Invenzione del west(ern) – a cura di Stefano Rosso – Ombre Corte – €18

In questa raccolta di saggi a cura di Stefano Rosso, edita da Ombre Corte, vengono decostruiti e discussi alcuni dei miti che sono alla base del genere western, inteso non solo in senso cinematografico. Già dalla frase posta in esergo al capitolo introduttivo del volume la direzione intrapresa è chiara. “Questo è il west. Dove se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda (print the legend nell’originale). La sentenza è tratta da L’uomo che uccise Liberty Valance (The Man Who Shot Liberty Valance, 1962) di John Ford. Film che, come molti altri girati nel corso degli anni sessanta, ben rappresenta quel clima di disillusione proprio del cinema western nella sua fase crepuscolare. Il genere per eccellenza del cinema americano, epopea al servizio dell’ideologia colonialista e dell’individualismo stelle e strisce, nei film di un Aldrich, di un Peckinpah e di un Altman viene quindi criticato e minato alle fondamenta. Alternando uno sguardo ora dolente (Peckinpah), ora ironico (Altman), ora revisionista in senso politico (Soldato Blu, 1970, di Ralph Nelson), questi e altri registi rendono conto della fine di un genere. Che, per il suo essere così fortemente connotato in senso ideologico, significa anche la fine di un sistema di valori e credenze. O, più precisamente, la fine della narrazione che gli Usa andavano facendo dell’espansione verso Ovest, scena primaria della nazione americana. Del western è quindi svelato il carattere di artificio, falsificazione di un pezzo di storia patria. Tale processo si articola fondamentalmente secondo due direzioni ben distinte: l’incremento del tasso di “realismo”, del west e dei suoi supposti eroi viene cioè mostrato il lato sporco, sangue e sudore; oppure, nei film di Hawks ad esempio, si calca talmente la mano su convenzioni e clichè al fine di mettere così tra parentesi il genere, svuotandolo.

La critica e lo svelamento investono ovviamente anche la rappresentazione di personaggi un tempo considerati eroici, simboli del west come Buffalo Bill. E a questo proposito va assolutamente visto il magnifico Buffalo Bill e gli Indiani (Buffalo Bill and the Indians, 1976) di Robert Altman. Eroi le cui gesta furono veicolate nell’immaginario popolare di fine ottocento e inizio novecento grazie alle cosiddette dime novels, riviste a grande tiratura che narravano quasi in presa diretta la conquista del west. Ma, per motivi propagandistici facili da intuire, i fatti inerenti alla conquista furono trasfigurati in modo tale da fornire una versione edulcorata, e spesso del tutto fasulla, di eventi spesso tragici e sanguinosi. Similmente, personaggi che nella realtà non ebbero nessun tratto di eroismo diventarono simboli di virtù, come il coraggio o la destrezza fisica, alla base del mito individualista americano. Padri della patria, si diceva, ma in realtà costruzioni mediatiche. Venne così stampata la leggenda, in modo da rendere i fatti delle guerre indiane o dell’insediamento dei coloni più digeribili all’opinione pubblica.

I tredici saggi che compongono L’invenzione del west(ern) ci narrano appunto, come negli interventi di Bruno Cartosio e Larry McMurtry, dello scarto tra la realtà storica e la sua trasposizione nel regime della fiction. Il saggio di McMurtry, in particolare, pone ironicamente in contrasto la verità di figure storiche come Kit Carson rispetto alla mitologia sorta attorno alle loro gesta. Altri saggi, come quelli di Oliviero Bergamini, Anna Scannavini e Giorgio Mariani, mettono a fuoco altri importanti questioni della narrativa western, e rispettivamente: le giubbe blu, ovvero l’esercito americano di stanza ad ovest, non proprio così irreprensibile come sul grande schermo; i matrimoni misti, tra tabù e slanci libertari; la rappresentazione della donna, da maestrina o puttana a eroina, come nei western crepuscolari o postmoderni. Uno spazio importante nel libro è riservato alla letteratura, a discapito del cinema. E quindi Stefano Rosso ci parla dei romanzi e racconti di Elmore Leonard (non ancora noir), John Rieder del rapporto tra western e fantascienza, che riprende attualizzandolo il tema della frontiera, Matteo Sanfilippo dei fumetti, sia americani che italiani, ambientati nel vecchio west. Di particolare interesse, infine, è il saggio di Andrea Carosso che isola la strategia narrativa disneyana come esempio di un western usato in chiave ideologica e propagandistica.

Invenzione del west(ern). Fortuna di un genere nella cultura del Novecento, a cura di Stefano Rosso, Ombre Corte, €18

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