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	<title>Altroquando &#187; einaudi</title>
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	<description>Libreria di Cinema. A Roma.</description>
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		<title>L&#8217;attimo in cui siamo felici – di Valerio Millefoglie – giovedì 17 maggio ore 19</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 18:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[l'attimo in cui siamo felici]]></category>
		<category><![CDATA[presentazioni]]></category>
		<category><![CDATA[valerio millefoglie]]></category>

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		<description><![CDATA[Per presentare il libro l'autore si sottoporrà a una seduta di psicoanalisi pubblica che verrà introdotta dal giornalista John Vignola, mentre la psicologa Daniela Fabrizi analizzerà Valerio Millefoglie e i suoi attimi felici]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Altroquando presenta</strong></p>
<h3 style="text-align: center;"><strong><em>L&#8217;attimo in cui siamo felici</em><br />
di Valerio Millefoglie</strong></h3>
<p style="text-align: center;"><strong>Einaudi</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>Per presentare il libro l&#8217;autore si sottoporrà a una seduta di psicoanalisi pubblica che verrà introdotta dal giornalista John Vignola, mentre la psicologa Daniela Fabrizi analizzerà Valerio Millefoglie e i suoi attimi felici</em></p>
<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-10111" title="milleein" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/milleein.jpg" alt="" width="200" height="322" />«Ricostruirò la mia felicità assumendo dosi di felicità altrui»</em></p>
<p><em></em><span style="text-align: left;">Per riprendersi dalla scomparsa del padre, l&#8217;autore decide di verificare le proprietà terapeutiche della felicità. Distribuisce in bar, chiese, carceri, scuole, negozi, banche e supermercati migliaia di questionari in cui chiede di descrivere e cronometrare i momenti felici in una settimana qualsiasi. Ottiene molte risposte e inizia una serie di incontri che incantano per originalità e delicatezza. E alla fine riscaldano, consolano e, forse, un po&#8217; aiutano a guarire dalla malinconia. Davvero.</span></p>
<p>«<em>Ricerco la felicità. Non la mia. La tua.<br />
M&#8217;interessano le felicità quotidiane: un caffè con un amico, una telefonata inaspettata, tornare a casa la sera, aprire il frigo e invece di un pomodoro trovarne due.<br />
Ti fornirò di apposite schede su cui segnare i tuoi momenti di gioia. Al termine realizzerò un&#8217;intervista che diverrà una cartella clinica, a cui gli altri, in questo caso io, potranno attingere nei momenti di sconforto</em>.»</p>
<p><strong>Valerio Millefoglie</strong> (Bari 1977) ha pubblicato <em>Scontrini. Racconti in forma di acquisto</em> (con Matteo B. Bianchi) e <em>Manuale per diventare Valerio Millefoglie</em> (entrambi BCD). Nel 2012 Einaudi ha pubblicato <em>L&#8217;attimo in cui siamo felici</em> (Stile libero Extra).<br />
È anche performer e musicista. Ha inciso il disco<em> I miei migliori amici immaginari </em>(quiet, please!/EMI) che contiene <em>Il Lottatore Mascherato con gli Occhiali</em>, una canzone di wrestling non violento.<br />
Il suo sito è <a href="http://www.attimofelice.it/">www.attimofelice.it</a></p>
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		<title>La separazione del maschio – di Francesco Piccolo – 11€</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 20:44:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[francesco piccolo]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[separazione del maschio]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggete questo libro, tornate a casa e litigate con il vostro compagno. Voi non sapete perché, ma lui si…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>La confessione del maschio, la dichiarazione semplice, chiara e universale di come la maggior parte degli</strong><img class="alignright size-full wp-image-9928" title="cerati" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/cerati.jpg" alt="" width="294" height="195" /><strong> uomini la pensa. È così, non potrebbe essere diversamente. Non è tradimento. È proprio un’altra cosa.</strong></p>
<p><strong>Un libro che la tua donna non dovrebbe mai leggere o che tutte le donne dovrebbero leggere. Sono ancora indecisa. Per ora aspetto il finale felice.</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>Quando Teresa se n’è andata, c’ho messo poco più di un minuto a capirlo. Non c’era nessun segno visibile che fosse andata via, la casa era come tutte le volte quando torno dopo essere andato a prendere Beatrice a scuola. Qualche volta Teresa è in casa, qualche volta no. Beatrice ha urlato come sempre dall’ingresso: c’è qualcuno?, e non ha risposto nessuno. Ma il silenzio dopo la domanda di Beatrice, una specie di tensione che era rimasta nella casa vuota, un particolare buio nel corridoio nonostante fosse ancora giorno, ogni segno quotidiano era allo stesso tempo identico agli altri giorni e profondamente diverso. Non so come succede, ma le case mostrano subito una piccola cicatrice se qualcuno che è uscito ha deciso di non tornare. Così, ho capito subito. Beatrice no, direi. Capita spesso che torniamo a casa lei urla: c’è qualcuno? – e non c’è ancora nessuno. Sono tornato in camera sua e con calma le ho chiesto cosa volesse per merenda e ho ottenuto che mangiasse dei biscotti così non dovevo prepararle nulla. Le ho dato i biscotti. Poi ho aperto l’armadio per guardare; ma se Teresa non fa come nei film, dove quelli che se ne vanno prendono tutti i vestiti che c’erano e lasciano l’armadio completamente vuoto, io non so se ne ho preso soltanto qualcuno. Eppure, ormai ero sicuro che se ne fosse andata.</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>La prima cosa che ho fatto, quando ho capito, è stata prendere il telefonino, cercare nella rubrica il nome di Andrea e avvertirlo in tempo per permettergli di trovare un sostituto, altrimenti si sarebbero trovati in campo con uno in  meno, una cosa spiacevole nelle partite di calcetto, capace di rovinare la serata, perché stanno un sacco di tempo ad aspettare che arrivi, poi provano a chiamarti, alla fine si arrendono e cercano inutilmente un sostituto sul posto; così la tua squadra deve giocare con uno in meno e la partita viene snaturata: tutti giocano in modo svogliato, distratto, malinconico.<br />
Solo dopo ho provato a chiamare Teresa ma il telefonino era staccato.[…]</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>[…] Ho pensato che da quel momento in poi, dalla sigla dell’<em>Almanacco</em> di quella sera, avrei potuto non essere più un uomo sposato, e la prima risposta che si è materializzata nella mia testa è stata la seguente: posso finalmente scoparmi Alessandra. […]</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>[…] Comunque, anche se so che è assurdo, Beatrice dice che come le faccio io, le uova strapazzate, non le fa nessuno. Dice così perché è il primo sapore di uova strapazzate che ha sentito e quindi tutte le altre non sono soltanto diverse, portano la colpa di non essere queste. Il segreto che abbiamo adottato insieme, io e Teresa, per pigrizia, è stato quello di rendere più democratiche le pietanze. Con i bambini è molto facile fondare delle regole in cui possono credere senza dubbi. Provengono dal nulla e tutto davanti a loro deve essere fondato da capo. Le abbiamo fatto credere che le uova strapazzate fossero una prelibatezza, la pasta in bianco con l’olio fosse una prelibatezza, la pastina con il dado knorr fosse una prelibatezza. Così facciamo presto e lei è pure contenta. Se una sera torniamo tardi a casa  oppure non abbiamo voglia, le diciamo con occhi luccicanti: sai cosa facciamo stasera? E lei risponde: uova strapazzate!, oppure: pasta in bianco!, oppure: pastina in brodo! Risponde con esaltazione. È convinta che sia una serata speciale e noi ci chiediamo sempre come reagirà quando, da grande, scoprirà che era praticamente una truffa. (“sono diventata direttore d’orchestra in seguito ad una grande delusione: i miei genitori mentivano sul dado knorr”).</em></p>
