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	<title>Altroquando &#187; giappone</title>
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	<description>Libreria di Cinema. A Roma.</description>
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		<title>La ragazza dello Sputnik &#8211; Haruki Murakami &#8211; Einaudi</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 15:33:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[haruki murakami]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[Chissà cosa ha pensato nel 1957 la cagnetta Laika a bordo dello Sputnik 2 (il primo era stato lanciato un mese prima), ignara vittima sacrificale in nome delle ricerche sugli esseri viventi nello spazio? Cosa lega in un banchetto di nozze una raffinata imprenditrice di origine coreana, ex musicista classica ed ora esperta di vini (Myu), una giovane aspirante scrittrice (Sumire) e un anonimo giovane maestro di scuola elementare (l’io narrante del romanzo La ragazza dello Sputnik)?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Haruki Murakami, </strong><em><strong>La ragazza dello Sputnik</strong></em><strong>, Einaudi, </strong></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>Chissà cosa ha pensato nel 1957 la cagnetta Laika a bordo dello Sputnik 2 (il primo era stato lanciato un mese prima), ignara vittima sacrificale in nome delle ricerche sugli esseri viventi nello spazio? Cosa lega in un banchetto di nozze una raffinata imprenditrice di origine coreana, ex musicista classica ed ora esperta di vini (Myu), una giovane aspirante scrittrice (Sumire) e un anonimo giovane maestro di scuola elementare (l’io narrante del romanzo <em>La ragazza dello Sputnik</em>)?</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>Perché si confonde la parola sputnik (in russo significa compagno di viaggio) con i beatnik, giovani scrittori degli anni ’60 tra cui Kerouac? <img class="alignright size-full wp-image-1534" title="sputnikk" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/sputnikk.jpg" alt="" width="295" height="314" /></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>E ancora: perché ad un certo punto si pensa ai discendenti dello Sputnik che continuano ad attraversare il cielo, attratti alla terra dalla sola forza gravitazionale, solitari aggregati metallici che si sfiorano e si separano per sempre? Cosa spinge un bambino (Rimura “Carota” Shin’ichi, figlio dell’amante del giovane maestro) a rubare in un supermercato per tre volte rispettivamente 15 portamine, 8 compassi e svariate cucitrici? Quale evento vissuto/immaginato può far tramutare all’istante i capelli neri-corvini in un bianco totale?</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>A queste domande si cerca di dare una risposta ne <em>La ragazza dello Sputnik</em>, scritto nel 1999 dallo scrittore giapponese Haruki Murakami. Il mondo da lui creato in questo romanzo prevede un continuo spostamento di ambientazione (Giappone, Italia, Grecia) che ci fa viaggiare assieme ai protagonisti.</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>Tutto ruota attorno ad un elemento insolito: l’innamoramento per un’altra donna raffinata e ricca da parte di <span> </span>una ragazza (Sumire) che mai aveva manifestato tale inclinazione. Le differenti fasi dell’innamoramento, raccontate dal giovane maestro a sua volta segretamente innamorato di Sumire, passano attraverso l’innocenza, la passione incondizionata seppure platonica, e seguendo un turbato sodalizio vacanziero, una rivelazione di un segreto e una sparizione misteriosa, arrivano fino all’approdo definitivo: la solitudine intesa come dimensione assoluta e rifugio difensivo dal mondo e dai sentimenti.</p>
<p class="MsoNormal"><span> <img class="alignleft size-full wp-image-1531" title="harukimurakamii" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/harukimurakamii.jpg" alt="" width="300" height="300" /> </span>E’ proprio la solitudine il motivo conduttore de <em>La ragazza  dello Sputnik</em> che segue le orbite segnate dai personaggi-  satelliti che si sfiorano e si allontanano lasciando scie di  parole. Anche la narrazione ne è influenzata, partendo da  un piano assolutamente realista e autobiografico per poi  registrare il capovolgimento del mondo reale in una  trasfigurazione onirica: lo smarrimento imperante non ci fa  più capire da quale lato dello specchio ci troviamo. In  questo novello “paese delle meraviglie” il tema del viaggio,  inteso come spostamento fisico ma anche all’interno di noi  stessi, e quello della “fine del mondo” si ripresentano  come <em>topoi</em> assoluti.