Cinema Mente e Corpo – Ignazio Senatore – Zephyro Edizioni – €28

Cinema Mente e Corpo, Zephyro Edizioni, è un dizionario cinematografico molto particolare, in quanto le oltre 500 schede corrispondenti ad altrettanti film trattano tematiche legate al rapporto tra la settima arte e la psichiatria. Il testo è a cura di Ignazio Senatore (egli stesso psichiatra e psicoterapeuta oltre che critico cinematografico), già autore dei volumi L’analista in celluloide e Il cineforum del dottor Freud.
Il rapporto con la psichiatria e le teorie ad essa collegate attraversa tutta la storia
del cinema: dalle immagini violente e traumatiche dei film espressionisti all’esperienza surrealista (Bunuel-Dalì su tutti), passando per Hithcock Chabrol e Nanni Moretti. Proprio ad Alfred Hichcock si devono alcuni dei primi tentativi di mettere in scena, in maniera che oggi appare ingenua, le tematiche freudiane. Pensiamo, tra gli altri possibili esempi, a Io ti salverò dove la bellissima psichiatra Ingird Bergman cerca di aiutare Gregory Peck a guarire dai propri traumi, scene primarie realizzate proprio da Salvador Dalì. Ma è tutta la filmografia hitchcockiana che si presta ad essere letta come una grandiosa messa in scena dei meccanismi della psiche umana e delle tematiche della psichiatria, da L’Altro Uomo a Marnie. da Il sospetto a Vertigo.
Cinema Mente e Corpo analizza (è il caso di dirlo…) più di 500 film e si divide in due sezioni, rispettivamente dedicate alle psicopatologia e alla raffigurazione della mente-corpo, appunto. All’interno di ciascuna sezione, poi, le singole schede sono raggruppate per argomenti: ad esempio tra le psicopatolgie troviamo la dipendenza dall’alcool o l’ipnosi, mentre nella sezione mente-corpo apprendiamo come alcuni film hanno messo in scena il corpo devastato dall’Aids o dal cancro, o le problematiche dell’handicap e del ritardo mentale. A titolo esemplificativo vi proponiamo un estratto della scheda di Requiem for a dream, psicopatologia legata alla tossicodipendenza. Argomento leggerino…buona lettura.
…Aronofsky, autore del cult Il teorema del delirio monta freneticamente e in maniera nervosa il film come fosse un videoclip. Come recita il titolo del film non c’è spazio per i sogni di nessuno ma solo incubi, allucinazioni, delusioni, solitudine, frustrazioni e notti insonni. Il film è continuo rincorrersi di pupille che si dilatano, di aghi che bucano vene, di polverine bianche, di pillole e pasticche di diverso colore. Non mancano le scene forti; su tutte quella davvero indigesta in cui uno spacciatore senza scrupoli costringe Marion ad umiliarsi con un altra donna in un gioco erotico estremo sadico e perverso. Sullo sfondo la droga televisiva che la sfortunata Sara si inietta nelle pupille, dannosa e nociva come quella che si sparano in vene suo figlio ed i suoi amici. Più che i soliti adolescenti allo sbando colpisce la figura di Sara che, passo dopo passo, precipita nel baratro della follia sotto l’effetto dei farmaci anoressizzanti. Da incorniciare la scena che culmina con Sara, ridotta come uno straccio che si allucina mentre è ospite in televisione del suo programma preferito con indosso il suo tanto amato vestito rosso…





















