Mike Leigh – Amy Raphael – ISBN Edizioni – 22€
Vi proponiamo alcuni stralci del libro Mike Leigh, di Amy Raphael, recentemente pubblicato dalla casa editrice ISBN. Si tratta di un libro-intervista all’interno del quale il regista inglese ripercorre la propria carriera, dagli esordi fino all’ultima fatica, Happy-Go-Lucky.
Hollywood Cannes Indipendenza 
…non siamo a Hollywood e non siamo in America ma in Europa. Siamo registi indipendenti europei, ecco perchè Cannes è una presenza tanto positiva. È una delle cose su cui i produttori hollywoodiani non possono mettere le mani. Ci provano. Vanno a Cannes e cercano di stravolgerlo con quei loro maledetti enormi cartelloni che coprono le palme. Ma non possono toccarlo, è immune. Quando ho fatto parte della giuria a Cannes nel 1997, L.A. Confidential era tra i film in competizione. È un film rispettabilissimo ma la verità è che tutta la giuria l’ha respinto all’unanimità. Harvey Weinstein era arrabbiatissimo con noi, ma non c’era nulla che potesse fare. Nessuno può influenzare la giuria di Cannes… Per concludere, non serve lamentarsi di Hollywood. È ovvio che sarebbe bellissimo andare là, prendere grandi somme di denaro e usarle a propria discrezione. Ma non funziona così…
Fare un film…
Non ho idea di che genere di sensazioni ti provochi la visione di un film, cosa te lo renda particolarmente affascinante. Tutti noi, a un certo livello, proviamo la stessa emozione: il film racconta una storia che ci coinvolge. Personalmente, e devo dire che questo è vero per tutte le forme d’arte, si ricollega all’urgenza di fare, in particolare con i film e il teatro, anche se con il cinema di più. Considero il cinema come il mio ambiente naturale. È per via della facilità che si prova di fronte alle possibilità offerte dalla macchina da presa, dal mezzo…ma, ancora prima, è l’entusiasmo verso la gente, le persone, è la volontà di prendere in mano la vita e farne qualcosa – di creare qualcosa bensì esista già. Anche se nutro una passione per la penna e per i pennelli, non mi ha mai suscitato lo stesso entusiasmo che provo quando realizzo un film. Questo è il mio interesse definitivo.
Metodo 
Secondo le convenzioni generali, il lavoro di un regista con gli attori consiste nella produzione dell’opera definitiva a partire dal momento in cui cominciano le prove. Quello che ho dovuto imparare, ed è la cosa più difficile da spiegare alla gente, è che la porzione maggiore del mio lavoro è finalizzata esclusivamente a creare le condizioni attraverso le quali si possa realizzare il prodotto conclusivo…Parlando adesso del mio metodo di lavoro, è possibile suddividere quanto avviene nella lavorazione di un mio film in termini di creazione del personaggio, costruzione della sua storia e delle sue relazioni, ricerca di ogni tipo di informazioni finalizzate a dare contenuto a tutta l’esperienza, poi creazione di una struttura nel corso delle prove e infine ripresa cinematografica del materiale. Ma in tutto questo è compresa l’esplorazione dell’ignoto..le situazioni prendono vita dagli attori che si comportano in modo spontaneo e creano in maniera naturale.


