</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>La solitudine dunque come destino dell’uomo, come  sostanza e nutrimento del pianeta che riceve perciò  l’energia per continuare a ruotare. Personaggi-sputnik che vanno alla deriva per l’eternità. Cosa però ci impedisce di andare ad urtarci con violenza verso qualcosa? Solo il sogno, il suo mondo esclusivo ed inclusivo che, una volta entrati dentro, non ci permette più di uscire. Solo la dimensione onirica con la sua dolce malinconia può illuminare o nascondere la fine del romanzo. La telefonata finale non si sa se è la prova del ricongiungimento dei satelliti. Forse Sumire è passata al di là dello specchio, verso l’alter ego intravisto in sogno, in una dimensione già sperimentata da Myu.</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>Oppure <em>La ragazza dello Sputnik </em>è stato solo un sogno di un grande scrittore giapponese come Haruki Murakami. Il suo stile si avvicina al pennello sottile tipico delle stampe nipponiche che lascia indovinare dietro l’apparente semplicità dell’immagine un mondo suggestivo e segreto. Ma nella delicata stampa giapponese lo scrittore nato a Kyoto ha trasmesso la sua passione per la cultura edonistica occidentale, fatta di macchine veloci, musica, vestiti eleganti e vino.</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>Consiglio di lasciarvi trasportare dal suo stile diretto e comunicativo: vi lascerà il segno e scuoterà il vostro Io più profondo.</p>
<p class="MsoNormal"><img class="aligncenter size-full wp-image-1532" title="librimurakami" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/librimurakami.jpg" alt="" width="400" height="269" /></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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		<title>Ogawa Yoko &#8211; L&#8217;anulare &#8211; Adelphi</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 11:09:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[adelphi]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Ogawa Yoko]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[C'è una data che bisogna segnare in agenda. E' il 30 marzo 2009, giorno in cui la scrittrice giapponese Ogawa Yoko compie 37 anni. Non bisogna farsi scrupoli nel sottolineare l'età, i giapponesi non si infastidiscono. Mi riprometto anzi di stabilire un contatto con lei nata nel 1962 e di farle un regalo; eppoi i numeri, le sigle e le cifre mi hanno ossessionato nel leggere il suo romanzo breve L'anulare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ogawa Yoko &#8211; L&#8217;anulare &#8211; Adelphi <img class="alignright size-full wp-image-1307" title="occhio1" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/occhio1.jpg" alt="" width="350" height="268" /></strong></p>
<p>C&#8217;è una data che bisogna segnare in agenda. E&#8217; il <strong>30 marzo 2009</strong>, giorno in cui la scrittrice giapponese Ogawa Yoko compie <strong>37</strong> anni. Non bisogna farsi scrupoli nel sottolineare l&#8217;età, i giapponesi non si infastidiscono. Mi riprometto anzi di stabilire un contatto con lei nata nel <strong>1962</strong> e di farle un regalo; eppoi i numeri, le sigle e le cifre mi hanno ossessionato nel leggere il suo romanzo breve <em>L&#8217;anulare</em>.</p>
<p>Scritto nel <strong>1994</strong>, quando usciva il film di Yoshimitsu Morita <em>Kitchen</em> (tratto da Banana Yoshimoto), erano già passati <strong>30</strong> anni dal film <em>Onibaba</em> di Kaneto Shindo (dove una suocera per gelosia di una nuora indossa una maschera diabolica che si sostituirà al volto). Diventato film in francese nel <strong>2005</strong> (<em>L&#8217;Annulaire</em>, <em>The Ringfinger</em>) diretto da Diane Bertrand con la &#8220;bond girl&#8221; Olga Kurylenko e poi proiettato in molti festival internazionali (in quello di Edimburgo Diane Bertrand ha detto che non era sicuro di aver capito il libro). Pubblicato in Italia da Adelphi per la collana Piccola Biblioteca nel <strong>2007</strong>, quando un terremoto magnitudo <strong>6,8 </strong>ha colpito il nord-ovest del Giappone, uccidendo <strong>10</strong> persone, ferendone più di <strong>900 </strong>e facendo tremare i grattacieli, le strade e i ponti di Tokyo.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1305" title="ogawa" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/ogawa.jpg" alt="" width="200" height="420" /> La ragazza protagonista e narratrice de <em>L&#8217;anulare </em>è assunta per  accogliere con professionalità ed ascoltare i clienti di un laboratorio  creato da un uomo di mezza età, il signor Deshimaru, nella sede di un  ex collegio femminile. In questo spettrale edificio i due dovranno  catalogare e conservare degli oggetti e tramutarli in &#8220;esemplari&#8221; con lo  scopo di far separare i &#8220;clienti&#8221; da ciò che hanno irrimediabilmente  perduto.</p>
