Altroquando » claudia http://www.altroquando.com Libreria di Cinema. A Roma. Tue, 22 Jul 2014 12:33:41 +0000 en-US hourly 1 elBulli 2005-2011 – Ferran Adrià – ed. Phaidon – 525 € http://www.altroquando.com/2014/04/04/elbulli-2005-2011-ferran-adria-ed-phaidon-525-e/ http://www.altroquando.com/2014/04/04/elbulli-2005-2011-ferran-adria-ed-phaidon-525-e/#comments Fri, 04 Apr 2014 21:01:44 +0000 http://www.altroquando.com/?p=13391 «Dopotutto, anche i Romani indossavano le loro toghe sopra al ginocchio, ma ci è voluta Mary Quant per fare della minigonna una moda». Ferran Adrià

Per la serie «grosso è bello» è arrivato il libreria elBulli 2005-2011, il catalogo completo. Tutte le ricette degli ultimi sette anni del ristorante più famoso al mondo, gestito dallo chef Ferran Adrià, il maestro della cucina molecolare.

Sette volumi, duemilasettecentoventi pagine, millequattrocento immagini,

diciotto chili in tutto.

E se pensate che questa cucina non sia da casa, ricordatevi quello che lo chef n.1 non smette mai di ripetere: «tutto quello che abbiamo fatto è stato reinterpretare». Facile no?

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questo scatena un processo di ricostruzione che coinvolge l’intera esistenza di chi ne è colpito, tutto il suo universo mentale. C’è nel lutto un elemento creativo che è terapeutico, un legame con il passato che attiva tutte le connessioni che si stanno perdendo.

È un mondo romanzesco quello che mio padre mi ha passato: tutte queste citazioni, indicazioni, personaggi e storie che ha lasciato. Le figure della sua collezione sono messaggeri. Sono come il riflesso di un romanzo sognato che ci unirà per sempre. Mi ha assegnato un nuovo compito. Ormai non devo più occuparmi di lui, né intrattenerlo al telefono, né stare ad ascoltare le sue sconclusionate associazioni di idee. Adesso devo tenere insieme tutto ciò che è nostro. Sono l’ultimo che ricorda. Tutti questi elementi disparati che in realtà non c’entrano l’uno con l’altro, se non in virtù di quella forza unificante – il profondo interesse e la passione per tutti i dettagli della Bellezza – che è racchiusa nella collezione e nei taccuini. I ricordi della nostra famiglia sono legati a questi oggetti e alla collezione. È tutto un mondo parallelo che per mio padre era solido quanto il mondo reale, se non di più. E poi cos’è «il mondo reale» davanti all’annientamento? Chi può parlare di realtà quando ci si confronta con la morte? Chi è abbastanza forte da morire senza paura? Chi può alleviare il dolore nel cuore di un figlio davanti alla sedia vuota della scrivania? Chi può spiegare il mondo reale quando un figlio e una figlia devono un giorno stare reverenti davanti a un padre che, con la garza stretta attorno alla testa perché la mandibola non cada, giace supino come un santo astronauta in posizione di attenti rivolto al cielo, aspettando di essere inghiottito dal grande vuoto? La vasta collezione, priva di valore agli occhi della gente normale e del mercato, e il romanzo sono tutto ciò che abbiamo davanti alla morte. Mio padre lo sapeva e ci ha lasciato questa consapevolezza in eredità. È la grande scommessa su una sacralità che tenga. Forse proprio per questo nel taccuino nero, dove all’interno della copertina ha scritto “Quando sarò sepolto, ricordatemi!”, a pagina 145 c’è questo: “Da Peter mi aspetto il più significativo ampliamento della nostra realtà”. Così fa un padre, perché sa che la vita del figlio ha bisogno di questa protezione, che tutta la vita dipende dall’energia e dallo sforzo, che un padre crede in suo figlio e sua figlia, che i suoi occhi vegliano su di loro. In quella cura e responsabilità paterne c’è il pegno della nostra salvezza eterna.

