Non mi uccise la morte – di Luca Moretti e Toni Bruno – Castelvecchi – €12
Non mi uccise la morte, graphic novel di Luca Moretti e Toni Bruno, edito da Castelvecchi, racconta la tragica e tristemente nota vicenda di Stefano Cucchi, arrestato a Roma il 15 ottobre del 2009, tradotto in carcere, e mai più uscito vivo, come efficacemente recita il sottotitolo di questo volume.
Questa vicenda, purtroppo non eccezionale nel nostro paese, ha sollevato una ondata di indignazione che, partendo dalla famiglia di Stefano, si è poi estesa ai media e ai cittadini democratici, uniti nella richiesta di giustizia e nella denuncia dell’ennesimo abuso di potere. Manifestazioni, interrogazioni parlamentari, appelli durante concerti rock, targhe poste all’interno di spazi liberati: eventi questi tutti ampiamente rendicontati nel graphic novel di Moretti e Bruno, e tutti accomunati dalla volontà di evitare l’oblio, il silenzio, da qualcuno certamente auspicato, sull’ennesimo episodio di violenza e morte, omertà e indifferenza.
E questo nonostante il potere abbia definito la vittima un “drogato, anoressico e sieropositivo”, come a dire che con queste caratteristiche, ammesso e non concesso che corrispondano a verità, si è naturalmente predisposti alla morte, è solo questione di attimi, non importa come o per mano di chi ciò accada. Tutto questo nonostante qualcuno abbia cercato di derubricare il decesso, e le ferite sul corpo di Stefano, come conseguenza di una caduta dalle scale ovviamente “accidentale” (vedi Pinelli, evidentemente il senso del ridicolo di queste persone ha una soglia molto bassa).
Moretti e Bruno raccontano tutto ciò in maniera sincera e partecipata, senza nessuna furbizia e senza nulla celare alla vista, come dimostra l’inserto fotografico posto al centro del libro: un vero e proprio pugno nello stomaco, quelle foto del corpo di Stefano martoriato e straziato, ridotto a un cencio dal peso di soli 37 chili. E lo fanno inserendosi con piena consapevolezza all’interno di una sorta di “movimento” all’interno del quale il graphic novel incarna un afflato civile alla denuncia, all’inchiesta. Si veda il fumetto di Christian Mirra sui fatti della Diaz, o quello di Antonini e Spataro sul caso Aldrovandi, o, ancora, le pubblicazioni della Becco Giallo.
A completare il volume è posto un saggio di Cristiano Armati sulle vittime dell’ordine pubblico in Italia negli ultimi anni, da Bianzino a Rasman, da Sandri a Turrisi. Storie molto simili tra loro, e che oltre una morte violenta e ingiustificata hanno in comune il fatto che i loro assassini, di cui si conoscono i nomi, sono impuniti e liberi di delinquere, protetti dalla divisa che ancora indossano.





