<p style="text-align: left;"><strong><em>La separazione del maschio, </em>di Francesco Piccolo, Eianudi, 11€</strong></p>
<p style="text-align: left;">
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		<title>Murakami Haruki &#8211; 1Q84 &#8211; Einaudi &#8211; 20€</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 22:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[haruki murakami]]></category>

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		<description><![CDATA[Un assaggio del nuovo libro di Murakami...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-8751" title="1q84" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/1q84.jpg" alt="" width="250" height="347" />Il venerdì come al solito, la sua amica andò a trovarlo. La pioggia era cessata, ma il cielo era avvolto da una coltre uniforme di nuvole grigie. Mangiarono qualcosa di leggero, e andarono a letto. Mentre facevano sesso, Tengo continuò a pensare a varie cose in modo frammentario, senza però che ciò rovinasse il piacere fisico dell’atto sessuale. Come sempre lei seppe tirar fuori con abilità il desiderio che si era accumulato in lui durane la settimana, e soddisfarlo rapidamente. E anche lei riuscì a trarne pieno appagamento. Come un bravo consulente tributario che trova una gioia profonda nei complicati calcoli delle cifre sui registri contabili. Ma ciò nonostante, si accorse che l’attenzione di Tengo era distratta da qualcosa.</em></p>
<p><em>- In questi ultimi tempi il whisky è diminuito notevolmente, &#8211; disse. Aveva poggiato la mano sul petto robusto di Tengo e stava assaporando il piacere del dopo sesso. All’anulare portava un anello matrimoniale con diamante, piccolo ma molto luminoso. Il suo commento si riferiva alla bottiglia di Wild Turkey che già da molto tempo vedeva sempre su uno scaffale. Come molte donne di mezza età che hanno relazioni sessuali con uomini più giovani, era attenta a ogni piccolo mutamento dell’ambiente.</em></p>
<p><em>- Negli ultimi tempi mi sveglio spesso di notte, disse Tengo.</em></p>
<p><em>- Non sarai mica innamorato?</em></p>
<p><em>Tengo scosse la testa</em></p>
<p><em>- Non sono innamorato.</em></p>
<p><em>- Problemi di lavoro, allora?</em></p>
<p><em>- No, il lavoro va bene. Anche se non so in quale direzione proceda.</em></p>
<p><em>- Ciò nonostante, si direbbe che qualcosa ti preoccupi.</em></p>
<p><em>- Non saprei. E’ che non dormo. Di solito non mi succede. Anzi in genere dormo profondamente.</em></p>
<p><em>- Povero piccolo Tengo, &#8211; disse lei, e cominciò a massaggiargli delicatamente i testicoli con il palmo della mano senza anello. – E fai brutti sogni?</em></p>
<p><em>- Non sogno quasi mai, &#8211; disse Tengo. Era la verità.</em></p>
<p><em>- Io sogno spesso. E capita anche che lo stesso sogno si ripeta più volte. Tanto che sognando me ne accorgo e mi dico: “Ma questo l’ho già sognato”. Non ti sembra strano?</em></p>
<p><em>- Che tipo di sogni fai?</em></p>
<p><em>- Per esempio sogno una capanna in una foresta.</em></p>
<p><em>- Una capanna in una foresta, ripeté Tengo. Pensò a delle persone in una foresta. I ghiliachi, i Little People, e Fukaeri. – Che tipo di capanna?</em></p>
<p><em>- Ti interessa davvero saperlo? Non ti annoiano i sogni degli altri?</em></p>
<p><em>- No, per niente. Se ti va, mi fa piacere ascoltarti, &#8211; disse Tengo sincero.</em></p>
<p><em>- Cammino da sola attraverso una foresta. Non è cupa e sinistra come quella in cui si perdono Hansel e Gretel. E’ una foresta piena di spazio e luce E’ pomeriggio, il clima è caldo e piacevole, e io cammino spensierata. A un certo punto mi trovo davanti a una piccola casa. Ha il camino, un piccolo portico e alle finestre tendine di percalle a quadretti. Insomma, ha un’aria molto accogliente. Busso alla porta e dico “Buongiorno”. Ma non c’è risposta. Riprovo a bussare più forte, e questa volta la porta si apre da sola. Probabilmente non era chiusa bene. Entro nella casa, chiedendo permesso: “Buongiorno. C’è nessuno? Posso entrare?”</em></p>
<p><em>Massaggiandogli dolcemente i testicoli, lo guardò in viso.</em></p>
<p><em>- Fin qui sono riuscita a comunicarti l’atmosfera? – gli chiese-</em></p>
<p><em>- Sì, certo.</em></p>
<p><em>- E’ una casetta di una stanza sola. Costruita in modo estremamente semplice. C’è una piccola cucina, un letto, un tavolo. Al centro c’è una stufa a legna, e sul tavolo è servito in modo ordinato un pranzo per quattro persone. Dai piatti si leva un vapore bianco. Però in casa non c’è nessuno. Siccome tutto è pronto per il pranzo, la sensazione è che sia successo qualcosa di strano, per esempio che all’improvviso sia apparso un mostro, e tutti siano fuggiti via in fretta. Ma le sedie non sono in disordine. Tutto è tranquillo, tutto sorprendentemente normale. Solo che non c’è nessuno.</em></p>
<p><em>- Che tipo di cibo c’è in tavola?</em></p>
<p><em>Lei inclinò la testa.</em></p>
<p><em>- Questo non me lo ricordo. Già, cosa c’è nei piatti? Però penso che la questione fondamentale non è tanto il contenuto dei piatti, ma il fatto che il cibo è stato appena cucinato, ancora fumante. Comunque sia, io mi siedo su una delle sedie, e aspetto che la famiglia che vive lì ritorni a casa. Ho bisogno di aspettare che tornino. Per quale ragione ne abbia bisogno, non so dirlo. Trattandosi di un sogno, è ovvio che non tutte le circostanze si possono spiegare in modo preciso. Forse per farmi indicare la strada del ritorno, oppure perché devo prendere qualcosa, una ragione del genere. Insomma, aspetto lì che rientrino a casa. Però passa un sacco di tempo, e non si vede nessuno. I piatti continuano a fumare. Nel vederli mi viene una fame terribile. Ma, per quanta fame possa avere, non essendo casa mia, è impensabile che tocchi il cibo di quelle persone in loro assenza. Non credi sia naturale un pensiero del genere?</em></p>
<p><em>- Sì, credo di sì, &#8211; disse Tengo. – Ma trattandosi di un sogno non potrei dirlo con sicurezza.</em></p>
<p><em>- Mentre sto lì ad aspettare, a un certo punto scende il tramonto. Dentro la capanna inizia a farsi scuro. Vorrei accendere la luce, ma non so come fare. Comincia a crescermi l’ansia. Poi tutt’a un tratto mi accorgo di una cosa. Incredibilmente, la quantità di vapore che si solleva dai piatti non è per niente diminuita, da quando sono entrata. Anche se sono passate diverse ore, il cibo è ancora fumante. Allora comincio a pensare che ci sia qualcosa di strano. Qualcosa che non va. E lì il sogno finisce.</em></p>
<p><em>- E non sai cosa succede dopo?</em></p>
<p><em>- Sono sicura che dopo qualcosa debba accadere, &#8211; disse lei. – Il sole tramonta, io non conosco la strada del ritorno e sono da sola in quella capanna sconosciuta. Qualcosa sta per accadere. E ho la sensazione che si tratti di una cosa non troppo piacevole. Ma il sogno si interrompe lì. E l’ho già fatto tante tante volte.</em></p>
<p><em>Smise di accarezzare i testicoli di Tengo, e gli appoggiò la guancia sul petto.</em></p>
