Quasi un’intervista con i Do Not Cross The Railway Lines
Li conosco da un po’, la prima volta che li ho visti in concerto alla Locanda Atlantide, avevano un manichino come cantante e picchiavano come fabbri, ma con molta eleganza…

Alessandro:
Ciao Valerio
Segugio:
Buongiorno Santità
A:
si alzi, grazie
S:
guardi, sono il Suo schiavo
A:
raccontaci la storia della vostra strana formazione…
S:
il nostro gruppo è nato nel 2008, poichè ci rendemmo conto che eravamo amici da anni, tutti suonavamo, eppure non suonavamo insieme, una vera disdetta. Il nome è dovuto ad una scritta presente alla stazione di Anzio-colonia, terra di sogni e di chimere
A:
cioè?
S:
stavamo tornando a Roma in treno da casa del batterista a Lavinio (siamo molto poveri) ed abbiamo visto questa stupenda scritta, con un nome incredibilmente anni ‘70 ed anacronistico, che abbiamo scelto senza indugio senza nemmeno sapere che cosa intendessimo suonare.
Nè dove.
Nè soprattutto perchè.
A: bello avere da subito le idee chiare. Chi sono i componenti del gruppo?
S:
nella sua versione originale 4 esseri umani ed un manichino (il cantante, Mike Peroni), o se preferisci 5 pupazzi. Per lo spettacolo che abbiamo realizzato e proporremo da Altroquando, siamo nella nostra versione “strumentale” ossia
Andrea “Sparky” Esposito alla chitarra,
Matteo “Il Puro” Botrugno alla batteria ed al flauto traverso (anche contemporaneamente),
Daniele “Doktor Drone” Coluccini all’organo ed il sottoscritto
Valerio “Il Segugio” Stirpe al basso
A:
bella banda, complimenti, sembra che suoniate nel far west, e come avete deciso che genere di musica fare?
S:
non lo abbiamo deciso mai, penso si possa dire che dopo due dischi ed una sonorizzazione cinematografica ci stiamo ancora pensando. Abbiamo creato la band con lo scopo dichiarato di suonare qualunque cosa ci venisse la voglia di fare. il progetto è venuto da sè, provando e improvvisando per i primi mesi. La nostra musica decide cosa suoniamo al posto nostro.
A:
Dottor Segugio, più la sento parlare più diventate il mio gruppo preferito.
S:
lei mi onora sa?
A:
se vi servisse un nuovo manichino chiamatemi pure. A proposito com’è che il vostro cantante era un manichino?
S:
esistono molte band che vorrebbero essere strumentali, ma subiscono la tirannia del loro cantante. A noi è successo lo stesso, ma la sua è una leadership silenziosa. In realtàè stato lui a reclutarci e formare la band, ma adesso con “Il sangue di un poeta” l’abbiamo fregato… ahahah!
A:
ecco, il sangue del poeta, cos’è sta cosa pazzesca che proporrete in AnderQuando?
S:
è il tentativo di sonorizzare un capolavoro della storia del cinema d’avanguardia, usando mezzi moderni con intenti antichi. Non dovrebbe essere un concerto, è scrivere e suonare dal vivo la colonna sonora per della gente che è andata a vedere un film incredibile.
A:
Per quanto la domanda possa avere senso, la colonna sonora che suonate sotto il film è sempre la stessa o cambia ogni proiezione?
S:
lo spartito è lo stesso, ma ogni volta è differente, perchè è differente la situazione, e probabilmente anche il pubblico di volta in volta potrà cambiare molto. Ci serve la maturità di cambiare più o meno tutto, in modo che nulla cambi.
A:
azzo! Secondo te, come vi vedete o vi collocate, o come apparirebbero i Do Not Cross The Railway Lines se ci affacciassimo dall’alto a guardare il panorama musicale italiano?
S:
beh questa è una domanda facile… siamo del tutto fuori da esso. Anzi io credo che questo progetto sia un modo per starne ancora più fuori. Le persone che ci seguono sono quasi esclusivamente persone che suonano. L’idea di essere “musicisti di cinema” è quella di tirarsi definitivamente fuori dal giro, uscire dalla logica dell’underground italiano e provare a costruire qualcos’altro.
Se accetti di stare nel panorama musicale italiano ti iscrivi al “grande concorso, diventa una band di tendenza ascoltata da mille- duemila aficionados” oppure “diventa un professionista della musica italiana che viene ingaggiato il 90% delle volte per suonare musica orribile”
il sangue di un poet è la nostra ”terza via”.
A:
è il vostro primo esperimento di questo tipo? Non che io sia preoccupato…
S:
Si. E se tutto andrà come deve andare credo che ne seguiranno.
Sparky aveva pensato a Buster Keaton…
L’importante è scegliere qualcosa in cui si possa creare a momenti grande contrasto tra immagine e suono, ed in altri grande concordanza
A:
Yes! non vedo l’ora di sentrivi e vedervi- non-vedervi venerdì. So che Sparky in questo momento soffre di un’acne acutissima, forse a causa della sua instabilità ormonale, ce la farete a metterlo in sesto per il 19?
S:
vedremo che si può fare, comunque non importa, in ogni band c’è un invalido
A:
ultima cosa… anche se non parteciperà, puoi dire a Mike Peroni che se viene a bersi una cosa mi farebbe piacere?
S:
guarda se c’è posto nel furgone te ne portiamo metà. Almeno metà dai…
__________________________________
I Do Not Cross The Railway Lines eseguiranno dal vivo Le sang d’un poète di Jean Cocteau… imperdibile…
Venerdì 19 – dalle 21,30 – Altroquando
“Un simile film non è raccontabile” (Jean Cocteau)






















