Dietro i nostri occhi. Un diario – Luc Dardenne – Isbn – 16,5€
L’opera dei fratelli Dardenne, Jean-Pierre e Luc, va sicuramente considerata tra le più significative del cinema contemporaneo. I loro film, da La promesse (1996) fino all’ultimo Il ragazzo con la bicicletta, presentato a Cannes e da poco uscito in Italia, affrontano temi come l’emarginazione, la precarietà, la complessità del rapporto padre-figlio, la vendetta e il perdono. Come ad esempio in Il figlio (2002), dove un immenso Olivier Gourmet, tra gli attori più cari ai Dardenne, interpreta un uomo costretto ad uno straordinario corpo a corpo con l’adolescente responsabile della morte del figlio, avvenuta cinque anni prima. In questo film emerge con chiarezza esemplare la forza dei Dardenne, capaci di girare con credibilità e freddezza, unite ad una elevata dose di suspence che nasce da attese e tempi dilatati, la storia di un perdono che in mano a registi meno sapienti, o semplicemente più paraculi, avrebbe assunto le fattezze di un insostenibile polpettone. Lo stile visivo del film è altrettanto stupefacente, con questa macchina a mano constantemente collocata alle spalle di Gourmet, quasi la raffigurazione del peso che l’uomo è costretto a portarsi dietro.
Dietro i nostri occhi, il diario di Luc Dardenne pubblicato dalla casa editrice Isbn nel 2009, abbraccia un arco di tempo che va dal 1991 al 2005, cioè in piena fase post-produttiva di L’Enfant, altro loro capolavoro sulla paternità negata, o impossibile. Dopo la lettura è forte l’impressione di un processo creativo sofferto e rigoroso, attento in maniera quasi maniacale a quella che si potrebbe definire onestà della rappresentazione cinematografica. La violenza, altro elemento centrale in quasi tutte le loro pellicole, è rappresentata in maniera anti-hollywoodiana, senza mai compiacimento, indagata nelle sue componenti sociali. Ma, attenzione, i film dei Dardenne non sono a tesi, monoliti noiosi e scontati. Possiedono invece una forza nel raccontare che li accomuna ai capolavori dei maestri della storia del cinema. Tra le influenze dichiarate nel diario, oltre ai più ovvi in questo contesto Rossellini e Mizoguchi, appare ad un certo punto John Ford, menzionato dopo la visione da parte di Luc dell’ultima pellicola del regista americano, Missione in Manciuria (Seven Women, 1966). Ferma restando l’enorme differenza tra i Dardenne e Ford, differenza che si articola e snoda su più fronti, la potenza del racconto dei Dardenne è quasi fordiana, nel senso di un cinema con pochi orpelli (l’avversione per lo strapotere del commento musicale è questo sì un punto di incontro tra i tre cineasti), che bada al sodo, che procede diretto verso l’essenza della questione. A completare il volume ci sono le sceneggiature di Il figlio, L’Enfant e Il matrimonio di Lorna (2008), esempi quanto mai concreti della poetica di Jean-Pierre e Luc Dardenne.
Dietro i nostri occhi. Un diario, Luc Dardenne, Isbn, 16,5€