<p>La giovane di cui non si sa il nome deve così affidare al laboratorio  inaccessibile del signor Deshimaru <strong>3</strong> funghi raccolti fra le ceneri  dell&#8217;incendio in cui una ragazzina ha perso i genitori, le ossa di un  padda caro a un vecchietto, la musica ricevuta dal fidanzato di  una <strong>30</strong>enne che non riesce a dimenticare, una cicatrice sulla  guancia, <strong>1 </strong>becher con dentro <strong>1</strong> campione di sperma&#8230;</p>
<p>In realtà anche lei nella fabbrica di bibite dove lavorava  precedentemente ha perduto l&#8217;ultima falange dell&#8217;anulare sinistro che, si  sa, gli antichi romani o egizi credevano fosse il punto di partenza della  vena che arriva al cuore, veicolo quindi dei sentimenti.</p>
<p>In maniera graduale l&#8217;eroe della vicenda diventa il mondo chiuso e  silenzioso del complesso che inghiottisce l&#8217;impiegata nei suoi meandri  amniotici. Il disagio e la repellenza verso questo enorme edificio  montano inesorabilmente di pari passo con la capacità di Ogawa Yoko di dipingere atmosfere e descrivere nell&#8217;essenziale uomini e cose, oscillando tra il detto e il non detto, tra il fantastico e l&#8217;accaduto. Si varcano i confini dell&#8217;erotismo e del feticismo; la scrittura è lineare e pura nella sua essenzialità, ma in filigrana c&#8217;è il segno di un evento catastrofico. Le parole sono scelte con precisione certosina: pochi aggettivi, abolite le metafore e monologhi interiori. Si va avanti per accumulo di dettagli e i personaggi trasmettono la sensazione di non conoscere il motivo delle loro azioni.</p>
<p>Le piccole e numerosissime stanze si riempiono di oggetti catalogati. Si aspetta la morte delle uniche <strong>2</strong> decrepite inquiline:la suonatrice di pianoforte del <strong>309</strong> e l&#8217;ex centralinista ora febbrile lavoratrice a maglia del <strong>223</strong>. L&#8217;unico luogo non adibito a laboratorio è l&#8217;ex sala da bagno del collegio, che diventa l&#8217;alcova per gli incontri amorosi tra la giovane e il maturo professore. Il mondo fuori non esiste più. Il calzolaio che va a trovare è lo stesso delle ossa di padda e che poi ha confezionato dellle scarpe magiche (dono del signor Deshimaru) che si impossessano dei piedi di chi le indossa. La ragazza che vuole conservare la cicatrice è la stessa dei <strong>3</strong> funghi e scompare nel laboratorio, attesa invano e con gelosia.</p>
<p>Della segretaria che ricomincia da capo la sua vita dopo l&#8217;incidente al dito si sa solo quello che in tono grottesco e surreale osserva e ciò che sente nelle sue alienate riflessioni. Sfugge ad ogni caratterizzazione sociale, in una società come quella giapponese dove l&#8217;appartenenza a gruppi e subculture con riti e simboli precisi è molto ghettizzante. Non appartiene alle &#8220;Bambine per bene&#8221; per cui l&#8217;emancipazione non è una loro aspirazione; non fa certo parte delle ragazze &#8220;Kawai&#8221;con una personalità più matura e femminile ma che si esprime attraverso la cura di ogni piccolo particolare del look; non può nemmeno essere considerata una &#8220;Provocatrice stravagante&#8221; che cura ogni dettaglio per sfidare i tabù della società giapponese tradizionale.</p>
<p>Di qualsiasi gruppo si metta a confronto non ha il denominatore comune della scelta del lavoro <img class="alignright size-full wp-image-1301" title="anulare" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/anulare.jpg" alt="" width="236" height="206" />come esperienza per sentirsi adulta e responsabile: la sua occupazione è meccanica, noiosa e senza possibilità carrieristica. Nemmeno presenta la caratteristica comune di scegliere un fidanzato che, anche nelle ragazze più stravaganti, deve portare alla conquista di una certa serenità conformista: accetta supinamente le profferte sessuali di un attempato superiore.</p>
<p>Le rimane solo di assolvere alle procedure consuete del suo lavoro di catalogazione e di usare un numero di registrazione(ad esempio il <strong>26-F30999</strong>). Si capirà alla fine (o forse no) cosa lasciare al laboratorio.</p>
<p>Anche a me non rimane nel giorno di compleanno di Ogawa Yoko che chiudere la mano per nascondere il mio regalo e bussare alla porta del suo laboratorio.</p>
<p>Buona lettura</p>
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