Richard Yates – di Tao Lin – Il Saggiatore – 15€

“Io un criceto l’ho tenuto in mano solo una volta” disse Dakota Fanning sulla chat di Gmail. “Aveva delle zampette minuscole. Mi sa che ho pianto un po’.”
“Io una volta ho visto un criceto mangiarsi i figli” disse Haley Joel Osment . “Avrei voluto battergli il cinque. Solo che lui non sapeva come si batte il cinque.”
“Anche io mi mangerei i figli, se ne avessi. Non ne ho.”
“Quanti anni hai?” disse Haley Joel Osment.
“16. Mi sa che è un bene che non ho figli.”
“Tu non hai 16 anni. Ne avrai 25.”
“No, ne ho 16” disse Dakota Fanning “Oggi ho disegnato un criceto su un pezzo di carta rosa e poi l’ho posato in cima a un cestino pieno di carta, così il primo che lo svuota si trova il criceto che lo fissa, è carino.”
Haley Joel Osment confermò che era carino. Dakota Fanning disse che nella vita di tutti i giorni lei non faceva facce. Lasciava che i muscoli si muovessero come veniva a loro, e tutti i giorni qualcuno le diceva “Sembri triste, smettila. Non hai il diritto di essere triste. Io sono triste. I miei sono divorziati. Di’ qualcosa che fa ridere.”
Haley Joel Osment disse che lui quando faceva la faccia triste si sentiva bene.
“Mia mamma ha visto un pacco che mi hai spedito e ha chiesto se eri un maniaco” disse Dakota Fanning sulla chat di Gmail una settimana dopo. “Le ho detto che non eri un maniaco. Che sei laureato alla New York University”. Haley Joel Osment disse che l’unico motivo per cui era andato alla New York University era che così adesso Dakota Fanning poteva dire a sua madre che non era un maniaco, ma uno che si era laureato alla New York University. Dakota Fanning disse che a novembre l’avrebbero portata in gita a vedere un museo di Manhattan e che Haley Joel Osment poteva raggiungerla e sedersi vicino a lei e potevano mangiare insieme.
“Sarebbe bello” disse Haley Joel Osment.
“Novembre è lontanissimo” disse anche.

Qualche settimana dopo si parlarono al telefono per quasi tre ore. Dakota Fanning disse che era andata a lavorare da McDonald’s e poi aveva attraversato a piedi un ponte e regalato 20 dollari a un senzatetto e al senzatetto aveva detto che odiava il suo lavoro e poi era tornata a casa e per un quarto d’ora aveva tentato di far roteare delle cose come un giocoliere. Haley Joel Osment era steso al buio sul suo materasso gonfiabile in un appartamento di Wall Street dove vivevano in tre. Nella sua stanza non c’erano finestre. Disse che quel giorno mentre camminava a un certo punto si era accorto che stava pensando “La vita è stupida. Io sono stupido.” Ma in una frase sola, non due. Dakota Fanning gli disse che era normale. Disse che aveva un violino rotto che conservava perché voleva sfasciarlo contro qualcosa, però ogni volta pensava “No, non ancora”. Quando non avevano niente da dire rimanevano in silenzio, e poi si dicevano “ciao” una quarantina di volte.
Il giorno dopo Haley Joel Osment si fermò fuori dalla biblioteca sulla 76esima dove lavorava venticinque ore a settimana e sentì il sole sulla faccia e mangiò un’insalata. Era il 25 aprile. Haley Joel Osment aveva 22 anni. Dopo il lavoro, prese la metro 6 e andò alla Bobst Library della New York Univesity a sedersi davanti a un computer. Non era più uno studente, ma qualcuno si era sbagliato e gli aveva prolungato l’accesso fino al 2011. Era il 2006. Haley Joel Osment parlò con Dakota Fanning sulla chat di Gmail. Andò a casa. Si stese sul materasso gonfiabile. Lesse un racconto su una donna con una grave depressione nell’Illinois rurale.

Si svegliò intorno alle 2 del pomeriggio e fece la doccia e si vestì. Andò in cucina ascoltando musica sull’iPod con gli auricolari. Era solo in casa. Osservò la stanza in comune. Una volta nella stanza in comune aveva guardato un film coreano con il suo coinquilino. Nel film, un poliziotto colpiva per sbaglio un altro poliziotto con un calcio volante. Il film parlava di un serial killer. “La vita mi annoia” pensò Haley Joel Osment.[…]

Richard Yates, di Tao Lin, Il Saggiatore, 15€

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