Trash europeo. Quattordici modi per ricordare mio padre – di Ulf Peter Hallberg – Edizioni Iperborea – 17,50€ – traduzione di Massimo Ciaravolo

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Come promesso – di Meri Gorni – edizioni Corraini – 10€ http://www.altroquando.com/2014/02/26/come-promesso-di-meri-gorni-edizioni-corraini-10e/ http://www.altroquando.com/2014/02/26/come-promesso-di-meri-gorni-edizioni-corraini-10e/#comments Wed, 26 Feb 2014 18:37:27 +0000 http://www.altroquando.com/?p=13184

Storie, amori, amicizie. Legami forti tra donne che scrivono dalle loro camere di albergo. E che, come promesso, allegano il proprio ritratto. Alcune sono risposte a domande che possiamo solo intuire, altre sono esortazioni a vivere, amare, non abbattersi mai. Un documento, una testimonianza, ma anche un invito per un futuro ancora pieno di questi rapporti epistolari. L’artista Meri Gorni pone al centro del suo lavoro la scrittura e la lettura, e indaga a tutto tondo il libro come oggetto e il suo contenuto, ragionando sull’atto stesso della lettura.

Dalla sua istallazione nasce questo libro edito dalla Corraini, che ci piace sia per il contenuto che per la forma.

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Tra gli scritti più importanti e celebrati di Vittoria Colonna, troviamo proprio un Pianto sul Cristo morto che possiamo considerare a tutti gli effetti l’espressione letteraria speculare dei sentimenti condivisi con Michelangelo sulla natura del sacrificio di Cristo, tanto da poter ritenere anche questa scultura ispirata direttamente da Vittoria poco prima della sua morte. Nel compianto di Vittoria, il dolore di Maria sottolineava il valore del sacrificio che Cristo aveva fatto per salvare gli uomini. Questa particolare interpretazione del tema della pietà, nella quale è Cristo il vero centro della rappresentazione, mosse Michelangelo a ideare una composizione nella quale il corpo di Cristo non era più, come nella Pietà di San Pietro, adagiato sulle gambe della madre e sottratto in parte allo sguardo dell’osservatore, ma mostrato frontalmente in tutta la sua potenza comunicativa. La volontà di esaltare principalmente il corpo del Salvatore spinse Michelangelo a dare vita a una composizione complessa, in cui tre figure sorreggono il corpo privo di vita. […] Proprio sulla figura del Cristo, portata a perfetto compimento e riuscita oltre ogni possibile aspettativa, si abbatté però, in un giorno cupo degli ultimi anni Cinquanta, la furia autodistruttiva di Michelangelo. Negli stessi giorni in cui tutta Roma inorridiva di fronte alla carcerazione del suo amico il cardinale Morone, oppresso dalla morte di Urbino e dalla censura economica di Paolo IV, il vecchio ottantenne afferrò un pesante martello e si avventò proprio contro quel corpo meraviglioso. Prima che qualcuno potesse accorrere in suo soccorso, e soprattutto in soccorso della statua, fece in tempo a mutilarne il ginocchio sinistro, la clavicola e il braccio destro, frantumandoli in molti pezzi. […] Era un evento troppo tragico, troppo devastante per trovare posto nella biografia dell’artista senza suscitare inquietanti interrogativi sulle vicende tormentate che lo angosciarono negli ultimi anni di vita. Giorgio Vasari ne fu perfettamente consapevole e benché nel 1564 non ricordasse neppure il numero esatto delle figure della Pietà, scrivendone come della «pieta delle cinque figure, chegli roppe», pochi anni dopo, nel 1568, diede alle stampe una ricostruzione purgata di quella tragedia. Nonostante la sua palese infondatezza, la ricostruzione sopravvisse al tempo perché era funzionale al mito che lo stesso Vasari aveva contribuito a creare, manipolando saggiamente gli spigoli e le oscurità della vita di Michelangelo. Le cause, spiegò, sarebbero state da cercarsi nell’insofferenza dell’artista per le pressioni di Urbino a finire la scultura e in una vena difettosa del marmo che gli rendeva difficile il lavoro. […] Per l’investimento psicologico che un’opera d’arte porta in sé, la sua distruzione si può paragonare all’uccisione di un figlio. Tanto più per un’opera così straordinaria, che comprendeva tra l’altro l’unico autoritratto dell’artista. Neppure il carattere insofferente di Michelangelo può da solo spiegare una tale crisi autodistruttiva. La storia dei mesi in cui si compì la tragedia ci dice cose diverse sulle sue possibili cause. Michelangelo aveva molti motivi per essere sopraffatto dalla disperazione: la morte di Urbino, l’elezione di Paolo IV al pontificato, che iniziò le ostilità sospendendogli la provvigione e minacciò punizioni anche più gravi come la prigione inflitta, nel 1557, al cardinale Giovanni Morone. Calata in questo quadro di totale sconfitta ideale e pratica delle sue ambizioni, l’aggressione alla Pietà, e in particolare al Cristo in essa rappresentato, lascia immaginare altri scenari, soprattutto se messa in relazione alla traccia leggendaria ma non per questo meno significativa dell’urlo scagliato contro il Mosè: «Perché non parli?». La scultura del Mosè non fu mai aggredita e non vi sono segni di martellate, ma la leggenda potrebbe aver intrecciato storie e momenti diversi di un dramma troppo profondo per essere raccontato senza rischio. Se nella furia distruttrice delle martellate il «Perché non parli» fosse stato gridato al Cristo dell’ultima Pietà, l’episodio avrebbe un diverso significato per la storia di Michelangelo. Sconfortato dalla piaga degli eventi, l’artista avrebbe chiesto a Cristo perché non intervenisse nella catastrofe religiosa e umana perpetrata da quelli che avrebbero dovuto essere i suoi più santi ministri.