<p><em>- Forse questo sogno vuole suggerirmi qualcosa, &#8211; disse.</em></p>
<p><em>- Per esempio?</em></p>
<p><em>Lei non risposa alla domanda, e gliene fece un’altra.</em></p>
<p><em>- Tengo, vuoi sapere qual è l’aspetto di questo sogno che mi fa più paura?<img class="alignright size-full wp-image-8748" title="murakami" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/murakami.jpeg" alt="" width="262" height="192" /></em></p>
<p><em>- Sì, dimmi.</em></p>
<p><em>Lei espirò profondamente, e Tengo sentì sul capezzolo un soffio, simile a una folata di vento caldo che attraversa uno stretto. – E’ che quel mostro potrei essere io. Una volta mi è balenata questa possibilità. Se fossero fuggiti via in fretta, interrompendo il loro pasto, proprio perché hanno visto me che mi avvicinavo alla capanna? In questo caso, finché io sarò lì non potranno rientrare. Eppure io devo restare lì ad aspettare il loro ritorno. Questo pensiero mi fa paura. E’ una situazione senza via d’uscita. Non credi?</em> […]</p>
<p><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Haruki_Murakami">Murakami Haruki</a> &#8211; 1Q84 &#8211; <a href="http://www.einaudi.it/">Einaudi</a> (20€)</strong></p>
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		<title>Il sogno del celta – Mario Vargas Llosa – ed. Einaudi – 22€</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 12:11:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[citazioni]]></category>
		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Vargas Llosa]]></category>

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		<description><![CDATA[La vita di Roger Casement, che per primo denunciò gli orrori del colonialismo dall’Africa al Sud America, raccontata dal premio Nobel per la letteratura 2010.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Congo.<img class="alignright size-full wp-image-7847" title="rogerc" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/rogerc.jpg" alt="" width="250" height="344" /></em></p>
<p><em>Quando aprirono la porta della cella, insieme al fiotto di luce e a un colpo di vento, entrò anche il rumore della strada che i muri di pietra attutivano del tutto, e Roger si ridestò, spaventato. Batteva le palpebre, ancora confuso, lottava per riaversi, quando scorse, appoggiata contro il vano della porta, la sagoma dello </em><em>sheriff. La sua faccia flaccida, con i baffi biondi e gli occhietti pettegoli, lo osservava con l’antipatia che non aveva mai cercato di nascondere. Ecco uno che avrebbe sofferto se il Governo inglese avesse accolto la sua richiesta di clemenza.</em></p>
<p><em>- Visita – mormorò lo sheriff, senza togliergli gli occhi di dosso.</em></p>
<p><em>Si alzò, strofinandosi le braccia. Quanto aveva dormito? Uno dei supplizi di Pentoville Prison era non sapere mai che ora fosse. Nel carcere di Brixton e nella Torre di Londra sentiva i rintocchi delle campane che battevano le mezze ore e le ore; qui, le pareti spesse non lasciavano arrivare all’interno della prigione il rintoccare delle campane delle chiese di Caledonian Road né il chiasso del mercato di Islington e le guardie dislocate alla porta rispettavano rigorosamente l’ordine di non rivolgergli la parola. Lo sheriff gli mise le manette e gli fece cenno di uscire davanti a lui. L’avvocato avrebbe portato qualche buona notizia? Il Consiglio si era riunito e aveva preso una decisione? Forse lo sguardo dello sheriff, più segnato che mai dal fastidio che suscitava in lui, era dovuto al fatto che gli avevano commutato la pena. Camminava per il lungo corridoio di mattoni rossi anneriti dalla sporcizia, tra le porte metalliche delle celle e muri scoloriti in cui ogni venti o venticinque passi c’era un’alta finestra con le grate attraverso la quale riusciva a scorgere un pezzetto di cielo grigiastro. Perché aveva tanto freddo? Era luglio, il cuore dell’estate, non c’era motivo per cui quel gelo gli facesse accapponare la pelle.</em></p>
<p><em>Appena entrato nello stretto parlatorio delle visite, si rabbuio. Chi lo aspettava lì non era il suo avvocato, maitre George Gavan Duffy, ma uno dei suoi assistenti, un giovane biondo e stravolto, dagli zigomi sporgenti, vestito come un figurino, che aveva visto durante i quattro giorni del processo portare e riportare carte agli avvocati della difesa. Perché maitre Gavan Duffy, anziché venire di persona, mandava uno dei suoi praticanti?</em></p>
<p><em>Il giovane gli rivolse uno sguardo freddo. Nelle sue pupille c’era sdegno e fastidio. Che gli passava per la testa a quell’imbecille?&lt;&lt;Mi guarda come se fossi una bestia&gt;&gt;, pensò Roger.</em></p>
<p><em>- Ci sono novità?</em></p>
<p><em>Il giovane fece cenno di no con il capo. Respirò a fondo prima di parlare:</em></p>
<p><em>- Sulla richiesta d’indulto, ancora no – mormorò, seccamente, facendo una smorfia che lo stravolse anche di più. – Bisogna aspettare che si riunisca il Consiglio dei Ministri.</em></p>
<p><em>Roger era infastidito dalla presenza dello sheriff e dall’altra guardia nel piccolo parlatorio. Sebbene se ne stessero silenziosi e immobili, sapeva che erano attenti a tutto quello che dicevano. Quell’idea gli stringeva il petto e rendeva difficile il suo respiro.</em></p>
<p><em>-       Ma, tenuti in considerazione gli ultimi avvenimenti – aggiunse il giovane biondo, battendo le palpebre per la prima volta e aprendo e chiudendo la bocca in maniera esagerata, &#8211; tutto adesso è diventato più difficile.</em></p>
<p><em>-       A Pentoville Prison non arrivano notizie da fuori. Che cosa è successo?</em></p>
<p><em>E se l’Ammiragliato tedesco avesse in fine deciso di attaccare la Gran Bretagna dalle coste dell’Irlanda? E se la sognata invasione avesse avuto luogo e i cannoni del Kaiser avessero vendicato in quegli stessi momenti i patrioti irlandesi fucilati dagli inglesi nella Sollevazione della Settimana Santa? Se la guerra aveva preso quella direzione, i suoi piani si realizzavano, malgrado tutto.</em></p>
<p><em>-       Adesso è diventato difficile, quasi impossibile, avere successo – rispose il praticante. Era pallido, tratteneva l’indignazione, e Roger ne indovinava il teschio sotto la pelle biancastra del volto. Ebbe il presentimento che alle sue spalle lo sheriff stesse sorridendo.</em></p>
<p><em>-       Di che cosa sta parlando? Il signor Gavan Duffy era ottimista riguardo alla richiesta. Che cosa è successo per fargli cambiare opinione?</em></p>
<p><em>-       I suoi diari – scandì il giovane, con un’altra smorfia di fastidio. Aveva abbassato la voce e Roger stentava ad ascoltarlo.</em></p>
<p><em>-       Li ha scoperti Scotland  Yard, nella sua casa di Ebury Street.</em></p>
<p><em>Fece una lunga pausa, aspettando che Roger dicesse qualcosa. Ma poiché era ammutolito, diede libero sfogo alla propria indignazione e storse la bocca:</em></p>
<p><em>-       Come ha potuto essere tanto sconsiderato, benedett’uomo – parlava con una lentezza che rendeva più evidente la sua rabbia. – Come ha potuto mettere nero su bianco simili cose, benedett’uomo. E, se l’ha fatto, come ha potuto non prendere la precauzione di distruggere quei diari prima di mettersi a cospirare contro l’Impero britannico?</em></p>
<p><em>&lt;&lt; È un insulto che questo imberbe mi chiami “benedett’uomo”&gt;&gt;, pensò Roger. Era un maleducato, perché lui aveva almeno il doppio degli anni di quello sbarbatello affettato.</em></p>
<p><em>-       Brani di quei diari circolano adesso dappertutto – aggiunse il praticante, più sereno, sebbene sempre infastidito, senza guardarlo. – All’Ammiragliato, il portavoce del ministro, il capitano di vascello Reginald Hall in persona, ne ha consegnato copie a decine di giornalisti. Si trovano dovunque a Londra. Al Parlamento, alla Camera dei Lord, nei club liberali e conservatori, nelle redazioni, nelle chiese. Non si parla d’altro in città.</em></p>
