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	<title>Altroquando &#187; harstad</title>
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	<description>Libreria di Cinema. A Roma.</description>
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		<title>Gli uomini che hanno fatto la luna&#8230;</title>
		<link>http://www.altroquando.com/2009/07/29/gli-uomini-che-hanno-fatto-la-luna/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 22:34:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[baldini]]></category>
		<category><![CDATA[harstad]]></category>
		<category><![CDATA[luna]]></category>
		<category><![CDATA[pavese]]></category>

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		<description><![CDATA[C'eravate il 21 luglio 1969? Oppure siete 'ggiovani e avete partecipato al concerto di Moby per la festa dei quaranta anni dell'allunaggio? Harstad, Giacobbe, Baldini e Pavese ci raccontano la luna...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Johan Harstad, Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?, Iperborea, 2008, pp. 457, 16,50 €.</span></strong><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>[...]<span> </span>Dove eri tu il 20 luglio 1969, alle 21:17:42, ora norvegese, quando l&#8217;uomo atterrò sulla luna?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Cinquecento milioni di persone erano davanti allo schermo della televisione. Ancora di più davanti alla radio.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Io ero tra le gambe di mia madre.<img class="alignright size-medium wp-image-1752" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/buzz.jpg" alt="" width="80" height="157" /><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Dov&#8217;eri tu quando il secondo uomo uscì dall&#8217;Eagle e si avventurò sul Mare della Tranquillità, alle 04:15?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Avevi spento la tivù? Eri andato a dormire?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Allora ti sei perso Buzz Aldrin che camminava sulla luna. I suoi stivali affondavano di tre millimetri nella superficie polverizzata, io ero sdraiato su un tavolo e non sapevo niente.Di tutti i miliardi di persone che sono vissute, Buzz Aldrin fu il secondo uomo a mettere piede sulla luna, il 21 luglio 1960 mentre la sua famiglia, trecentottantamila chilometri più in basso, guardava papà alla tele, nella sua tuta spaziale, lo guardava cercare di descrivere quel che vedeva.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Magnificent. Magnificent desolation. Disse Aldrin.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Forse la più bella descrizione di un panorama al mondo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>[...]</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Certe persone non vogliono il mondo intero, anche se potrebbero averlo. Certe persone non vogliono un paese tutto loro. Certi non vgliono nemmeno una scuola di Stavanger. Certi vogliono solo essere una parte del tutto. Utile, anche se modesta. Non tutti hanno bisogno del mondo intero. Io volevo solo stare in pace. [...]</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Emilio Giacobbe, Mai chiuderò gli occhi alla luna, Libroitaliano World, 2005, pp. 46, 10 €.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><img class="aligncenter size-full wp-image-1754" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/ad_occhi_chiusi.jpg" alt="" width="350" height="173" /></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>[...] Ho scelto il pallore della luna,</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>quel fiore di cotone che spogliandosi nel vento</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>cosparge il Suo mare mescolando bianco al bianco;</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>abiterò quella candida casa</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>conchiglia arenata nell&#8217;immenso cielo</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>e dai suoi occhi cavi</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>bagnerò le stelle che ami.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Lascio a te la terra</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>e il suo coperchio di crosta.<span> </span>[...]</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Eraldo Baldini &#8211; Alessandro Fabbri, Quell&#8217;estate di sangue e di luna, Einaudi, pp. 255, 2008, 15,00 €</span></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>[...] Ma a rovinare davvero tutto ci pensò Siro. All&#8217;improvviso comparve nella sala, seminudo, e disse ad alta voce: &#8211; Siete ancora qui a fare casino? Lo volete spegnere o no quel coso, che non riesco a dormire?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span><img class="alignleft size-medium wp-image-1755" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/estate.jpg" alt="" width="135" height="209" /> I bambini per un attimo rimasero fermi e zitti, fissandolo, poi si guardarono a bocca  aperta. Prima di tutto perché, in mutande, il vecchio era straordinario, grasso e bianco  come un verme; poi perché pareva essere l&#8217;unico al mondo a cui non interessava  niente di ciò che stava accadendo sopra la sua testa.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> &#8211; Nonno, sono scesi! Ci pensi? Gli uomini sono arrivati sulla Luna! -disse Enrico.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> Lui lo fissò con un&#8217;espressione tra il deluso e il disgustato. Scosse la testa e replicò: &#8211;  Mi meraviglio che andate a scuola e vi ritenete tanto in gamba, tu e questi altri tre!  Come fate a credere che sia vero? Che possano stare appesi lassù? Eh? Me lo dici  come fate?</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Poi sputò a terra, si girò e tornò a salire le scale.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>I quattro ragazzi a quel punto cominciarono a rotolarsi per terra dalle risate.<span> </span>[...]</span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><strong><span>Cesare Pavese, La luna e i falò, Super ET, Einaudi, pp. 208 10,00 €</span></strong><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span>[…]<span> </span>Nuto non disse niente. M’ero già accorto che della Mora non parlava volentieri. Con tanto che mi aveva raccontato degli anni di musicante, il discorso più vecchio, di quando eravamo ragazzi, lo lasciava cadere. O magari lo cambiava a suo modo, attaccando a discutere. Stavolta stette zitto, sporgendo le labbra, e soltanto quando gli raccontai di quella storia dei falò nelle stoppie, alzò la testa. « Fanno bene sicuro » saltò. « Svegliano la terra. »</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>« Ma, Nuto » dissi, « non ci crede neanche Cinto. »</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Eppure, disse lui, non sapeva cos’era, se il calore o la vampa o che gli umori si svegliassero, fatto sta che i coltivi dove sull’orlo si accendeva il falò davano un raccolto più succoso, più vivace.<img class="alignright size-medium wp-image-1756" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/falo.jpg" alt="" width="157" height="240" /><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>« Questa è nuova » dissi. « Allora credi anche nella luna? »</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>« La luna » disse Nuto, « bisogna crederci per forza. Prova a tagliare a luna piena un pino, te lo mangiano i vermi. Una tina la devi lavare quando la luna è giovane. Perfino gli innesti, se non si fanno ai primi giorni della luna, non attaccano. »</span></p>
<p class="MsoNormal"><span>Allora gli dissi che nel mondo ne avevo sentito di storie, ma le più grosse erano queste. Era inutile che trovasse tanto da dire sul governo e sui discorsi dei preti se poi credeva a queste superstizioni come i vecchi di sua nonna. E fu allora che Nuto calmo calmo mi disse che superstizione è soltanto quella che fa del male, e se uno adoperasse la luna e i falò per derubare i contadini e tenerli all’oscuro, allora sarebbe lui l’ignorante e bisognerebbe fucilarlo in piazza. Ma prima di parlare dovevo ridiventare campagnolo. Un vecchio come Valino non saprà nient’altro ma la terra la conosceva.<span> </span>[…]</span></p>
<p class="MsoNormal">
<p><!--EndFragment--></p>
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