Michelangelo. Una vita inquieta – di Antonio Forcellino – Laterza – 14€

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La via del pavone – di Alessandro Schwed – lunedì 3 febbraio ore 17e30 in via del collegio romano 27 http://www.altroquando.com/2014/01/29/la-via-del-pavone-di-alessandro-schwed-lunedi-3-febbraio-ore-17e30-in-via-del-collegio-romano-27/ http://www.altroquando.com/2014/01/29/la-via-del-pavone-di-alessandro-schwed-lunedi-3-febbraio-ore-17e30-in-via-del-collegio-romano-27/#comments Wed, 29 Jan 2014 20:36:43 +0000 http://www.altroquando.com/?p=13054

Giulio Campennì è un architetto piuttosto strano.
Non ama uscire di casa e osserva il mondo con un binocolo. La sua vita emotiva, d’altro canto, non è semplice nemmeno in casa, dove Giulio vive con Ionta, sua moglie: una giovane donna tanto incantevole quanto umorale, e – soprattutto – dotata di una madre insopportabile, che ha pensato bene di rimanere vedova per poter gravare ulteriormente sulla vita della figlia e del genero.
Nonostante il lutto recente, la signora Nelly decide di non rinunciare alle vacanze con la figlia. E la mattina della partenza si presenta a casa Campennì con il suo amatissimo animale domestico: un pavone. Non ha dubbi che Giulio, che resterà a Roma a lavorare, le farà il piacere di prendersene cura, trattandolo come fosse un figlio, nutrendolo con il suo maleolente becchime e facendogli tanti complimenti in modo che non soffra e dispieghi la sua ruota. Come al solito, Giulio non ha la presenza di spirito per opporsi al dispotismo della suocera, discendente di una stirpe di matriarche ebree poco abituate a venire contraddette. Ma Ionta e la signora Nelly non fanno in tempo ad andarsene che – orrore! – il pavone in un balzo è già scappato sopra i tetti…

leggi il primo capitolo qui

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Quasi mai – di Daniel Sada – Del Vecchio editore – 16,50€ http://www.altroquando.com/2014/01/25/quasi-mai-di-daniel-sada-del-vecchio-editore-1650e/ http://www.altroquando.com/2014/01/25/quasi-mai-di-daniel-sada-del-vecchio-editore-1650e/#comments Sat, 25 Jan 2014 15:23:00 +0000 http://www.altroquando.com/?p=13040

«Le volute barocche del linguaggio di Sada modellano le descrizioni puramente carnali dell’essere amato, accentuando l’ironia della
narrazione, e la commedia di maniera e corteggiamento si spinge verso la farsa»

INSEGUENDO UN TESORO PREZIOSO

1.

