Altroquando 29mar12

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So I walked through the morning, sweet early morning,
I could hear my lady calling,
“You’ve won me, you’ve won me, my lord,
you’ve won me, you’ve won me, my lord”.

L.C.

Altroquandiani del giovedì notte,
voi, spettatori di Voyager, sognatori, voi che russate, lettori, bevitori di Punk IPA (quando c’è), distratti, dispersi, ritrovati, voi. Stasera sfruttando la (vecchia) idea di propinarvi questo dispaccio settimanale in forma anche di post (dove quindi ho modo di usare foto e video, qui invece no, qui ci piace asciutto), voi dunque miei cari be’, sappiate che lo farò (sul sito). Parlo delle foto, e dei video. Come molti di voi sanno sulla vetrina della nostra libreria campeggia da mesi un poster che raffigura la mappa intricata di una rete metropolitana. L’immagine si intitola I have A Dream e la città il cui ramificato tessuto è riprodotto è la nostra Roma. Altroquandiani, “I have a dream”, la metro tentacolare, le fermate a Fregene Singita, a Piazzale degli Eroi, al Galoppatoio, a Maccarese (a Maccarese!), Pietralata, Casal Bruciato, come sapete, non esistono. Sebbene le giunte comunali non brillino per senso del marketing (il trenino che va a Ostia in qualunque altro posto sarebbe considerato una linea metropolitana, sebbene superficiale: i vagoni sono quelli della metro e le fermate pure), considerate anche questo, va bene, considerate tutto: ma pure avendo considerato proprio tutto come giustificare le cose che si sentono di qui, dalla cassa, quando (spesso) i passanti si fermano lì, di fronte al poster e portandosi una mano al mento dichiarano pensosamente: «Ohh, la linea viola, scendo a Casal Lumbroso prendo la marrone e sono da te!». E non scherzano. «È la rete degli autobus!». «No, sì, no, è il progetto del 1986!». (Il “progetto” è una boutade di qualche mese fa). «Ehi, guarda, la metro di Berlino!» «Ma, aspetta, aspetta, Campo de’ Fiori? A Berlino c’è un Campo de’ Fiori?!». C’è poi chi è risoluto: «Questa è la metro, sarà così tra 10 anni». E i più desolati «ahh, magari». (In effetti…). E poi dopo aver vagheggiato un po’ del tragitto tra casa e lavoro – ché a contemplare la metro si può ben confabulare, visto che a sostare si formano sovente nutriti capannelli – lui afferra il gomito di lei, fa per entrare, si guarda intorno e finalmente procede verso la cassa, verso di me. Torniamo ai libri, ecco, era anche ora. «Cercavo un libro… – visto? – ma non ricordo né il titolo né l’autore… aveva una copertina verde. Verde e… forse c’era un albero. Ce l’avete?».
Il poster è in vendita, sì.

V29

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da mercoledì a sabato (ad libitum)
dalle 19 alle 21
*il 3 x 2
Paghi 2 birre e ne bevi 3.

Le birre rispetto alla passata settimana sono cambiate tutte, tranne una. Come? Volete sapere quali ci sono/quale è rimasta? Ah ah ah ah ah ah ah ah.

* [sento sempre che non l'avrò ripetuto abbastanza mai]

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Venerdì 30
19.15
3 x 2 + I libri in testa VS “Evgenij Onegin” di Aleksandr Puškin

Un incontro che è un po’ un corpo a corpo, un po’ un faccia a faccia. Un po’ una lotta nel fango e un po’ una sfida di Sumo. Il gruppo dei Libri in testa venerdì sera sfida Aleksandr Puškin, e l’esito dell’incontro è davvero incerto.

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sabato 31
20.00
Reading Scrittori Precari

Il manipolo romano di Scrittori Precari zompetta sul palco di AnderQ al suono rivoluzionario (forse) dei loro graffianti scritti recitati (forse) bene. Forse recitati è improprio, li leggeranno solo (forse). La bellezza è nulla senza il controllo. Scrittori Precari a Roma. Con birre.

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domenica 31
ore 19.30
Any Given Sunday – aperitivo + musica

Il solito aperitivetto sciroccato della dimanche
con le leggiadre leccornìe by Giulia and The Marcialis

Questa volta accompagnate da
L’orchestra Cocò
(nientepopòdimenoché)
e fatevelo un tuffo negli anni ’20, no?

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Quando Diego Maradona saltò davanti al portiere Shilton e gli fece passare con la mano la palla sopra la testa, alle Malvinas il consigliere municipale Louis Cliffon avvertì il primo mancamento.
Il secondo, più prolungato, si verificò quando Diego dribblò mezza dozzina di inglesi e segnò il secondo goal per l’Argentina. Fuori un vento gelato spazzava le strade deserte di Port Stanley e le truppe britanniche chiuse in caserma ascoltavano, turbate, come il piccolo diavolo del Napoli stava rovinando la festa del quarto anniversario della riconquista di quelle che loro chiamavano Falkland.
Sabato, Clifton aveva convocato l’unico giornalista condannato a vivere in quel luogo per annunciargli che tutti gli abitanti dell’arcipelago volevano il trionfo britannico «come nel 1982». Quell’anno l’Inghilterra aveva non soltanto vinto la guerra ma anche la partita della Coppa del Mondo, in Spagna. Questa volta era diverso perché Maradona era ispirato sia nelle mani sia nei piedi e l’arbitro tunisino Alì Bennacoeur era uno del Terzo Mondo che non stava lì a fare gran distinzione tra un arto inferiore e uno superiore del corpo umano.
Di modo che il consigliere municipale Clifton sospettò la congiura e cercò di mettersi in contatto con il Foreign Office di Londra mentre io, dalla mia casa nel quartiere della Boca a Buenos Aires, cercavo di chiamarlo per spiegargli che quando noi eravamo bambini i goal fatti dopo una serie di dribbling contavano doppio, e perciò la seconda rete di Diego valeva anche per quella che aveva segnato di pugno.
Però non è facile mettersi in comunicazione con le Malvinas da Buenos Aires. Al centralino si meravigliarono molto quando spiegai che volevo chiamare Clifton, e mi dettero un numero al quale, dopo mezz’ora di attesa mi dissero che l’unico modo possibile era parlare via radio, attraverso le onde corte. Dato che le Malvinas sono territorio d’oltremare, il servizio è lo stesso che mette in comunicazione con una nave in mezzo all’Atlantico.
Le cose stavano più o meno così: se io ero disposto ad aspettare, la radio avrebbe lanciato un segnale più o meno disperato e lungo fino a che l’addormentato capo del servizio di Port Stanley l’avesse captato, si fosse riavuto dallo stupore e, se la neve non era troppo alta, fosse corso a cercare Mister Louis Clifton, che intanto era venuto meno per lo spavento.
Tutto questo accadeva mentre Belgio e Spagna ci davano dentro per sapere chi doveva essere l’avversario dell’Argentina nella semifinale dell’indomani. Quando giunse il momento dei rigori, desistetti dal tentativo di parlare con il consigliere municipale Clifton per timore di provocare un incidente internazionale.
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Osvaldo Soriano, “Fùtbol” (Einaudi).

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