Rock Around The Screen, a cura di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito, Liguori Editore, 24,50€
Rock Around The Screen: il titolo di questo libro è un omaggio al brano Rock Around The Clock, di Bill Haley and his comets, 1955, la nascita del rock and roll. Ed è quindi da subito che il volume edito dalla Liguori, a cura di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito, chiarisce il proprio intento, cioè quello di analizzare il legame tra il cinema e la musica giovane per eccellenza.
È noto infatti come sin dalla sua nascita il rock abbia letteralmente invaso il grande schermo. La Hollywood della seconda metà degli anni cinquanta fu molto sensibile ai nuovi costumi e miti giovanili, ad un certo ribellismo without a cause che una volta in sala si dimostrava talmente proficuo da lasciare tranquillamente a casa scrupoli di ordine morale (leggi perbenismo). Brando e Dean, oltre che rock-star ante litteram, furono quindi veri e propri salvatori della patria, campioni del box office che contribuirono a rinviare la crisi degli studios. In questo contesto non stupisce come Hollywood, una volta esploso il rock and roll e soprattutto Elvis Presley, abbia immediatamente, e rapacemente, colto nella nuova forma di espressione musicale una lauta fonte di guadagno, creando dal nulla un vero e proprio sotto-genere: film costruiti sulla rock star di turno, Elvis in prima linea, e poco altro intorno. Anche nel nostro paese, quasi un decennio più tardi, si ebbe un fenomeno simile grazie ai cosiddetti musicarelli, pellicole che erano un pretesto per potersi godere(?) anche sul grande schermo le canzoni e i personaggi del momento: da Mina a Morandi, dalla Pavone a Celentano (che fu l’unico a dare un seguito alla propria carriera cinematografica).
Legame fortissimo quello tra cinema e rock che ovviamente muta col passare del tempo e che ha il suo momento di svolta negli anni sessanta. Da una parte abbiamo una Hollywood in difficoltà a causa dei nuovi modelli produttivi a basso costo, che proprio per la capacità di parlare un linguaggio più facilmente comprensibile dal pubblico “giovane” ottengono risultati importanti, a volte strabilianti, al botteghino.
Contemporaneamente il rock, da subito musica del diavolo, si radicalizza diventando sporco, brutto, cattivo, capellone, drogato, di protesta: diventa musica di rottura, veicolo di sogni al cui centro ci sono mondi alternativi e possibili, sia artificiali che reali. È l’epoca dei grandi concerti di massa, da Monterey a Woodstock, e dei film che li immortalano (su tutte si veda l’epocale sequenza di Hendrix che brucia la chitarra, Monterey’67). È l’epoca dei Beatles, da Help! di Richard Lester fino all’animazione lisergica di Yellow Submarine. È l’epoca di Don’t Look Back, con la cinepresa di Dan Pennebaker che segue un Bob Dylan in forma smagliante. Un’epoca, insomma, in cui rock e nuove ondate del cinema vanno a braccetto, basti pensare a Easy Rider, perfetto esempio di film generazionale, a basso costo e di successo, che descrive la propria epoca anche attraverso la musica, Born to be wild degli Steppenwolf, naturalmente.
E poi rockumetary, opera rock, fino ad arrivare ai videoclip…Rock Around The Screen sviscera questi e altri temi attraverso undici interessanti saggi, completati da alcuni interviste come quella inedita a Julien Temple, il regista che più di ogni altro ha raccontato la rivoluzione, non solo musicale, rappresentata dal punk.
Rock Around The Screen, a cura di Diego Del Pozzo e Vincenzo Esposito, Liguori Editore, 24,50€





















