Cinegomorra. Luci e ombre sul nuovo cinema italiano – a cura di Simone Isola – Sovera Edizioni – €15

Si parla spesso di morte del cinema italiano, adducendo motivi che a seconda dei casi possono essere: scarso sostegno statale, appiattimento dello sguardo dei registi e dei gusti del pubblico, generale contesto di impoverimento culturale del paese, poco coraggio da parte dei produttori, debolezza dell’industria cinema etc… Soprattutto facendo il confronto con quella eccezionale stagione che dal neorealismo arriva fino all’inizio degli anni ottanta, il quadro che ne esce è poco confortante: pochissimi autori, nulla o quasi nulla risonanza internazionale, totale assenza dei generi.

Altrettanto spesso, si parla di rinascimento del cinema italiano. Ultimo eclatante caso nel 2008, col trionfo al Festival di Cannes di Gomorra e Il Divo, entrambi Gran Premio della Giuria. I film in questione vennero visti come esempio di un ritorno da parte del cinema nostrano a temi di più ampio respiro sociale e politico, dopo anni di drammi da camera, cinepanettoni e sterile autorialità. Temi come l’impero della camorra nell’hinterland napoletano (e non solo) e figure come quella di Andreotti, la cui carriera politica come è noto attraversa tutta la storia della repubblica, in effetti non erano affrontati con tale potenza, con tale profondità dalla stagione dei Rosi e dei Petri.

Cìnegomorra. Luci e ombre sul nuovo cinema italiano, a cura di Simone Isola, edito da Sovera, affronta queste ed altre questioni dando insieme uno sguardo globale sul cinema italiano contemporaneo, e soffermandosi poi su alcuni casi particolari. Il volume si divide infatti in due sezioni. Nella prima alcuni saggi si occupano di definire il contesto generale, tratteggiando ad esempio con precisione la situazione produttiva dopo l’avvento del digitale, o dopo i tagli ai fondi governativi. E ancora: l’emergere di un nuovo divismo, lo stato della commedia e del cinema d’animazione, dell’horror, uno sguardo sul cinema al femminile. Di particolare interesse il saggio sul documentario, in cui si dimostra come accanto  a quello produttivo esista anche e soprattutto un grave problema di distribuzione, dato lo scoraggiante rapporto tra documentari girati e poi effettivamente usciti nelle sale.

Nella seconda sezione, come detto, vengono analizzate in maniera agile le carriere di autori come Sorrentino e Garrone, Vicari e Crialese, Marra e Winspeare (e di altri autori cui viene riservato l’intervento finale e riassuntivo). A completare il volume ci sono interviste ai suddetti registi, interviste che hanno il merito di completare il discorso portato avanti nei saggi. L’impressione che si ricava dalla lettura di Cinegomorra è quella di un panorama che, nonostante i problemi di varia natura cui si accennava e che pure ci sono, mostra una sua vitalità. Soprattutto nel documentario si evidenzia una volontà di raccontare il paese che finalmente supera sia una certa autorialità stucchevole, sia un certo cinema che parla di una borghesia che non esiste, come viene definito da Marco Giusti, sia la corrività del filone giovanilistico oggi imperante (almeno in termini di incassi). Grazie anche all’introduzione del digitale, che può significare abbattimento dei costi e maggiore agilità in termini tecnici, si aprono quindi nuovi spazi per rompere il duopolio produttivo e distributivo Rai (01) – Mediaset (Medusa). Dominio quasi incontrastato che, come viene detto in uno dei saggi iniziali di Cinegomorra, porta ad una sorta di pensiero unico cinematografico all’interno del quale gli autori prima che censurati si auto-censurano. Processo che oltre alle storie da raccontare investe anche lo sguardo, spesso appiattito su stilemi televisivi che, davvero, significano la morte del cinema.

Cinegomorra. Luci e ombre sul nuovo cinema italiano, a cura di Simone Isola, Sovera Edizioni, €15

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