25 aprile 1945-2012

Cadore, 15 giugno 1944

La faccenda si muove anche da noi, ma tragicamente: ieri, il 14 giugno, c’è stata battaglia a Passo Mauria e sei dei nostri ci sono rimasti.
Era da molti giorni che a Pieve e dintorni parlavano di un possibile lancio, troppa gente sapeva e parlava, per piazze e osterie, certuni in margine al movimento, maneggioni dalla lingua di femmine, perfino il messaggio sapevano: “Bracciano è un lago”, si facevano belli della loro importanza.
Chi ha parlato tanto, porca miseria? Fin che un informatore ha avvisato i tedeschi: era da immaginarlo.
Venne quel lancio e Garbin non c’era. L’aereo ha sganciato dove non doveva e c’è voluto del tempo a ricuperare i colli: c’erano lassù una trentina di ragazzi della Calvi, ben armati, sì, ma tutti troppo giovani, inesperti e soli.
Celso in vedetta su un posto ottimo, con molte sipe e mitraglia, vede i tedeschi arrivare, li sente che arrivano e valuta che da lì, da quella posizione si potrebbe fermare qualunque colonna, ma ha ordine di non sparare, solo avvisare. E obbedisce.
Al valico i tedeschi si sono appostati e hanno dato battaglia, più scoperta e micidiale qui; questa trentina di ragazzetti hannop combattuto e manovrato selvaggiamente, sparato e sparato con incredibile fegato, quattro sono caduti: Renato Frescura, Bepi Striss, Papazzoni e uno del Comelico ( era ferito alla gola, è morto stanotte; curato male, è morto ).
Ecco, dopo vedono i tedeschi là sul valico tirarsi per i piedi dei morti loro, fin che escono dal tiro delle nostre armi automatiche, si mettono con i camion sulla mulattiera militare, con le venti millimetri sparano dai camion.
A lungo hanno sparato e dopo il pesto si sa cha accerchiano.
Allora i ragazzi hanno deciso di ritirarsi, in ordine, quelli vivi, di tentare per l’ultimo pertugio di torbiera scoperta, pertugio che presto sarebbe stato occupato; infatti s’è vista avanzare da sotto una compagnia tedesca; per coprirsi dal tiro costoro si spingono avanti dei civili, gente di Carnia ignara, ch’era nei fienili a far fieno, donne con le gerle e bambini, camminano nel silenzio del terrore con i fucili alle costole, la solita storia delle guerre, il solito ricatto.
E così sparare non si può più; solo buttarsi in boscaglia, defilare con i feriti nostri.
I colli del lancio sono andati perduti.
Altri due dei nostri li hanno mitragliati e uccisi al ponte del Cridola.
Ecco, sei morti, sei evitabili morti: avevamo solo entusiasmo tutti, quelli in linea e noi delle retrovie, tutti ora abbiamo dentro il veleno degli errori, sappiamo che oltre a tutte le difficoltà logiche dovremo inarcarci, aspettare, ammettere anche errori illogici dei nostri capi e nostri.
Questo primo errore lo stiamo pagando con sei dei nostri migliori: Papazzoni è figlio di un ferroviere, Bepi Striss è di Tai, sua madre vedova, Renato Frescura è figlio di un colonnello di Pieve, decorato del 1915, quel ragazzo del Comelico e gli altri…ne avevamo bisogno a casa, dopo.
Oltre a tutta questa amarezza ora bisognerà cercare quella merda italiana che ha tradito, cantato ai tedeschi; quello o quelli, ucciderli e domani portare il peso di sangue paesano versato.[…]

I giorni veri, di Giovanna Zangrandi, ISBN, 15€


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