Sesso, valido pretesto per spezzare la monotonia; sesso-motore; sesso-affanno; abitudine al sesso come un’ingozzata qualunque che diventa, poi, zavorra; sesso smisurato, incontenibile, frenetico, ambiguo come un gioco che confonde e poi rischiara e ancora confonde; sesso-simulacro, sesso-ovvietà. Il piacere, alla fine, come un elogio che viaggia in senso contrario alla vita. Pensieri sospesi durante una camminata in un pallido pomeriggio. Strade in salita e in discesa, isolato dopo isolato. Ansia nel passo, ansia nella mente. Il soggetto in questione era un certo Demetrio Sordo, alto e magro, sui trent’anni, legato alla vita di campagna dove svolgeva le proprie mansioni con moderato entusiasmo, ma per svagarsi: quali emozioni? Le partite notturne a domino in una locanda di quart’ordine; le passeggiate, rare e monotone, lunghe appena tre chilometri, ma anche meno; i caffè bevuti di sera, sempre da solo e senza un perché; le lettere scritte a individui conosciuti ma ormai spettrali. Al che la nausea, e allora, che fare? Pensare prevenendo dubbi e certezze: tante ipotesi scartate e molti più ripensamenti a cui, senza spremersi troppo le meningi, dovete la scintilla che andava cercando in quel pomeriggio nuvoloso. Era il sesso la risposta più ovvia, anche se la vera sfida sarebbe stata farlo ogni ventiquattr’ore. Magari! Tanto denaro ma ben speso. Quella stessa notte l’agronomo andò in cerca di un bordello. Si muoveva con esitazione. I passi corti ne erano la prova. Sceso dal taxi, avanzò come se pestasse gusci d’uovo o camminasse a piedi nudi su vetri rotti. Si trovava poco lontano dal centro di un quartiere a luci rosse che non aveva alcunché di paradisiaco e, come se non bastasse, male illuminato. Era la seconda volta che si cacciava in un inferno come quello, perciò non sapeva da che parte andare. Guardandosi attorno, notò per prima cosa alcune donne malconce e ripugnanti sedute in fila all’aperto su poltrone a dondolo in legno di guaiaco, ciascuna accanto alla porta spalancata della propria baracca. Uno spettacolo rivoltante lungo un intero marciapiede da cui pian piano prese le distanze. In breve i passi corti divennero falcate. Comprensibile la sua fretta, giustificata dal desiderio di trovare un bordello esclusivo. Si fermò e chiese a un passante. Caso volle che, interpellato, l’uomo si mostrasse disponibile. Quello laggiù e un altro più avanti. Sono i più costosi. Poi una battuta sulle figliole che avrebbe trovato (ce ne erano di ogni genere), ma Demetrio non volle sentire oltre e, anzi, affrettò il passo senza neanche ringraziare, ed eccoli!, un bordello si chiamava La Entretenida, l’altro Presunctiòn, due villini gialli simili a quadrilateri sbilenchi che conferivano un tocco di lustro al crepuscolo: ma quale scegliere tra i due per passare la serata? Dilemma ameno, e prolungato.

Quasi mai – di Daniel Sada – Del Vecchio editore – 16,50€ – traduzione di Carlo Alberto Montalto

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Il voyeur – di Alain Robbe-Grillet – nonostante edizioni http://www.altroquando.com/2014/01/08/il-voyeur-di-alain-robbe-grillet-nonostante-edizioni/ http://www.altroquando.com/2014/01/08/il-voyeur-di-alain-robbe-grillet-nonostante-edizioni/#comments Wed, 08 Jan 2014 14:26:31 +0000 http://www.altroquando.com/?p=12934 I

 Era come se nessuno avesse sentito.

La sirena lanciò un secondo sibilo, acuto e prolungato, seguito da tre colpi lesti, d’una violenza da bucare i timpani – violenza gratuita e senza esito. Nessuna esclamazione, nessun accenno a indietreggiare, non più della prima volta; sui visi, non un solo tratto aveva tremato.