<p><em>Roger non diceva nulla. Non si muoveva. Aveva, di nuovo, quella strana sensazione che si era impadronita di lui molte volte negli ultimi mesi, da quel mattino grigio e piovoso del 1916 in cui, rigido a causa del freddo, era stato arrestato tra le rovine del McKenna’s Fort, nel sud dell’Irlanda: non si trattava di lui, era un altro quello di cui parlavano, un altro a cui accadevano quelle cose.</em></p>
<p><em>-       So che la sua vita privata non è affar mio, né del signor Gavan Duffy né di nessun altro – aggiunse il giovane praticante, sforzandosi di attenuare la collega che impregnava la sua voce. – Si tratta di una questione strettamente professionale. Il signor Gavan Duffy ha voluto metterla al corrente della situazione. E prevenirla. La richiesta di clemenza ne può risultare compromessa. Questa mattina, su alcuni giornali vi sono proteste, slealtà, indiscrezioni circa il contenuto dei suoi diari. L’opinione pubblica favorevole alla richiesta potrebbe sentirsi colpita. Una pura e semplice supposizione, certo. Il signor Gavan Duffy la terrà informata. Desidera che gli trasmetta un messaggio?</em></p>
<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-7849" title="rogercasement" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/rogercasement.jpg" alt="" width="230" height="302" />Il prigioniero fece segno di no, con un movimento quasi impercettibile del capo. Subito si girò su se stesso, verso la porta del parlatorio. Lo sheriff rivolse con la sua faccia grassoccia un cenno alla guardia. Questi fece scorrere il pesante catenaccio e la porta si aprì. Il ritorno in cella gli risultò interminabile. Durante il percorso per il lungo corridoio dalle pietrose pareti con i mattoni nero – rossi ebbe la sensazione che da un momento allì’altro avrebbe inciampato e sarebbe caduto lungo disteso su quelle pietre umide e non si sarebbe rialzato. Arrivato alla porta metallica della cella, ricordò: il giorno che lo avevano portato a Pentonville Prison lo sheriff gli aveva detto che tutti i detenuti che avevano occupato quella cella, senza nessuna eccezione, erano finiti sul patibolo.</em></p>
<p><em>-       Potrò fare un bagno, oggi? – domandò, prima di entrare. L’obeso carceriere fece cenno di no, guardandolo negli occhi con la stessa ripugnanza che Roger aveva avvertito nello sguardo del praticante.</em></p>
<p><em>-       Non potrà fare il bagno sino al giorno dell’esecuzione – disse lo sheriff, assaporando ogni parola. – E quel giorno, soltanto se è la sua ultima volontà. Altri, invece del bagno, preferiscono una bella mangiata. Brutto affare per Mr Ellis, perché allora, quando sentono la corda, si cacano addosso. E il posto lo riducono uno schifo. Mr Ellis è il boia, nel caso non lo sappia.</em></p>
<p><em>Quando sentì la porta chiudersi alle sue spalle, andò a sdraiarsi a faccia in su nella <img class="alignright size-full wp-image-7851" title="sognocelta" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/sognocelta.jpg" alt="" width="150" height="239" />piccola branda. Chiuse gli occhi. Sarebbe stato bello sentire l’acqua fredda di quel getto che gli snervava la pelle e la rendeva blu per il freddo. A Pentonville Prison, i detenuti, con l’eccezione dei condannati a morte, potevano fare il bagno con il sapone una volta alla settimana sotto quel getto di acqua fredda. E le condizioni della cella erano passabili. Invece, ricordò con un brivido la sporcizia del carcere di Brixton, dove s’era riempito di pidocchi e pulci che affollavano il materasso della sua branda e gli avevano ricoperto di punture la schiena, le gambe e le braccia. Cercava di pensare a questo, ma di continuo gli tornavano alla mente la faccia disgustata e la voce odiosa del biondo praticante azzimato come un figurino che gli aveva spedito maitre Gavan Duffy anziché venire lui in persona a dargli le cattive notizie.</em></p>
<p><strong>Il sogno del celta – <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Vargas_Llosa">Mario Vargas Llosa</a> – ed. <a href="http://www.einaudi.it/">Einaudi</a> – 22€</strong></p>
<p style="text-align: center;">La vita di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roger_Casement">Roger Casement</a>, che per primo denunciò gli orrori del colonialismo dall’Africa al Sud America, raccontata dal premio Nobel per la letteratura 2010.</p>
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		<title>Vacanze matte – di Richard Powell – edizioni Einaudi – 18,50€</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 17:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[a distanza di cinquantanni ritorna nelle librerie "Pioneer, Go Home!", che ispirò il film "Lo sceriffo scalzo", con Elvis Presley.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Uno.<img class="alignright size-full wp-image-7787" title="vacanze matte" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/vacanze-matte.jpg" alt="" width="150" height="235" /></em></p>
<p><em>Se papà stava attento a quel che diceva il cartello tutta questa storia non succedeva. Il cartello era sulla sbarra che chiudeva una traversa della strada dove stavamo marciando, e diceva: ASSOLUTAMENTE VIETATO IL TRANSITO AL PUBBLICO. Ma, dopo tanti anni che prendeva l’indennità di disoccupazione e l’assistenza per i figli a carico e tutta quell’altra roba, papà mica si considerava Il Pubblico. La sua idea era d’essere più o meno una parte del governo, per via che ci lavorava insieme da tanto. Il governo gli dava una mano e lui faceva del suo meglio per dar da fare al governo e così renderlo felice. Non potevano fare a meno l’uno dell’altro insomma, e a dire la verità credo che se non era per papà un sacco di statali potevano far fagotto e tornarsene a casa.</em></p>
<p><em>Eravamo stati in vacanza giù al Sud per tutto il mese di marzo e una parte di aprile. Parlo di noi cinque: papà, i due gemelli, la babysitter e io. Papà aveva avuto bisogno d’un periodo di riposo. In febbraio, quando gli era scaduto il diritto all’indennità di disoccupazione, poveretto, s’era consumato come una candela a forza di pensare se gli conveniva di più passare al sussidio generale oppure rimettersi a lavorare quanto bastava per avere di nuovo il diritto all’indennità di disoccupazione.</em></p>
<p><em>Voi magari direte che la cosa più naturale era di passare al sussidio generale, ma non era così semplice. Papà voleva mettersi in pensione sociale a sessantacinque anni, solo che non aveva ancora totalizzato abbastanza lavoro per averci diritto. Perciò si trattava di mettere su un piatto della bilancia il sussidio generale e sull’altro un lavoro con conseguente indennità di disoccupazione e poi la pensione, ed era stata una decisione così difficile da prendere che alla fine gli ci era voluta un po’ di villeggiatura al Sud.</em></p>
<p><em>La vacanza gli aveva fatto un sacco di bene e così adesso stavamo tornando su nel New Jersey, dove papà aveva intenzione di lavorare per un po’ in modo da prendere due piccioni con una fava: avere nuovamente diritto alla disoccupazione e anche essere in regola per la pensione. Era una bella giornata d’aprile, una giornata calda. Il vecchio macinino di papà marciava regolare, c’era poco traffico sull’autostrada del Gulf Coast e tutto andò bene finché non arrivammo alla nuova strada. Un po’ prima, vedemmo un cartellone enorme dove c’era scritto:</em></p>
<p><em>PIU’ AVANTI ALTRI LAVORI IN CORSO</em></p>
<p><em>PER IL MIGLIORAMENTO PAESAGGISTICO</em></p>
