“FIRE HAS NO VOICE” di Francesco Viscuso -Mostra fotografica- da venerdì 1 ottobre – inaugurazione ore 19

Francesco Viscuso, nato a Catania nel Novembre del 1980, vive e lavora a Roma. Diplomatosi all’Istituto Statale d’Arte di Catania in Disegno Architettonico e d’Arredamento e laureatosi in Critica d’Arte all’Università di Roma “La Sapienza”, porta avanti da anni la sua ricerca artistica che spazia dal campo della pittura a quello dell’installazione e del video. Tuttavia, è al momento la fotografia il suo principale mezzo espressivo. Le tematiche principali del suo lavoro sono il Tempo, la Memoria e il Trauma e nelle sue opere il dramma si mescola all’ironia in una ricerca sempre interiore che approfondisce la questione del proprio sguardo nel rapporto con l’essere nel Mondo. La fotografia – e più in generale l’immagine stessa – non è per lui la possibilità di un contatto con una presunta realtà esterna, ma piuttosto “la luce della mente, terribilmente sconvolta”.

Scrive del suo lavoro Sara Feola:

“La ricerca del giovane artista siciliano si articola in serie di scatti che esplorano le potenzialità espressive insite nella relazione tra il medium fotografico e la manipolazione dell’immagine finale, tradotta (attraverso processi digitali e manuali) in qualcosa di altro, un altro che conserva la forza del gesto che l’ha originato e che al contempo si arricchisce di elementi forti e dagli effetti inaspettati, in parte casuali: uno strato di bitume, uno strappo, una scalfitura della superficie.

Non c’è niente di scontato nel lavoro di Francesco Viscuso: le polaroid, tradizionalmente caratterizzate da un bordo bianco, si vestono di nero (Black Polaroids), immagini di fiori ridotti all’essenzialità delle loro forme si affiancano al fitto di pagine di un vangelo tradotto in lingua giapponese (Judge not what is best by pleasure though to nature seeming meet). Molti gli autoritratti, tradotti in chiave allucinatoria dalla deformazione e dal movimento (On the back way). Lo spettatore non può restare indifferente, lo richiamano all’attenzione gli interrogativi -impliciti e non- posti dalle immagini (Chapitre 9), o l’identità ambigua e grottesca di alcuni dei protagonisti delle sue fotografie, i cui visi mascherati sfilano muti davanti al nostro sguardo (Carnival Motel). Diverse le influenze, da Francis Bacon a Joseph Cornell, quest’ultimo evocato in assemblage di oggetti trovati dal sapore surrealista che, insieme ai collage, ottenuti dall’unione di vecchie fotografie, manifestano l’interesse di Francesco Viscuso per il passato e per i suoi frammenti, malinconici, preziosi e poetici perché parte di ciò che non è più”. (di Sara Feola)

Lili Refrain è una one woman band munita di chitarra elettrica, voce, e una catena di effetti che le consentono di campionare in tempo reale le sovrapposizioni sonore che danno vita ai suoi brani, vero e proprio monologo di sentimenti e vibrazioni che intrecciano folk, psichedelia, techno, epic metal, ambient minimalista e virtuosismi di voce e chitarra. La sua padronanza tecnica e il suo raffinato gusto contrappuntistico conducono l’ascoltatore nei meandri dello “Shippinghead”, un indimenticabile atto unico oltre i confini di qualsivoglia genere musicale. Ha all’attivo due album che vantano eccellenti critiche da parte di riviste del settore e webzine nazionali ed internazionali: “Lili Refrain” autoproduzione del 2007 e “9″ uscito nel 2010 con “Trips Und Träume” e “Three Legged Cat”.

Nel 2008 Francesco Viscuso e Lili Refrain fondano “SE.TE”, progetto basato sulla correlazione tra Immagine, Suono e Performance.



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http://www.flickr.com/photos/francescoviscuso/

http://www.myspace.com/lilirefrain

http://www.myspace.com/seteproject

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