Una serie di sguardi immobili e paralleli, sguardi inquieti, quasi ansiosi, si aprivano un varco – tentavano di aprirsi un varco – lottavano contro quello spazio declinante che ancora li separava dalla meta. Una contro l’altra, le teste erano tutte tese in posa identica. Un ultimo getto di vapore, denso e muto, tracciò nell’aria che le sovrastava un pennacchio – nemmeno apparso e già svanito.

Un po’ in disparte, indietro rispetto al campo appena descritto dal fumo, un viaggiatore rimaneva estraneo a quell’attesa. La sirena non lo aveva strappato alla sua assenza, non più dei sui vicini alla loro passione. In piedi come loro, corpo e membra rigidi, occhi fissi a terra.

Gli avevano spesso raccontato questa storia. Quand’era bambino – venticinque o trent’anni prima – possedeva una grande scatola di cartone, di quelle per le scarpe, dove collezionava pezzi di spago. Non conservava di tutto, non volendo né campioni di qualità inferiore né frammenti troppo rovinati dall’uso, flosci o sfilacciati. Scartava anche i pezzetti troppo corti per poter mai servire a qualcosa di interessante.

Questo qui sarebbe andato a meraviglia. Era una sottile cordicella di canapa, in perfetto stato, accuratamente avvolta a forma di otto, con qualche spira ulteriore attorno alla strozzatura. Avrà avuto una bella lunghezza: almeno un metro, se non due. Qualcuno doveva averla lasciata cadere lì inavvertitamente, dopo averne fatto un gomitolo in vista di un uso futuro – o di una collezione.

Mathias si chinò per raccoglierla. Rialzandosi, a qualche passo sulla destra, scorse una ragazzina di sette, otto anni che lo fissava seria, con i suoi grandi occhi tranquillamente posati su di lui. Abbozzò un mezzo sorriso, ma lei non si curò di ricambiarglielo e fu solo dopo alcuni secondi che vide le sue pupille scivolare verso il gomitolo di spago che lui teneva in mano, all’altezza del petto. Un esame più minuzioso non lo deluse: era un bel colpo – avvolto con finezza e regolarità, palesemente molto solido, non eccessivamente vistoso.

Per un attimo gli parve di riconoscerlo come uno dei suoi oggetti probabilmente smarriti molto tempo prima. Una cordicella del tutto simile aveva dovuto già occupare un posto importante nei suoi pensieri. Si trovava con le altre nella scatola delle scarpe? Il ricordo deviò all’istante verso la luce senza orizzonte di un paesaggio piovoso, dove nessuno spago giocava un ruolo visibile.

Non gli restava che infilarselo in tasca. Ma non fece che accennare al gesto: indeciso, il braccio ancora piegato a metà, indugiò a scrutare la sua mano. Notò le unghie troppo lunghe, cosa che già sapeva. Constatò pure che, crescendo, avevano preso una forma esageratamente appuntita; ovviamente non era in quel modo che lui le tagliava.

La bambina guardava sempre nella sua direzione. Tuttavia era difficile precisare se osservasse proprio lui o qualcosa più in là, o addirittura qualcosa di indefinito; i suoi occhi sembravano sempre troppo aperti per poter raccogliere un elemento isolato, a meno che non fosse di grandi dimensioni. Forse stava solo guardando il mare.

Mathias lasciò cadere il braccio. Le macchine si fermarono d’improvviso. La trepidazione cessò di colpo, e con essa il rumore di fondo che accompagnava il traghetto sin dalla partenza. I passeggeri tacevano tutti, immobili, accalcati all’ingresso della corsia già affollata da dove si sarebbe effettuata l’uscita. Pronti per lo sbarco da interminabili minuti, erano in molti a tenere in mano i bagagli. Avevano tutti il viso rivolto a sinistra e gli occhi fissi sulla parte alta del molo, dove una ventina di persone formavano un gruppo compatto, ugualmente silenzioso e immobile, intento a cercare un viso da riconoscere tra la folla del battello. Da entrambe le parti l’espressione era identica: inquieta, quasi ansiosa, stranamente uniforme e impietrita.