<p><em>DELLA ZONA</em></p>
<p><em>GEORGE K. SHAW</em></p>
<p><em>GOV. STATO DI COLUMBIANA</em></p>
<p><em>Lessi il cartellone e mi vennero due voglie: capire che cosa significava e avere anche nel New Jersey governatori che sapevano belle parole lunghe e difficili come quelle li.</em></p>
<p><em>Più avanti del cartello c’era come ho già detto la nuova strada che piegava a sinistra, con la sbarra che la chiudeva e sopra l’avviso ASSOLUTAMENTE VIETATO IL TRANSITO AL PUBBLICO. Papà sterzò e s’infilò nella nuova strada approfittando di un passaggio di fianco alla barriera.</em></p>
<p><em>-       Papà, ma non l’hai visto quell’avviso? – gli domando.</em></p>
<p><em>-       Si.</em></p>
<p><em>-       Be’, non l’hai preso molto sul serio, &#8211; faccio io.</em></p>
<p><em>-       Sono passato di fianco alla barriera invece di tirarla giù. Non ti basta? – Mi fa lui.</em></p>
<p><em>-       Non credo che hanno messo l’avviso per far fare il giro. Io dico che l’hanno messo per far stare le macchine sulla vecchia strada.</em></p>
<p><em>-       Ma questa strada potrebbe finire in una palude di mangrovie.</em></p>
<p><em>-       Toby, non credo che il governo mi mandi a finire in una palude di mangrovie. Sono anni che mi fido del governo e non mi ha mai tirato un bidone.</em></p>
<p><em>Be’, mi arresi, perché quando papà si impunta su una cosa non lo sposti nemmeno con un carro armato. Io avevo capito subito perché s’era infilato nella strada nuova. Perché non gli andava d’essere considerato Il Pubblico, ecco perché. Così, mi misi comodo sul sedile per godermi la scarrozzata.</em></p>
<p style="text-align: left;"><em><img class="aligncenter size-full wp-image-7789" title="losceriffoscalzo" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/losceriffoscalzo.jpg" alt="" width="350" height="247" /><br />
</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Profonde letture estive&#8230;</title>
		<link>http://www.altroquando.com/2011/07/12/profonde-letture-estive/</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 21:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[agenzia x]]></category>
		<category><![CDATA[aisara]]></category>
		<category><![CDATA[bompiani]]></category>
		<category><![CDATA[citazioni]]></category>
		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[feltrinelli]]></category>
		<category><![CDATA[ponte 33]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[...alcune novità da leggere sotto l'ombrellone per distogliere l'attenzione dal vostro fisico...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Il bacio della vedova, di André Héléna, <a href="http://www.aisara.eu/">Aìsara</a>, €16 <img class="alignright size-full wp-image-7706" title="baciodellavedova" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/baciodellavedova.jpg" alt="" width="120" height="180" /></strong></p>
<p><strong>André Héléna </strong>è considerato uno dei maestri del noir francese, il cosiddetto <em>polar</em>. Straordinariamente prolifico, in trent’anni di carriera Héléna scrisse 200 romanzi, perlopiù sconosciuti nel nostro paese. A colmare questa lacuna ci pensa, dal 2008, la casa editrice Aìsara, impegnata nella pubblicazione di romanzi scelti nella sterminata produzione dello scrittore.</p>
<p>Il bacio della vedova, espressione che in francese indica l’essere ghigliottinati, è la storia del povero Maxence, invischiato in una vicenda che, in maniera irrimediabile, lo porterà alla rovina…</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>La testa rotolò nella segatura mentre un fiotto di sangue zampillava dalla carotide mozzata. Sulla piattaforma, il corpo si contorceva come un verme tagliato a metà</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Rumble Bee, di Duka e Marco Philopat, <a href="http://www.agenziax.it/">Agenzia X</a>, €15<img class="alignright size-full wp-image-7707" title="rumble" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/rumble.jpg" alt="" width="120" height="180" /></strong></p>
<p>Questo romanzo, scritto a quattro mani da Duka e Marco Philopat, pubblicato da Agenzia X, è ambientato nel mondo dell’editoria. Malcolm, l’improbabile protagonista,  è parte “di quella nuova professionalità che sta in mezzo tra lo scrittore e lo standista”. Tra vere o fantomatiche rivolte sociali, dagli studenti in piazza all’insurrezione totale in programma per il prossimo Salone del libro, Duka e Philopat ci raccontano un pezzo di crisi che, ahimè, conosciamo molto bene.<em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Malcolm, un uomo alto e secco con il taglio a due lunghezze per mascherare i capelli già in caduta e due occhi da triglia, nella vita era uno sballato. Però sapeva benissimo che al Salone del libro non si sarebbe dovuto fare le canne. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Oggi avrei preferito non incontrarmi- Herta Muller- <a href="http://www.lafeltrinelli.it/">Feltrinelli</a> -16€<img class="alignright size-full wp-image-7708" title="muller" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/muller.jpg" alt="" width="120" height="180" /></strong></p>
<p>L’ultimo romanzo tradotto in Italia del premio Nobel 2009.</p>
<p>Herta Muller, rumena di lingua tedesca fuggita dalla dittatura nel 1987 e trasferitasi a Berlino, in questo come in altri romanzi e racconti già editi in italiano (<em>Il paese delle prugne verdi, Su una gamba sola e Bassure</em>) scrive della necessità della fuga, dell’estraniamento del nuovo paese, della paura che  tinge tutti i ricordi del paese lasciato. Il tutto dominato della nostalgia che serve a dare una nuova forma agli oggetti e alle parole della nuova vita.</p>
<p>La lingua della Muller è molto simbolica, ricca di immagini originali, buffe e strazianti. Uno stile così poetico non rende la lettura scorrevole ma lascia un segno profondo e caloroso.</p>
<p><em>Vidi i piedi di Lilli. Se il secondo dito è più lungo dell’alluce si chiama dito della vedova. In Lilli era così. E disse:</em></p>
<p><em>Lui mi chiama ciliegia.</em></p>
<p><em>Non si intonava ai suoi occhi azzurri. E quando l’uomo con le grucce si fu allontanato sempre più da noi richiudendosi alle spalle la porta del reparto imballaggio, Lilli disse:</em></p>
<p><em>La ciliegia la strappa via il vento dal ramo, non è forse bello che tu hai occhi così scuri e io mi chiamo ciliegia?</em></p>
<p><em>Nel corridoio cadeva il sole e sul soffitto ardevano i tubi al neon. Sedute così, eravamo due bambine stanche.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Come un uccello in volo- Fariba Vafi- <a href="http://www.ponte33.it/project/">Ponte33</a>- 14€<img class="alignright size-full wp-image-7709" title="fariba" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/fariba.jpg" alt="" width="120" height="180" /></strong></p>
<p>Primo libro pubblicato da Ponte 33, una casa editrice di Civitavecchia che si propone di tradurre e pubblicare solo autori afgani e iraniani.</p>
<p><em>Come un uccello in volo</em> racconta un Iran fatto di vita casalinga, stretti cortili e strade affollate ma lontane.</p>
<p>Una giovane madre cresce i suoi bambini quasi da sola, con un marito assente, arrogante ed estraneo, preso da sogni di trasferimento e conseguente nuova carriera. La protagonista,  affetta da una depressione tenue ma insidiosa, riesce comunque a dare fiducia e forza ai suoi bambini, trascinandoli in un mondo inesistente, fantasioso e pieno di speranza.</p>
<p>La scrittura è piana, precisa, ironica.</p>
<p><em>Mamma, vuoi più bene a me o alla formica?</em></p>
<p><em>Il volume dello stereo aumenta. Ormai non si sente solo dal soffitto, anche i muri trasmettono musica straniera.</em></p>
