Tarantino Vs Kitano – di Angela Cinicolo – domenica 24 ottobre, ore 19
Cinema e identità. Incontri sul cinema
Tarantino Vs Kitano
di Angela Cinicolo
Sovera Edizioni
con l’autrice interviene Mattia Artibani
Quentin Tarantino e Takeshi Kitano sono senza ombra di dubbio tra i registi più influenti degli ultimi anni, apprezzati da pubblico e critica, entrambi personaggi mediatici. Soprattutto il primo a dir la verità, mentre la stella del regista giapponese si è andata progressivamente affievolendo, in particolar modo qui da noi tanto che i suoi ultimi film non hanno trovato una distribuzione.
Tarantino, il re del cinema post-moderno, esplode a livello planetario nel 1994, anno di Pulp Fiction. Palma d’oro a Cannes e istantaneamente elevata al rango di icona pop, la pellicola del regista californiano lanciò o meglio diede improvvisa ribalta ad un genere, il pulp appunto, fino ad allora rimasto di nicchia e poi diventato fenomeno di costume. Tutto questo facendo propria una pratica tipica del postmoderno, e cioè contaminando la cultura “bassa”, i sottogeneri letterari di cui si diceva, con quella “alta”. E che Pulp Fiction voglia essere un momento importante, “alto”, di cinema lo capiamo subito e da un elemento in particolare. La raffinatezza della sceneggiatura, che allora fece epoca per la spregiudicata frantumazione del racconto, dei tempi del racconto che rendevano possibile, ad esempio, la “resurezione” di Vincent Vega-John Travolta: morto ammazzato e poi vivo e vegeto nell’episodio seguente…
Kitano invece, attore oltre che regista dei propri film, deve ad Hana-bi (Leone d’oro a Venezia ‘97) la propria fama internazionale. Anche in questo caso la novità, l’originalità, è rappresentata dal calare in un contesto abbastanza stereotipato come quello degli yakuza-movie elementi estranei al genere, che lo rivitalizzano e scavalcano al contempo. Per esempio la rarefazione dei tempi, che introducono una riflessività e profondità estranee al genere da cui pure si parte. Oppure la bellezza delle inquadrature, la poeticità dei disegni frutto del genio di Kitano stesso. 
Il testo di Angela Cinicolo, edito da Sovera, analizza il percorso di Tarantino e Kitano prendendo le mosse proprio dal rapporto che intercorre tra i loro film e la tradizione, cinematografica e non, alta o bassa che sia, su cui essi si innestano. Entrambe le filmografie, secondo Cinicolo, se da un lato omaggiano e citano le proprie passioni (musicali, letterarie, cinematografiche ovviamente), dall’altro innervano questo passato, questo sterminano patrimonio comune pop di nuovi sensi e nuovi significati. Questo è evidente soprattutto in Tarantino, laddove dalla commistione tra il cinema d’autore alla Leone e il cinema d’azione asiatico nasce un immaginario assolutamente esplosivo ed inedito. Oppure si pensi a come i cineasti abbiano rinnovato la rappresentazione cinematografica del samurai in Kill Bil e Zatoichi, rispettivamente. Un’autorialità quella di Kitano e Tarantino che, come dice l’autrice, è confermata e trae linfa da altre visioni e da altri autori, nel solco di una poetica postmoderna all’interno della quale l’autoreferenzialità non è mai sterile, ma gioco che stimola intelletto e immaginazione.
L’autrice
Angela Cinicolo è napoletana e laureata in Storia e Critica del Cinema presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Redattrice del magazine on-line Movieplayer.it, ha collaborato con il free press romano Acchiappafilm e scrive per diverse webzine tra cui Close-Up.
Tarantino Vs Kitano, di Angela Cinicolo, Sovera Edizioni, 15€























