Tarantino e dintorni – da mercoledì 4 aprile ore 21

Giusto vent’anni fa Quentin Tarantino esordisce alla regia con Le Iene (Resevoir Dogs), istantaneo oggetto di culto. Tra Peckinpah e Scorsese e Leone, più quella fascinazione per il cinema di serie B che andrà esplicitando negli anni a venire, il giovane Quentin confeziona un perfetto mix tra cultura alta e bassa. Una scrittura raffinata si unisce a un immaginario da drive-in, da pulp magazines. Due anni dopo, nel 1994, Pulp Fiction completa l’opera: successo planetario, Palma d’oro a Cannes, Tarantino regista-divo e gallina dalle uova d’oro in grado di realizzare film nella più completa libertà. Meglio se folli mastodonti, come il doppio Kill Bill.

In occasione di questo anniversario vi proponiamo i primi tre film di Tarantino, con l’aggiunta di Assassini Nati (Natural Born Killers, 1994), di Oliver Stone ma scritto dallo stesso Tarantino.

Dei primi due, Le Iene e Pulp Fiction, si sa più o meno tutto. Pellicole ormai simbolo del decennio cinematografico in cui furono girate, con dialoghi e scene impresse nella memoria di una generazione di spettatori almeno. In comune hanno il virtuosismo della sceneggiatura, che frammenta ogni logica coordinata spazio-temporale (sì, il famoso esempio di Vincent Vega che in Pulp Fiction muore e poi, letteralmente, risorge). Altro tratto d’unione degli esordi tarantiniani è la violenza, ovviamente. Ma colpisce come gli atti più efferati siano rappresentati in maniera opposta: ne Le Iene la violenza è realistica, colpisce e inorridisce lo spettatore. In Pulp Fiction, al contrario, la violenza è ludica, fumettistica. Il sangue che scorre è chiaramente ketchup. Si diceva che chi muore in una sequenza è vivo e vegeto nell’altra. Come succede nei cartoni animati, e agli eroi delle strisce Marvel.

Il terzo appuntamento è con Assassini Nati, diretto da Oliver Stone, con Woody Harrelson e Juliette Lewis. Il film fu ripudiato da Tarantino che vide stravolta la propria sceneggiatura, la propria idea di cinema. Il regista californiano vuole essenzialmente divertire, dissimulando ogni altro intento dietro il gioco ludico del cinema. L’intento di Stone è opposto: educare ed ammonire lo spettatore. In questo caso, attraverso un apologo sull’endemica violenza della società dello spettacolo.

A concludere la rassegna, Jackie Brown (Id.,1997). Il film è tratto da un romanzo del grande Ellmore Leonard, ed ha come protagonista Pam Grier, direttamente dalla blaxploitation tanto amata da Tarantino. Tutta la pellicola richiama un certo cinema degli anni settanta, evocato, oltre che dalla presenza della Grier, dal tipo di atmosfere, dalla colonna sonora. Ma aldilà dei consueti rimandi citazionisti, Jackie Brown è un grande film, meno “freddo” rispetto alle due precedenti opere. Tarantino qui sembra mettere tra parentesi l’iperbolico immaginario che lo contraddistingue, scegliendo invece di raccontare una storia pervasa da una malinconia di fondo. Se in Pulp Fiction, ad esempio, il grottesco aneddoto che Cristopher Walken racconta in flashback al piccolo Butch certamente non si riferisce alla guerra del Vietnam, ma ai film sul Vietnam, in Jackie Brown i due protagonisti sono “reali”, e lo sguardo del regista più partecipe. In altre parole, Tarantino inverte il processo di distanziamento tipico del postmodernismo, creando una piccola crepa nel muro del proprio manierismo. Bisognerà attendere il 2009 del bellissimo Bastardi senza gloria (Inglourious Basterds) per riannodare i fili di questo discorso.

PROGRAMMA

mercoledì 4 aprile ore 21.00, Le Iene, 95 min

martedì 10 aprile ore 21.30, Pulp Fiction, 148 min

mercoledì 18 aprile ore 21.00, Assassini Nati, 115 min

mercoledì 25 aprile ore 21.30, Jackie Brown, 154 min

Proiezioni in lingua originale con sottotitoli. Ingresso libero

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