 Il voyeur – di Alain Robbe-Grillet – nonostante edizioni

Con un saggio di Roland Barthes

Traduzione di Stefania Ricciardi

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IL CIRCO ELETTRICO DELLE SIRENE – di Emanuele Coco – Codice edizioni http://www.altroquando.com/2014/01/02/il-circo-elettrico-delle-sirene-di-emanuele-coco-codice-edizioni/ http://www.altroquando.com/2014/01/02/il-circo-elettrico-delle-sirene-di-emanuele-coco-codice-edizioni/#comments Thu, 02 Jan 2014 21:39:00 +0000 http://www.altroquando.com/?p=12916 Non chiedetevi se queste cose sono vere.

Chiedetevi cosa significano.

L’AMORE PUÒ ESSERE PERICOLOSO.

Del resto ognuno ha le proprie palpitazioni. Nel grande palazzo della mitologia tutto è consentito: gli dèi possono rapire le ragazze,
le ragazze possono partorire divinità, le amiche possono farti impiccare, la vanità spopola, l’astuzia sta sotto le gonne, ognuno ha un presagio da rivelarti, e il resto va da sé.

Anche le sirene soffrono le proprie vicissitudini. Dopo essere apparse a Omero, una moltitudine di grammatici ha cercato di ricostruirne la storia. Secondo Sofocle erano figlie di Forco – al pari di Scilla appunto – ma anche delle Gorgoni e delle Erinni. Euripide le credeva invece nate dalla terra, e tali le crede anche Elena che così le chiama: sorelle, figlie della terra. Apollodoro, Servio e Tzetze pensano che le Sirene siano figlie di Acheloo, il dio-fiume che scorre tra la Acarnania e l’Etolia. Acheloo è il più marino dei fiumi: le Sirene sarebbero nate dal suo amore con una delle Muse, le divinità protettrici delle arti. Secondo un’altra versione le Sirene sarebbero invece nate dal sangue di Acheloo, quando fu sfidato dal fratello Eracle. Ovidio riferisce della capacità del dio-fiume di cambiare forma: «Anch’io ho il potere di mutare il mio corpo, sia pure in un numero limitato di forme. A volte, infatti, sono come mi vedete ora; a volte mi attorciglio diventando un serpente; a volte, capo di mandria, faccio il gradasso con queste mie corna. Corna, veramente, non è più esatto, poiché ormai la mia fronte, da una parte, è senz’arma, come ben si vede». Secondo quanto ricorda Libanio di Antiochia, Eracle desiderava Deianira, figlia di Oineo, ma la desiderava anche Acheloo, il dio-fiume. I due contendenti decisero per una gara di lotta e fissarono come premio le nozze con la ragazza. Eracle si avventò allora su Acheloo e nella colluttazione finì col staccargli un corno. Tutt’altro che seduttrici, secondo Omero le Sirene erano originariamente votate alla castità. Afrodite, dea dell’amore, s’indispettì della cosa: perché tanta ritrosia nei confronti del sesso? Le punì quindi trasformandole in uccelli.

IL CIRCO ELETTRICO DELLE SIRENE – di Emanuele Coco – Codice edizioni

qui un’intervista all’autore

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Le ore lunghe – Colette – Del Vecchio editore http://www.altroquando.com/2013/12/28/le-ore-lunghe-colette-del-vecchio-editore/ http://www.altroquando.com/2013/12/28/le-ore-lunghe-colette-del-vecchio-editore/#comments Sat, 28 Dec 2013 13:24:27 +0000 http://www.altroquando.com/?p=12895 Quando il pensiero si spezza e diventa idea, lì oltre il tempo scandito dagli orologi, esistono ore che si sfogliano come un libro. […]

L’occhio di Colette – occhio di lince, seduttore instancabile e specchio inoscurabile dei pensieri altrui – studia, esplora, scopre il luogo al fine di comprendere l’animo umano, e allo stesso tempo frequenta, percorre, denuda l’uomo per abbracciare una a una le rovine del luogo tra le pieghe del cuore. Lo fa alla sua personalissima maniera: muovendosi in punta di piedi sul sottile confine tra il distacco erotico e la compenetrazione totale di chi sa abitare le persone.