<p><em>A te</em></p>
<p><em>[…] Papà, vuoi bene a me o al sasso?</em></p>
<p><em>Al sasso. È proprio così. Sentiamo i pianti di tutti. Persino i nostri desideri da niente passano dalle crepe dei muri.</em></p>
<p><em>Vuoi bene a me o alla zolletta?</em></p>
<p><em>Alla zolletta. Sappiamo di chi è il telefono che suona. Sappiamo chi dorme fino a mezzogiorno e chi rimane sveglio fino a mezzanotte.</em></p>
<p><em>Papà, vuoi bene a me o al punto?</em></p>
<p><em>Al punto, alla parola, alla linea e alla frase!</em></p>
<p><strong>La carta e il territorio – Michel Houellebecq – <a href="http://bompiani.rcslibri.corriere.it/">Bompiani</a> – 20€<img class="alignright size-full wp-image-7711" title="cartaeterritorio" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/cartaeterritorio.jpg" alt="" width="120" height="180" /></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>L’ultima opera di Houellebecq (scrittore di culto fra i più discussi, nel bene e nel male), che ha vinto il Premio Goncourt 2010, prende spunto dal mondo dell’arte contemporanea per tirare le somme della vita di Houellebecq stesso.</p>
<p>La storia è incentrata sulla vita di Jed Martin, che in breve tempo diventa uno degli artisti più quotati al mondo. Dopo aver iniziato a fotografare particolari di mappe geografiche della Michelin (da cui il titolo), Jed passerà alla realizzazione di una serie di ritratti di personaggi famosi, fra cui lo stesso Houellebecq, con cui instaurerà un rapporto di muta e silenziosa fiducia.</p>
<p>Il romanzo subirà delle svolte improvvise (fra cui il misterioso omicidio di Houellebecq), mantenendo però sempre un tono distaccato, non sintomo di freddezza, ma di maturità.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>“Si, è lì che dormo…” confermò Houellebecq mentre tornavano in soggiorno e si accomodavano di nuovo davanti al fuoco. “Nel mio vecchio letto da bambino… Si finisce come si è cominciato”, soggiunse con un’espressione difficile da interpretare (soddisfazione? rassegnazione? amarezza). Jed non trovò alcun commento appropriato.</em></p>
<p><strong><em>Vizio di forma</em></strong><strong> – di Thomas Pynchon – <a href="http://www.einaudi.it/">Einaudi</a> – €20<img class="alignright size-full wp-image-7716" title="thomas pinchion vizio" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/thomas-pinchion-vizio.jpg" alt="" width="120" height="180" /></strong></p>
<p>In Vizio di forma Thomas Pynchon miscela l’hard boiled chandleriano con la controcultura hippy, un po’ come accadeva nel Grande Lebowski.</p>
<p>Doc Sportello, protagonista del romanzo, è infatti un investigatore privato abbastanza eccentrico, decisamente più esperto in viaggi psicheledici che nella risoluzione di casi complicati alla Marlowe. Fino a quando non irrompe sulla scena il suo amore perduto Shasta Fay,  “slip di bikini a fiori e maglietta stinta di Country Joe &amp; the Fish”, trascinando Doc in un intrigo iper complicato al cui confronto, tornando a Chandler, la trama di Il grande sonno è di una chiarezza cristallina.</p>
<p>Il libro è molto ironico, zeppo di personaggi e situazioni divertenti. Ambientato in una Los Angeles sconvolta dagli eccidi di Charles Manson, siamo agli inizi degli settanta, <strong>Vizio di Forma</strong> è però pervaso da una sottile malinconia, quella che di solito accompagna la fine di un’epoca, o di una storia.</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>“Doc si addormentoò che era quasi l’alba e si svegliò davvero solo quando stavano per svalicare a Cajon Pass, e gli sembrò di avere appena sognato di superare un crinale più che geografico, fuori da qualche territorio esaminato e vagliato e di scendere in un terreno nuovo, giù per qualche grande pendio definitivo, che sarebbe stato, forse, troppo faticoso per lui decidere di risalire.”</em></p>
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		<title>La Nuova Hollywood &#8211; Einaudi</title>
		<link>http://www.altroquando.com/2009/03/25/la-nuova-hollywood/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 21:48:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Cinema Americano Contemporaneo da Easy Rider a Godzilla.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal">Pubblicato nel 2004 dalla Einaudi (l’edizione inglese è invece del 2002) <em>La Nuova Hollywood</em><span> </span>di Geoff King è l’ennesimo studio dedicato al cinema americano post-anni sessanta, alla cosiddetta New Hollywood. Niente di nuovo quindi, eppure qualcosa di interessante c’è.</p>
<p class="MsoNormal">Innanzitutto King propone un concetto di Nuova Hollywood che potremmo definire “allargato”, espanso.</p>
<p class="MsoNormal">Per chi non lo sapesse per <em>New<span>  </span>Hollywood</em>, o <em>Hollywood Renaissance</em>, si intende quel periodo che, a partire dalla seconda metà degli anni sessanta e per circa un decennio, ha rappresentato una rottura più o meno traumatica (a seconda dei punti di vista, come vedrà chi vorrà leggere il libro di King) nella storia del cinema americano non più classico.</p>
<p class="MsoNormal">Potremmo sinteticamente individuare come caratteristiche del periodo:</p>
<p class="MsoNormal">-l’emergere di case di produzioni indipendenti (come l’AIP di Corman);</p>
<p class="MsoNormal">-tematiche più giovanilistiche o “contestatarie”, in sintonia con quegli anni alquanto movimentati, ad essere eufemistici;</p>
<p class="MsoNormal">-l’affermarsi di nuovi divi lontani dall’immagine rassicurante di un Wayne o di uno Stewart, e anche da quella conturbante dei Dean e dei Brando;</p>
<p class="MsoNormal">-uno stile più sperimentale che rompe la supposta trasparenza del cinema americano classico (soprattutto in sede di montaggio), stile che deriva dalla nuove onde europee;</p>
<p class="MsoNormal">-la crisi del modello produttivo degli studios, insediato dalla televisione e dalle tecnologie più leggere;</p>
<p class="MsoNormal">-etc…etc…etc…</p>
<p class="MsoNormal">Convenzionalmente, tale periodo si fa coincidere con gli anni che vanno dal 1967 – <em>Il Laureato</em>, <em>Gangster Story </em>- al 1975, subito prima di <em>Guerre Stellari</em> (per approfondire la questione si vedano, fra gli altri, i libri di Franco La Polla come <em>Sogno e Realtà Americana nel Cinema di Hollywood </em>e soprattutto <em>Il Nuovo Cinema Americano 1967-75</em>).</p>
<p class="MsoNormal">                                              <a href="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/gangster-story.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1260" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/gangster-story.jpg" alt="" width="300" height="433" /></a></p>
<p class="MsoNormal">Ritornando al nostro King, e prima che io perda completamente il filo, lo studioso inglese nel suo importante saggio propone di estendere il concetto di Nuovo Cinema Americano fino ai giorni nostri, alla cosiddetta “era dei <em>blockbuster</em>”. Naturalmente, sostiene King e noi con lui (come in realtà chiunque dotato di un po’ di sale in zucca), ci sono differenze abissali tra le opere di un Penn o di un Bay, tra <em>Piccolo Grande Uomo</em> e <em>Armageddon, </em>o <em>Men In Black</em>. Ciò che però permette di porre in continuità il cinema di quegli anni con quello contemporaneo è la possibilità di inscrivere entrambi i periodi all’interno di una politica di ristrutturazione degli studios.</p>
<p class="MsoNormal">King da subito infatti, e in maniera abbastanza desolante, ci dice che non si può parlare di disgregazione degli studios (nemmeno se si guarda agli anni sessanta ) ma piuttosto di un riposizionamento sul mercato da parte di Warner Bros o Columbia. Processo o strategia industriale che appunto si può definire come &#8220;ristrutturazione&#8221;.</p>
