Altroquando 10mag12

Altroquando 10mag12

Fai una faccia triste e dì «d’oh».
H.S.

Un raro fotogramma di Groucho

Fedeli altroquandiani,
e se vi dicessi che l’altra sera abbandonati i clienti della libreria (l’ultimo l’ho spinto fuori spegnendo la luce, dopo aver abbassato la musica e dopo aver minacciato per tre volte la chiusura – ed è andato via ben oltre il tempo massimo – e aveva per le mani un antico libro di ricette con il prezzo ancora in lire, che ho calcolato grazie ai miei fedeli scudieri per poi chiudere), ma le tarde ore della notte crescevano nelle distese cittadine, e solo a quel punto ci rendemmo conto dell’assenza di chiavi, che avevamo dimenticate, se vi dicessi ancora che ai miei sodali “andate”, dissi, con piglio tra l’assonnato e l’eroico, “Sei sicuro?”, risposero, “Ricordi quelle storie…”, ma io insistetti “andate, andate pure, rimarrò io a custodire le ricchezze celate nei locali della libreria” – se vi dicessi tutto ciò, mi credereste? Be’, è andata davvero così. Insomma, dormo qui. Ci penso io. Mi chiusi dentro e così feci. Disteso sui divanetti di AnderQ attendevo con certa inquietudine il passare delle ore, e quando ero sul punto di addormentarmi mi tornarono alla mente gli ammonimenti dei miei compagni. Alle tre di notte infatti dalle volute istoriate della volta sommersa si manifestò come un fulgore – lì per lì credevo di sognare – ma quando la chiazza di luce si fece più nitida e prese a parlare e disse il mio nome rimasi come muto. Terrorizzato mi stringevo al divano mentre Groucho, il fantasma di tutti i librai, mi ammoniva. «Questa è una libreria antica V29, non giace in ceppi di catene, e se vuoi tenerla aperta muovi il pensiero, invita i lettori, prometti a quelli della fiera di Torino uno sconto». Annui, disperatamente annui, ma l’ombra, perentoria, interruppe perfino il mio annuire. «Ma lo sconto è un premio che il lettore deve meritare: dovrà venire da te a piedi, e sia del 5%, il margine di noi librai, come sai, è esiguo». Io, per conto mio, terrorizzato, non osai ricordare a Groucho i 691 chilometri che separano i locali di AltroQuando dal Lingotto, o forse lo spirito deve aver confuso le due fiere – del resto, dopo tutti questi anni, può ben essersi arrugginito – e quindi, miei cari altroquandiani, non mi resta che rispettare l’ordine di Groucho, temuta guida di tutti i librai, e offrirvi l’ambito 5% (su qualunque titolo) a chiunque di voi percorra a piedi la strada che ci separa dal Lingotto di Torino nei giorni della Fiera.
Lo sconto sarà forse poco, ma la gloria molta e l’accoglienza pari solo al refrigerio concesso a chi ha goduto del sacro 3×2.

V29

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da mercoledì a sabato (ad libitum)
dalle 19 alle 21
il 3 x 2
Paghi 2 birre e ne bevi 3.

Bevi tre birre e ne paghi due. Bevi tre due e ne birri pago. Paghi tre e ne bevi due birre. Birri e tre due paghi ne. Bevi due birre e ne paghi tre. No, questo no. Bevi tre birre e ne paghi due, ecco com’era.

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venerdì 11
21.30

Un_qualunque_3 x 2_e_a_seguire_piacevole_serata_con_duello_a_colpi_di_boccali_day

Come un qualunque giorno dell’anno dal mercoledì al sabato, tanto i medici della mutua quanto gli alti ufficiali dell’esercito spagnolo, in fede dei loro studi così come del loro specchiato onore, consigliano di recarsi in AnderQuando a sorseggiare tre birre al costo di due, e non si affrontino i castigliani a cuor leggero, una lieve offesa sarà pulita col primo sangue (o con un secondo giro di 3×2, sostengono altri).

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sabato 12
21.30
The Unloveables [a Smith roman-cover-band]

O, come direbbe J.K. Rowling: “Penso che gli Smith siano l’unico gruppo la cui separazione davvero mi ha colpito personalmente. Molto triste”.

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giovedì 17
19.00
L’attimo in cui siamo felici, di Valerio Millefoglie [Einaudi]

«Ricostruirò la mia felicità assumendo dosi di felicità altrui»
Un libro che cura, un’inchiesta sulle cose belle e possibili

Per presentare il libro l’autore si sottoporrà a una seduta di psicoanalisi pubblica che verrà introdotta dal giornalista John Vignola, mentre la psicologa Daniela Fabrizi analizzerà Valerio Millefoglie e i suoi attimi felici.