dalla postfazione di Angelo Molica Franco

«La guerra? Fino alla fine del mese scorso non era che una parola, enorme sì, che sbarrava i giornali ancora addormentati dall’estate. La guerra? Forse sì, ma lontanissima, dall’altra parte della Terra, ma non qui… come immaginare che l’eco stessa di una guerra avrebbe valicato queste rocce, giudicate indomabili unicamente perché ai loro piedi sembrano più docili l’onda del mare, l’Armeria marittima rada, il caprifoglio, la sabbia goffrata dagli artigli degli uccelli…

Questo paradiso non è fatto per la guerra, ma per le nostre brevi vacanze, per la nostra solitudine. Le calette nascoste in fondo al mare non vogliono barche qui, e lo sparviero attento scaccia anche gli uccelli. Ogni giorno, verso mezzogiorno, spicca il volo e tarda a tornare giù; il suo gemello sul mare ce lo svela molto in alto, con le ali spiegate, adagiato sul vento, e il suo bell’occhio rivolto al sole caldo…

Eppure la guerra era quella donna ruvida di Cancale: una pescivendola che solo il mese scorso aveva smesso di chiacchierare e di ridere, che adesso reclamava ciò che le spettava in monete sonanti rifiutando le banconote e che, perdendo lo sguardo sul mare, attendeva il corteo dei giorni, senza pane ne sidro…»

Le ore lunghe – Colette – Del Vecchio editore

Traduzione di Angelo Molica Franco

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Gruppo 63. Il romanzo sperimentale, seguito da Col senno di poi – a cura di Nanni Balestrini e Andrea Cortellessa – L’ORMA EDITORE http://www.altroquando.com/2013/12/25/gruppo-63-il-romanzo-sperimentale-seguito-da-col-senno-di-poi-a-cura-di-nanni-balestrini-e-andrea-cortellessa-lorma-editore/ http://www.altroquando.com/2013/12/25/gruppo-63-il-romanzo-sperimentale-seguito-da-col-senno-di-poi-a-cura-di-nanni-balestrini-e-andrea-cortellessa-lorma-editore/#comments Wed, 25 Dec 2013 16:39:57 +0000 http://www.altroquando.com/?p=12779 Il libro maledetto della neoavanguardia italiana

a 50 anni dalla nascita del Gruppo 63

a cura di Nanni Balestrini e Andrea Cortellessa
2013, pp. 444, brossura
collana: fuoriformato nuova serie

1965, ritorno a Palermo. La neoavanguardia parla di romanzo, ossia qualcosa che stando alla vulgata proprio non le competerebbe. E invece leggendo Il romanzo sperimentale (uno strano attrattore, un oggetto dissonante e babelico, forse a sua volta un “iper-romanzo” congegnato da un virtuoso del cut-up come Nanni Balestrini) si può avere l’impressione opposta: che fu in quell’occasione che ci si ricominciò ad appassionare alle strutture narrative, agli intrecci, persino ai personaggi. Oggi si tende a pensare che cominciò allora quello che – molto tempo dopo – verrà chiamato postmoderno.

Alla riproduzione fedele dell’ormai introvabile libro del ’66 si aggiunge ora un corposo resoconto Col senno di poi: un bilancio di «ciò che è vivo e ciò che è morto», mezzo secolo dopo, degli eroici furori di allora. Affidato tanto ai “reduci” (Balestrini, Barilli, Guglielmi, Arbasino, Tagliaferri, Testa, Mizzau, Pignotti, Curi, Eco, Colombo, Davico Bonino, Di Marco, Vasio e Niccolai) che ai “postumi”: scrittori e critici delle generazioni successive, sino ai ventenni di oggi (Luperini, Cordelli, Ferroni, Muzzioli, Patrizi, Lorenzini, Frasca, Raffaeli, Ottonieri, Re, La Porta, Trevi, Scarpa, Falco, Manganelli, Alfano, Bello Minciacchi, Donnarumma, Weber, Lagioia, Simonetti, Policastro, Loreto, Gallerani, Turi, Annovi, D’Elia, Borelli, Cirolla e 404: file not found).

[A.C.]

Gruppo 63. Il romanzo sperimentale, seguito da Col senno di poi – a cura di Nanni Balestrini e Andrea CortellessaL’ORMA EDITORE

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