<p class="MsoNormal">In altre parole, ed è questo l’aspetto insieme più interessante e più irritante di questo libro, gli studios vengono rappresentati da King come delle fenici che immancabilmente risorgono dalle proprie ceneri, adeguandosi al mutamento dei tempi, calibrando l’offerta alla domanda. Come quei mostri dei videogiochi che eliminando il nemico ne assumono essenza e sembianza, così le major letteralmente divorano e si fanno divorare da una serie di attività collaterali alla mera produzione cinematografica, dal marketing alla promozione sul web agli impianti <em>home-theatre</em> (molto spesso chi produce questi impianti partecipa anche alla realizzazione dei film, essendo le major mostruosamente multinazionali). Così che alla fine il momento dell’uscita in sala è solo uno dei tanti momenti in cui il film rende sempre più major le major, e nemmeno il più importante, cazzo!<span>  </span></p>
<p class="MsoNormal">Vi assicuro che è frustrante per l’ingenuo lettore assistere alla paziente ma implacabile opera di distruzione che King fa di qualsiasi principio di autorialità o almeno spontaneità dell’opera cinematografica. La prospettiva, tanto per intenderci meglio, è quella di uno che legge come strategia di marketing anche la nozione stessa di prestigio autoriale, per cui <em>Batman Il Ritorno</em> di Tim Burton trarrà sicuramente vantaggio dall’aura autoriale di un film come <em>Edward Mani di Forbice,</em> che lo precede e che a sua volta è stato reso possibile se non vendibile dal primo <em>Batman </em>burtoniano, e così via all’infinito…</p>
<p class="MsoNormal">Ora che tutto questo corrisponda in parte, buona parte, a verita non ci piove, così ingenui non lo siamo. Ma ciò che irrita è la riduzione di tutto a strategia di marketing, come se non ci fosse altro nell’opera di Burton, ad esempio, altro che non vorrei azzardarmi, provocato, a definire poesia e mistero del cinema.<span>  </span></p>
<p class="MsoNormal">In definitiva, tale approccio si rivela essere al tempo stesso limite e fascino del libro di King.</p>
<p class="MsoNormal">Limite perché la passione per la statistica e per le &#8211; fondamentali &#8211; questioni economiche legate a produzione distribuzione e promozione non rende conto della sostanziale indefinita bellezza del cinema, di ciò che al buio della sala, davanti alla televisione o al computer, o dove diavolo siamo, ci colpisce emoziona, ci prende al cuore o alle testa, etc…</p>
<p class="MsoNormal">Fascino perché <em>La Nuova Hollywood </em>di King ci spiega meglio di chiunque altro come funzioni e ragioni l’industria hollywoodiana, come alla fine di ogni tempesta si sia risvegliata più forte, come domini in maniera incontrastata e pressoché totale il mercato. Come anche il cinema indipendente sia in fondo un “genere”, tollerato e favorito dalle major. E via dicendo.</p>
<p class="MsoNormal">Libro sicuramente da leggere.</p>
<p class="MsoNormal">Ma per favore, King, lascia stare l’analisi del film…</p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Lettera a Berlino &#8211; Ian McEwan &#8211; Einaudi</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2008 16:23:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
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		<description><![CDATA[Per chi, come me, è appena tornato da Berlino o per chi è già stato o vorrà presto andarci, questo libro riserverà molte sorprese. L’ho cominciato a leggere a Roma e l’ho finito al ritorno nell’aeroporto di Tegel, dove il protagonista arriva nell’ultimo capitolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-875" title="letteraaberlino" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/letteraaberlino.jpg" alt="" width="250" height="409" /></div>
<div id="citation" style="text-align: center;">Ian McEwan <strong><br />
Lettera a Berlino</strong><br />
Einaudi</div>
<div style="text-align: center;"><strong>di Marco Chieffa</strong></div>
<p><strong><strong><br />
</strong></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Per chi, come me, è appena tornato da Berlino o per chi è già stato o vorrà presto andarci, questo libro riserverà molte sorprese. L’ho cominciato a leggere a Roma e l’ho finito al ritorno nell’aeroporto di Tegel, dove il protagonista arriva nell’ultimo capitolo.<br />
Il romanzo dello scrittore britannico Ian McEwan ricalca le caratteristiche della capitale tedesca: mutevole, in continuo divenire, più volte scomposta e ricomposta, volubile e creativa per la schiera di zuzügler, piena di cicatrici storiche e universali ma anche con il fascino e il fervore della vita spensierata.<br />
L’inglese Leonard Marharm, giovane ed inesperto tecnico elettronico, arriva a Berlino nell’inverno del 1955, reclutato dalla Cia e dall’M16 (tra loro alleati e rivali) per la missione «operazione oro», ovvero lo scavo del tunnel sotto il settore sovietico per spiare le linee telefoniche. In Lettera a Berlino emerge in controluce tutta una città che dopo i bombardamenti, lo spostamento in Urss delle sue industrie, la rivolta del 1953 contro il regime sedata nel sangue dai carri armati, vede la parte ovest come miraggio di benessere.<br />
Berlino è storicamente anche la città della vita notturna e proprio in un locale Leonard conosce Maria, una ragazza tedesca che lo inizia all’amore e al sesso. Il passato della donna con un ex marito violento e dedito all’alcol porta complicazioni che legano i due tragicamente fino a separarli. Solo nel giugno del 1987 grazie ad una lettera Leonard torna a Berlino quando già è stato innalzato il muro che di lì a due anni crollerà sotto i colpi della libertà. Ugualmente quello scambio epistolare è la Wende che riporta i protagonisti indietro nel tempo e apre ad un futuro foriero di gioia e amore.<br />
McEwan riesce abilmente a bilicarsi tra spy-story, sentimentalismo e grand-guignol trasformando la costruzione del «tunnel di Berlino» in un viaggio negli abissi dell’anima tipico di un romanzo di formazione. L’amore è dolce ma anche carico di violenza e disfacimento che va oltre le proprie forze e l’innocenza perduta (The Innocent è il film del 1993 tratto dal romanzo con Isabella Rossellini). Lo scrittore britannico riesce a coinvolgere il lettore nelle gioie e angosce del protagonista e a volte a trasmettere le assurdità dei suoi pensieri, come nel 16° capitolo quando nella notte stessa del fidanzamento la coppia trova l’intruso nell’armadio, o nel 18° con la descrizione della dissezione dei corpi fatta con sega e telone impermeabile (sembra che per scriverlo si sia fatto aiutare da un chirurgo). Lettera a Berlino è in sostanza un libro notevole la cui lettura trasmette al lettore inquietudine, turbamento e immaginazione: tutto ciò che si chiede ad un romanzo.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-892" title="muro_di_berlino1" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/muro_di_berlino1.jpg" alt="" width="500" height="368" /></p>
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		<title>IL TEATRO DI SABBATH &#8211; PHILIPH ROTH &#8211; EINAUDI</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 12:34:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[roth]]></category>

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		<description><![CDATA[Ragazzi mettetevi comodi e inforcate gli occhiali da sole per proteggervi dalla strabiliante recensione di Marco "Tessera" Chieffa, che deve aver assunto il solito pasticcone di mezzanotte prima della stesura]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal">Ragazzi mettetevi comodi e fate un bel respiro</p>
