di Natale) ha finora incassato quasi due miliardi di dollari.

Per chi volesse approfondirne la conoscenza proponiamo il libro della genesi del film, con introduzioni del produttore Landau e di Peter Jackson, con gli schizzi del regista e tanto altro, dagli affascinanti effetti speciali ai piccoli particolari che caratterizzano i Na’Vi.

Scrivi un commento

Devi accedere al sito per inserire un commento.