Li sonetti post Bellici de Teo Baracca – a cura di Mascolini – sabato 16 giugno ore 19

Altroquando presenta

Li sonetti post bellici de Teo Baracca
a cura di Mascolini

autoproduzione
250 pagg.
201 sonetti (~)
9 immagini
stampato su carta riciclata con inchiostro a base vegetale

3X2


L’urtimo grido de la sonettistica romana!

Trattasi di raccolta di circa 194 sonetti (e simili) del mai finora celebrato compositore di versi capitolino. I temi affrontati dall’autore spaziano dalla politica all’amore, dalla vita quotidiana ai ragionamenti intorno ai massimi sistemi, dal doppio senso alla meccanica quantista, dall’etimologia all’agricoltura, dalla storia alla geografia alla religione… Lo stile del Baracca è ripreso evidentemente e direttamente (ma non pedissequamente) dai versi in vernacolo di Giuseppe Gioachino Belli, a cui infatti dedica il sonetto d’apertura. Ma il romano del nostro sonettista è una lingua che, pur facendo perno sulla solidità dell’idioma ritratto dal Belli, si lascia compenetrare dalle nuove forme semantiche e morfologiche e grammaticali che hanno arricchito (per altri impoverito) il dialetto, o meglio lo slang, della città eterna. Città che il Baracca, diversamente dall’iconografia classica del poeta innamorato dei suoi luoghi natali, non ama; non ama non tanto in quanto Roma, ma in quanto città.
L’impasto tra la varietà dei temi trattati e la forma-sonetto e il dialetto alterato è la novità per cui il Baracca si pone inevitabilmente all’interesse di quanti hanno modo di ascoltarlo (per interposta persona) e/o di leggerlo.

Di TEO BARACCA, dell’uomo Teo Baracca, si sa niente. Tutto quello che conosciamo di lui sono i suoi sonetti. Sonetti dal contenuto moderno, su temi anche inusuali, ma dal gusto antico. Se è evidente la conoscenza del Belli, in alcuni tratti si scorge anche la lettura di Trilussa e del Pascarella (e di altri romani minori). Ci pare, per inferenza, dai temi e modi dei suoi argomenti e dei suoi versi, un popolano; quasi sicuramente un autodidatta che – diversamente dal Belli che ritrae da esterno la vita di un ceto popolare cui non apparteneva – narra di momenti propri, a lui cari, senza filtri né autocensure (forse già certo di non essere mai edito). “Avrà più di quarant’anni e certi applausi ormai son dovuti per amore, no, non incontrarlo mai” canta Paolo Conte e le parole e la melodia di Sparring partner, chi lo sa, forse si addicono al misconosciuto o non noto sonettista romano.

Di MASCOLINI si sa che è nato a Roma nel 1966.

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