<p class="MsoNormal">Al.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><a href="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/einaudi-2allegatoservlet.jpeg"><img class="size-full wp-image-432  aligncenter" title="einaudi-2allegatoservlet" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/einaudi-2allegatoservlet.jpeg" alt="" width="250" height="428" /></a></p>
<p class="MsoNormal"><span><strong> IL TEATRO DI SABBATH &#8211; PHILIPH ROTH &#8211; EINAUDI</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right;">di Marco Chieffa</p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Quando Philiph Roth, nel 1995, scrive <em>Il teatro di Sabbath</em></span><span> (con il quale vince il National Book Award) realizza il suo romanzo più insolito e maggiormente pieno di energia. Il protagonista è l’ebreo </span><span>Mickey Sabbath, sessantaquattrenne, un tempo burattinaio, dotato nonostante l&#8217;età di sfrenata libidine, un sarcasmo tagliente e creatività scandalosa. Solo dopo la morte della sua amante slava Drenka, una bomba del sesso, Sabbath realizza un viaggio a ritroso nel suo torbido passato.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Roth riesce a trascinare il lettore da un piano narrativo all&#8217;altro, dalla voce del narratore a quella del protagonista, dal presente al flash back; si viene piacevolmente irretiti da questa forza e contemporaneamente se ne viene allontanati e disgustati.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Lo stile è ironico e assai colto, imbevuto di psicanalisi, laicismo di matrice ebraica e satira pungente. E&#8217; come se Philiph Roth abbia subito l&#8217;incanto dello shtetl (il villaggio ebraico), il luogo principe dell&#8217;immaginario, vagheggiato e spesso mitizzato, amato come solo si può amare l&#8217;eden perduto dell&#8217;infanzia. Lo scrittore, transfuga dallo shtetl, subisce il passaggio da una società preliberale a quella americana capitalistica avanzata, da un </span><span>cosmo regolato da valori trascendenti e superindividuali (quelli della Torah) ad un caos vertiginoso la cui unica legge è il successo del singolo. Il tutto senza passare in maniera intermedia attraverso il secolo dei lumi.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Lo scrittore del New Jersey riesce abilmente a tradurre in linguaggio narrativo la divisione creativa che vive la cultura ebraica, bilicata tra l’Hassidismo, ovvero un movimento mistico popolare e di massa contraddistinto dal lato emozionale,<span>  </span>e l’ebraismo talmudico, con la preminenza al lato dialettico-analitico.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Le storie che vive l’eroe Sabbath sono di </span><span>ordinaria e quotidiana follia interiore, meno spesso inespressa, il più delle volte teatrale. Nella sua vicenda si può vedere in controluce la storia del t</span><span>eatro ebraico moderno. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Non è un caso che la prima compagnia fissa yiddish fu fondata da Goldfaden solo nel 1876. Difatti la tradizione teatrale necessita di una nazione, cioè della coesione stabile di un popolo legato dalla stessa lingua su di un territorio: l’esatto contrario della condizione ebraica nella Diaspora.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Non è nemmeno un avvenimento fortuito che le due compagnie yiddish di maggiore dignità artistica sono state il Goset di Mosca (Teatro Ebraico di Stato) fondato da Granovskij con la sua vena farsesca e l’Habima che incarna il versante misterico. Farsa e mistero, cinismo e raffinatezza, repulsione e tocco magico: è tutto questo il burattinaio dalle dita scandalose oramai segnate dall’artrite.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><span> </span>Siamo di fronte ad uno dei migliori scrittori americani contemporanei</span><span> e a un personaggio che, dalla seconda parte del romanzo in poi (dopo la morte di Drenka), deraglia farsescamente verso la follia e la morte senza però raggiungerla. Sembra di assistere alla leggenda praghese del golem. Il Rabbi Low Moreno (il Mahral di Praga) nelle vesti di Roth, dà vita a un golem-Sabbath per proteggere il proprio “ghetto” letterario. Pentitosi della sua creazione, il saggio Rabbino-Roth giunge alla suprema decisione di distruggerla. Ma non ci riesce nonostante abbia già scritto sulla lapide la stele funeraria:</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>Morris Sabbath</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>«Mickey»</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>Amato Puttaniere, Seduttore,</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>Sodomizzatore e Sfruttatore di Donne,</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>Distruttore della Morale, Corruttore della Gioventù</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>Uxoricida</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>Suicida</span></p>
<p class="MsoNormal" align="center"><span>1929 &#8211; 1994 </span></p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>MARIOLINA VENEZIA- MILLE ANNI CHE STO QUI- EINAUDI</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 15:48:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giorgia</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono dei libri che ci si ripromette di leggere, che te ne hanno parlato bene, che se ti capita di vederli in libreria pensi “quasi quasi” lo compro e che poi non li compri mai. Per me questo era uno di quei libri. E poi un giorno l’ho comprato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Ci sono dei libri che ci si ripromette di leggere, che te ne hanno parlato bene, che se ti capita di vederli in libreria pensi “quasi quasi” lo compro e che poi non li compri mai. Per me questo era uno di quei libri. E poi un giorno l’ho comprato.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center;"><span> <img class="aligncenter size-full wp-image-418" title="einaudi-1allegatoservlet1" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/einaudi-1allegatoservlet1.jpeg" alt="" width="250" height="394" /><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><strong>MARIOLINA VENEZIA- MILLE ANNI CHE STO QUI- EINAUDI</strong></span></p>
<p class="MsoNormal"><span>La cosa più bella di Mariolina Venezia è che sa quando smettere di scrivere.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Perchè questa è una saga familiare a tutti gli effetti, con tanto di albero genealogico in apertura, con una miriade di personaggi, con le generazioni che si danno il cambio, eppure non annoia mai.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>L’autrice compone un enorme puzzle. Ad un certo punto, ne stacca un pezzo, un personaggio e ce lo descrive, poi riprende la tessera e la rimette al suo posto nel puzzle. Appena in tempo, qualche pagina prima che al lettore sfiori l’idea di chiudere il libro.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Si tratta per lo più di personaggi femminili,<span>  </span>è vero. Deboli, forti, fragili, pazze donne del sud, perchè gli uomini, deboli, pazzi, sognatori, aspettano silenziosi il loro incastro perfetto, nel puzzle, sullo sfondo. </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Chissà che Mariolina Venezia non abbia trovato il segreto di ogni buona trama. Perchè in questo modo, neanche i personaggi maschili annoiano mai!</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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