Assalto a un tempo devastato e vile. Versione 3.0 – Giuseppe Genna – Minimum Fax – 15€

CELEBRAZIONI PER UN TEMPO FINITO

…Li hanno sterminati in nome dei falsi ricordi di un tempo inutile, ormai dimenticato e negato da falsi testimoni, approfittatori levantini dell’ultima ora, gente che ha sulla coscienza il peso di una generazione distrutta, che si è voluto distruggere in nome della grande pacificazione e del sorriso untuoso con cui ora i Camerieri servono l’ultima pietanza avvelenata.

Non torneranno più i sorrisi sdentati del Bistecca e di Lallo, di Damiano e del Topo, del Bertuzzi o di Marco Pirovano. La loro fine chimica e dissoluta non ha lasciato traccia nel grande archivio della mente omologata. I loro sballi nichilistici e sovversivi hanno avuto l’ardire di ignorare qualsiasi appartenenza. Se confronto i loro volti scarni, le loro dentature gialle e marcite, le loro rughe apparse in tenera età su una carne masticata dal tempo – se li confronto con le carni bianche, stentoree e pallide, e con i corpi torniti che passeggiano tranquilli sotto le insegne al neon delle grandi catene di home video o dei templi del fast food – se confronto quella dissipazione con questa ritenzione, allora sento il tempo sprofondarmi nelle mani, mentre batto i tasti e incanto lo sguardo su quei ricordi di un tempo che ho vissuto nei racconti di reduci incattiviti e pericolosi, e fuori un cielo meno sereno di allora e velato dalla cappa lieve e marrone che grava su Milano getta luce sul disastro che si consuma qui e ora e sembra per sempre…

LA MORTE DELL’UOMO

…Allora stamattina mi preparo, ho mal di gola, mi dico: vado lì e alzo il pugno, non alzo niente, vado lì e mi verranno i lacrimoni. Scendo al bar a fare colazione. Il barista è un ragazzo che suona il basso, insieme a uno spagnolo a cui Bruno ha trovato lavoro all’UPS. I due ragazzi parlano con un tipo sui quaranta, dice che bisogna andare a S.Francisco a suonare, l’Italia è la fogna del mondo e Milano è la fogna d’Italia, non ci sono strade aperte qui. io penso che è il solito invasato con la musica a quarant’anni, ma poi il barista mi chiede se vado a lavoro e io gli rispondo che no, che vado al funerale di Primo Moroni.

“Bravo ragazzo!”, mi fa il tipo di quarant’anni. E’ un momento che se ne va, vado a vedere gli ultimi fuochi. “Si, è gente di un altro pianeta”, mi dice lui. Io lo squadro, ha la faccia da servizi segreti, non mi piace. Inizia a parlare, dice che Moroni lo conosceva bene, che è un ex brigatista che so chi è. In breve. Viene fuori che questo è un latitante di estrema destra, è di passaggio per autofinanziarsi, che è braccato in mezzo mondo, che vorrebbe fare un colpo per lasciare l’Italia ancora una volta, che passa le frontiere a piedi, nei boschi, che la pula gli ha distrutto tutti i lavori civili che ha cercato di farsi qui e all’estero, che non lo mollano un attimo, che conosco quelli che conosco io, che brigatisti e Nar in carcere sono i suoi fratelli, che una generazione è stata mandato al massacro, che gli hanno spremuto il sangue perchè noi ci comprassimo i cellulari, che il potere in mano allo Stato è totale ora, ma che è transitorio, che hanno spento la memoria, che il meglio della sugna è venuto a galla…

Giuseppe Genna, Assalto a un tempo devastato evile. Versione 3.0, Minimum Fax €15

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