Quando verrà la rivoluzione avremo tutti lo skateboard – Said Sayrafiezadeh – Nottetempo editore – 18 €
“Sotto il capitalismo, tutti hanno i loro problemi”.
Compreso Said, figlio di un’ebrea americana e di un iraniano, entrambi sposati alla causa socialista nell’America imperialista degli anni 70 – 80.
Il padre, attivo politicamente, è assente giustificato nella vita del figlio; la madre, completamente dedita alla divulgazione degli ideali del partito, ferocemente indignata contro i “ricchi porci”, è per ciò in una povertà intenzionale ed autoinflitta.
Ah, ma quando arriverà la rivoluzione…quando la giustizia trionferà… allora il povero Said potrà finalmente vivere come tutti i suoi amici, con le merendine, la cioccolata, la stanza piena di giochi…
Solo quando gli skateboard saranno gratis, infatti, lui potrà averne uno.
La storia di un bambino che ha subìto l’attivismo politico dei genitori senza mai comprenderlo a pieno, neanche una volta adulto.
Un’infanzia non vissuta, tra ricordi di manifestazioni, dibattiti, privazioni incomprensibili che lo rendono più diverso di quanto già non si senta, essendo iraniano durante la guerra contro l’Iran.
Con ironia e disincanto esordisce Said Sayrafiezadeh, raccontandoci la propria storia, facendoci riflettere su come le scelte dei genitori influiscano tanto nella vita di un figlio.
Ma è proprio qui che il libro ci fa più sorridere, nella descrizione delle imposizioni incomprensibili che calano dall’alto della grandezza dei genitori.
Si può impedire a un bambino di mangiare l’uva per appoggiare la causa dei braccianti? E dove sta allora il libero arbitrio, la volontà dell’uomo? Se un bambino non è ancora in grado di scegliere, è giusto imporgli la propria scelta perché si pensa sia quella giusta?
Può affrontare ogni giorno due ore di pullman per raggiungere una scuola più proletaria di quella dietro casa?
L’autore con questa autobiografia si schiarisce la voce richiamando l’attenzione del padre, scrivendo quello che non è mai riuscito a dirgli nei pochi momenti di intimità; rimprovera affettuosamente la madre, rivelandogli tutte le difficoltà cui è andato incontro a causa della sua impostazione politica. Si confessa, raccontando non senza sensi di colpa di aver rubato ciò che gli era negato, di aver guardato tv di nascosto, di aver invidiato ragazzini più fortunati. Si autoassolve, giustificando le sue frivolezze e le sue ambizioni d’attore con le sofferenze infantili.
Il tempo che non gli è stato concesso da bambino se lo riprende con questo libro, nella speranza che i suoi genitori trovino, come noi, il momento per ascoltarlo.






















