I Tre Usi del Coltello. Saggi e lezioni sul cinema, David Mamet – Minimum Fax – €16

La Minimum Fax ripropone in una nuova vesta grafica I Tre Usi del Coltello. Saggi e lezioni sul cinema, fondamentale testo del drammaturgo, regista e sceneggiatore americano David Mamet (sua la sceneggiatura, per dirne una, de Gli Intoccabili, sua la regia di Hollywodd, Vermont).

Il libro si divide in tre sezioni: la prima, che dà il titolo alla raccolta, ci parla della drammaturgia, sia teatrale (Mamet è uno degli autori di teatro più apprezzati negli Stati Uniti) che cinematografica; la seconda parte, Dirigere un film (di cui vi proponiamo un breve stralcio) si basa su una serie di lezioni tenute da Mamet in un college nel 1987, lezioni che, com’è facilmente intuibile, trattano dei problemi e delle teorie legate alla regia nel cinema; la terza e ultima sezione ci parla invece della direzione degli attori, ed è intitolata Vero e falso. Eresie e consigli sensati per l’attore.

RACCONTARE UNA STORIA

Le principali domande a cui un regista deve rispondere sono: “In che punto va messa la cinepresa?” e : “Cosa devo dire agli attori”; e, subito dopo: “Di cosa parla questa scena?”. Ci sono due modi di risolvere questi problemi. La maggior parte dei registi americani risolve il problema dicendo: “Seguiamo l’attore”, come se il film fosse un resoconto di tutto ciò che fa il protagonista.

Ora, se il film deve essere un resoconto delle azioni del protagonista, c’è da sperare che almeno sia interessante. Questo approccio, quindi, mette il regista nella condizione di dover girare il film in maniera”nuova”, interessante; pertanto si chiederà in continuazione :”Qual è il punto più interessante dove mettere la cinepresa per girare questa scena d’amore? Qual è il modo più interessante per filmarla così che sia chiaro tutto ciò che succede? Qual è un modo interessante in cui potrei far comportare l’attore nella scena in cui, ad esempio, lei gli chiede di sposarla?

La maggior parte dei film americani è girata in questo modo, come se il film dovesse sempre essere un reportage di ciò che la gente fa nella vita reale. Ma c’è anche un altro modo di fare i film, che poi è quello suggerito da Ejzenstejn. Questo metodo non ha niente a che vedere con il procedimento di seguire il protagonista, ma è piuttosto una successione di immagini giustapposte in modo tale che il contrasto fra le immagini faccia andare avanti la storia nella mente dello spettatore. È sicuramente una sintesi piuttosto scarna della teoria del montaggio di Ejzenstejn; ma è la prima cosa che so di come si gira un film, e forse anche l’unica.

Quello che dovete sempre fare è raccontare una storia mediante un montaggio di scene. Ovvero, attraverso una giustapposizione di immagini che fondamentalmente non siano in alcun modo enfatizzate. Ejzenstejn dice che l’immagine migliore è l’immagine neutra, priva di enfasi. L’inquadratura di una tazza di tè. L’inquadratura di un cucchiaio. Di una forchetta. Di una porta. Lasciate che sia il montaggio a raccontare la storia. Perché altrimenti non si ha azione drammatica, ma narrazione. Se vi lasciate andare alla narrazione, è come steste dicendo: “Non indovinerete mai perché quello che vi ho appena detto è essenziale per capire la storia”. È irrilevante che il pubblico indovini perché quella cosa è essenziale ai fini della storia. Quello che conta è soltanto raccontare la storia. Lasciate che il pubblico si stupisca.

Dopotutto, il cinema, molto più del teatro, assomiglia al nostro modo quotidiano di raccontare le storie. Se fate attenzione al modo in cui la gente racconta una storia, vi accorgerete che tutti procedono in maniera cinematografica. Saltano da una cosa all’altra e la storia procede per immagini giustapposte, ovvero, grazie a un montaggio.

Uno può dire: “Ero fermo lì all’angolo. C’era un sacco di nebbia. A un certo punto vedo dei tipi che iniziano a correre come pazzi. Forse per via della luna piena. All’improvviso, arriva una macchina e quello che sta accanto a me fa…”

Se ci riflettete, è un elenco di inquadrature: 1) un uomo che sta fermo a un angolo di strada; 2) inquadratura della nebbia; 3) la luna piena in cielo; 4) un uomo che dice: “In questo periodo alla gente gli dà sempre di volta il cervello; 5) una macchina che si avvicina.

Un buon film si fa così, mettendo insieme più immagini. Ora, voi state seguendo la storia. Quello che vi chiedete è: che succederà adesso?(…)

I Tre Usi del Coltello. Saggi e lezioni sul cinema, David Mamet, Minimum Fax, €16

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