Cinema: femminile, plurale – di Paola Casella – giovedì 14 ottobre – ore 19
Cinema e identità, incontri sul cinema
presentazione di
Cinema: femminile, plurale
di Paola Casella
Le mani
giovedì 14 ottobre, ore 19
interviene Mattia Artibani
Il testo di Paola Casella, edito da Le Mani, racconta, descrive ed analizza la figura della donna nel cinema contemporaneo.
Una rappresentazione che sembra essere dominata dall’incertezza, dall’assenza (o negazione) di una identità precisa (tratto comune a gran parte del cinema contemporaneo). La rassegna delle figure femminili non a caso parte con l’analisi di alcuni personaggi interpretati da Isabelle Huppert, che simboleggiano al meglio quell’incertezza di cui si diceva, soprattutto secondo i versanti della sessualità e del rifiuto di un ruolo prestabilito cui aderire (quasi sempre quello della moglie o madre). Tra i film che vengono presi a modello, di particolare interesse è La Pianista, laddove la Huppert, in questo caso diretta da Haneke, interpreta una donna che nega la propria femminilità fino a livelli di autolesionismo estremi, parossistici.

Vengono poi analizzati altri percorsi attoriali esemplari, come quelli di Julianne Moore o Nicole Kidman. Nel caso della Moore (si vedano Lontano dal paradiso o The Hours) assistiamo alla caratterizzazione di personaggi segnati da un disagio, che si traduce in progressivo distacco, rispetto all’essere moglie e madre in un contesto fortemente repressivo, come poteva essere quello della media borghesia americana degli anni ‘50 (ambientazione comune a entrambe le pellicole). La Kidman, invece, sembra essere l’incarnazione di una sorta di pre-veggenza. Eyes Wide Shut, quindi, dove il personaggio della Kidman, soprattutto se confrontato alle caratteristiche di cecità e totale incapacità di (auto)analisi del marito Tom Cruise, mostra appunto di possedere uno sguardo più approfondito, una “volontà di vedere” totalmente estranea al personaggio maschile.
Il testo di Casella passa poi all’analisi di quel cinema che, da Almodovar a Von Trier a Ozpetek a Muccino (di cui
vengono stigmatizzati i ruoli femminili proposti nei primi film), dedica particolare spazio alla donna, nel bene e nel male. Gli ultimi quattro capitoli, infine, sono dedicati alle declinazione del concetto di maternità che, passando dalla madre “vendicatrice” di stampo tarantiniano, culmina nell’opera dei fratelli Dardenne, laddove il materno è “espressione concreta di un desiderio femminile profondo e talvolta autonegato, di un’esigenza personale sopita ma alla lunga insopprimibile”. Buona lettura!
Cinema: femminile, plurale, di Paola Casella, Le Mani, €14