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Storia di Trivulzio da Ravenna

– C’era una volta, in una città d’Italia chiamata Ravenna, un giovane chiamato Trivulzio. Egli era bello, ricco, e pieno di un’alta opinione di se stesso. Le ragazze di Ravenna si mettevano alla finestra per vederlo passare, ma nessuna gli piaceva. Oppure, se talvolta si invaghiva dell’una o dell’altra, non glielo dimostrava, temendo di farle troppo onore; alla fine tutto il suo orgoglio non poté resistere davanti alle grazie della giovane e bella Nina dei Gieraci. Trivulzio si degnò di dichiararle il suo amore. Nina rispose che il signor Trivulzio le faceva un grande onore, ma che dall’infanzia amava suo cugino Tebaldo dei Gieraci, e che avrebbe amato sempre e soltanto lui.
A questa risposta inattesa, Trivulzio se ne andò manifestando il più grande furore.
Otto giorni dopo, una domenica, poiché tutti i cittadini di Ravenna andavano alla chiesa metropolitana di San Pietro, Trivulzio scorse tra la folla Tebaldo che dava il braccio a sua cugina. Si tirò il mantello fino agli occhi e li seguì. Quando furono nella chiesa, dove non è permesso nascondere il viso, i due innamorati si sarebbero facilmente accorti che Trivulzio li seguiva se non fossero stati occupati solo dal loro amore, a cui pensavano più che alla messa, il che è un grande peccato.
Intanto Trivulzio aveva preso posto in un banco dietro di loro. Sentendo tutti i loro discorsi la sua ira se ne alimentava. A un certo punto un sacerdote salì sul pulpito e disse: «Fratelli miei, sono qui per fare le pubblicazioni delle nozze di Tebaldo e Nina dei Gieraci; qualcuno si oppone al loro matrimonio?». «Io!» gridò Trivulzio, e nello stesso tempo diede venti colpi di pugnale ai due innamorati. Si tentò di arrestarlo, ma egli vibrò altri colpi, uscì dalla chiesa, poi dalla città, e raggiunse lo stato di Venezia.
Trivulzio era orgoglioso, viziato dalla fortuna, ma aveva un’anima sensibile. I rimorsi vendicarono le sue vittime, ed egli trascinò un’esistenza deplorevole di città in città. Passati alcuni anni, i suoi genitori sistemarono la faccenda, ed egli potè tornare a Ravenna, ma non era più lo stesso. Trivulzio, raggiante di felicità e fiero delle sue fortune. Era così cambiato che la stessa nutrice non lo riconobbe.
Fin dal primo giorno del suo arrivo, Trivulzio chiedeva dov’era la tomba di Nina. Gli fu detto che essa era sepolta con il cugino nella chiesa di San Pietro, quasi nello stesso punto dov’erano stati uccisi. Trivulzio vi andò tremando e, quando fu presso la tomba, l’abbracciò versando un torrente di lacrime.
Per quanto grande fosse il dolore che provò in quel momento l’infelice assassino, sentì che il pianto l’aveva sollevato. Perciò diede la sua borsa al sacrestano e ottenne da lui di poter entrare in chiesa quando voleva. Finì così per recarvisi tutte le sere, e il sacrestano, ormai abituato, vi faceva poca attenzione.
Una sera Trivulzio, non avendo dormito la notte precedente, si addormentò vicino alla tomba e, quando si svegliò, trovò la chiesa sprangata. Senz’altro si decise a passarvi la notte, perché godeva a mantener viva la sua tristezza e a nutrire la sua malinconia. Sentì sonare le ore una dopo l’altra, e avrebbe voluto che fosse giunta quella della sua morte.
Finalmente sonò mezzanotte, allora la porta della sacrestia si aprì e Trivulzio vide entrare il sacrestano con la lanterna in una mano e una scopa nell’altra. Ma questo sacrestano era soltanto uno scheletro. Aveva una traccia di pelle sul viso, e come degli occhi molto infossati, ma la cotta aderente alle ossa mostrava bene che era completamente scarnificato.
L’orrendo sacrestano posò la lanterna sull’altare maggiore e accese i ceri come per i vespri. Poi si accinse a scopare la chiesa e a spolverare i banchi. Passò più volte vicino a Trivulzio, ma con l’aria di non accorgersi di lui.
Poi andò alla porta della sacrestia e sonò la campanella che c’è sempre lì. Allora i sepolcri si aprirono e vi apparvero i morti, avvolti nei loro sudari, che intonarono delle litanie con accenti molto malinconici.
Dopo aver così salmodiato per qualche tempo, un morto, vestito di una cotta e una stola, salì sul pulpito e disse: «Fratelli miei, sono qui per fare le pubblicazioni delle nozze di Tebaldo e Nina dei Gieraci; dannato Trivulzio, fate voi opposizione?» .

Jan Potocki, Manoscritto trovato a Saragozza (Adelphi).

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non te ne pentirai (forse)

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