ASSOLUZIONE DI UN AMORE – JEAN COTI – Affinità elettive edizioni – 14€
Nel 1977, anno in cui veniva scritto questo romanzo, io non ero nemmeno nata. L’eco degli avvenimenti di quel periodo è però giunto fino ad oggi. I nostri genitori sono cresciuti passando dalle emozioni del movimento studentesco della fine degli
anni sessanta alla lotta armata, al terrorismo delle brigate rosse fino all’omicidio di Aldo Moro (9 Maggio 1978). Poi tutto è cambiato. Se il motto dei più (tra cui il grande scrittore Sciascia) prima di quel tragico avvenimento era “ne con questo stato, ne con le brigate rosse”, alla luce di quel gesto estremo ci fu un unanime passo indietro. Di fronte alla “fermezza” delle istituzioni, tutti furono obbligati a scegliere da che parte stare: con quello stato (il presidente del consiglio era Andreotti) o con le brigate rosse.
Ma nel 1977 era possibile che un dirigente della Confindustria fosse organico alle brigate rosse? E che un giudice ex sessantottino sposasse la causa del terrorismo,
più per amore di ciò che gli rievocava che per veri e propri ideali? Oggi queste cose raccontate da Jean Coti possono sembrare incredibili e invece, rileggendo le cronache di quegli anni, sono realistiche.
Le brigate rosse destavano una certa ammirazione, non solo nell’ambito della galassia extraparlamentare di sinistra, ma anche in alcuni ambienti dell’opinione pubblica, non tanto per le loro posizioni ideologiche (i loro “comunicati” erano prolissi e maniacali) quanto per la loro efficienza nelle operazioni “militari” e per la loro capacità di sottrarsi alle forze dell’ordine.
Ai giorni nostri è facile ipotizzare fitte trame di potere, simpatie rivoluzionarie da parte del potere stesso o finti atti terroristici di cui si immaginano i mandanti,
ormai niente ci stupisce più. Ma quando l’autore scrive questo instant book può solo supporlo. È il 1977, Moro non è morto, a Roma come nelle altre grandi città italiane si crede ancora nella forza della protesta…e solo qualche anno più tardi gli stessi che urlavano in piazza si possono incontrare, sempre per le strade, ma alla ricerca di ben altri sogni. Oppure dietro qualche scrivania a ricoprire ruoli di quel potere che tanto contestavano.
Anche questa è un’altra storia però, perché Angelica, la protagonista del libro, non è mai tornata indietro. Ha titubato, ha dubitato, ha avuto paura, ma non ha mai tradito i suoi ideali. Perfino quando il suo concetto di giustizia non combaciava con i piani, il suo coraggio e la sua determinazione l’hanno spinta ad andare avanti.
Forse l’assoluzione del titolo si riferisce proprio all’abnegazione con cui Angelica si dedica alla rivoluzione, finendo per perdere la cosa più importante, la propria libertà, e senza concedersi neanche le gioie dell’amore.

La terza parte del libro è in bianco, nove capitoli vuoti, forse ancora tutti da scrivere, forse perché non c’è più niente da dire, o forse perché come suggerisce Gian Franco Berti, amico dell’autore, grazie al quale questo piccolo libro è stato pubblicato dopo trent’anni, questa è una storia infinita.
La stesura del libro ed il ritrovamento del dattiloscritto a distanza di 33 anni è una bella storia nella storia che ci rimanda a tempi ancora più lontani, a quell’età dell’oro quando l’amicizia era ancora un valore.
Il testo, di facile lettura, è adatto sia ai molto giovani che ancora non conoscono gli avvenimenti di quegli anni così pieni di cambiamenti, sia a coloro che li hanno vissuti con coscienza, o anche a chi quel periodo lo ha subito, cercando di voltarsi dall’altra parte…
Un’ultima annotazione sulla casa editrice “Affinità Elettive”: decentrata, radicata sul territorio, pubblica libri di qualità ed è gestita da una donna. Ha tutti i requisiti per un sicuro successo.





















