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	<title>Altroquando &#187; haruki murakami</title>
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	<description>Libreria di Cinema. A Roma.</description>
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		<title>Murakami Haruki &#8211; 1Q84 &#8211; Einaudi &#8211; 20€</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 22:32:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[haruki murakami]]></category>

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		<description><![CDATA[Un assaggio del nuovo libro di Murakami...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-8751" title="1q84" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/1q84.jpg" alt="" width="250" height="347" />Il venerdì come al solito, la sua amica andò a trovarlo. La pioggia era cessata, ma il cielo era avvolto da una coltre uniforme di nuvole grigie. Mangiarono qualcosa di leggero, e andarono a letto. Mentre facevano sesso, Tengo continuò a pensare a varie cose in modo frammentario, senza però che ciò rovinasse il piacere fisico dell’atto sessuale. Come sempre lei seppe tirar fuori con abilità il desiderio che si era accumulato in lui durane la settimana, e soddisfarlo rapidamente. E anche lei riuscì a trarne pieno appagamento. Come un bravo consulente tributario che trova una gioia profonda nei complicati calcoli delle cifre sui registri contabili. Ma ciò nonostante, si accorse che l’attenzione di Tengo era distratta da qualcosa.</em></p>
<p><em>- In questi ultimi tempi il whisky è diminuito notevolmente, &#8211; disse. Aveva poggiato la mano sul petto robusto di Tengo e stava assaporando il piacere del dopo sesso. All’anulare portava un anello matrimoniale con diamante, piccolo ma molto luminoso. Il suo commento si riferiva alla bottiglia di Wild Turkey che già da molto tempo vedeva sempre su uno scaffale. Come molte donne di mezza età che hanno relazioni sessuali con uomini più giovani, era attenta a ogni piccolo mutamento dell’ambiente.</em></p>
<p><em>- Negli ultimi tempi mi sveglio spesso di notte, disse Tengo.</em></p>
<p><em>- Non sarai mica innamorato?</em></p>
<p><em>Tengo scosse la testa</em></p>
<p><em>- Non sono innamorato.</em></p>
<p><em>- Problemi di lavoro, allora?</em></p>
<p><em>- No, il lavoro va bene. Anche se non so in quale direzione proceda.</em></p>
<p><em>- Ciò nonostante, si direbbe che qualcosa ti preoccupi.</em></p>
<p><em>- Non saprei. E’ che non dormo. Di solito non mi succede. Anzi in genere dormo profondamente.</em></p>
<p><em>- Povero piccolo Tengo, &#8211; disse lei, e cominciò a massaggiargli delicatamente i testicoli con il palmo della mano senza anello. – E fai brutti sogni?</em></p>
<p><em>- Non sogno quasi mai, &#8211; disse Tengo. Era la verità.</em></p>
<p><em>- Io sogno spesso. E capita anche che lo stesso sogno si ripeta più volte. Tanto che sognando me ne accorgo e mi dico: “Ma questo l’ho già sognato”. Non ti sembra strano?</em></p>
<p><em>- Che tipo di sogni fai?</em></p>
<p><em>- Per esempio sogno una capanna in una foresta.</em></p>
<p><em>- Una capanna in una foresta, ripeté Tengo. Pensò a delle persone in una foresta. I ghiliachi, i Little People, e Fukaeri. – Che tipo di capanna?</em></p>
<p><em>- Ti interessa davvero saperlo? Non ti annoiano i sogni degli altri?</em></p>
<p><em>- No, per niente. Se ti va, mi fa piacere ascoltarti, &#8211; disse Tengo sincero.</em></p>
<p><em>- Cammino da sola attraverso una foresta. Non è cupa e sinistra come quella in cui si perdono Hansel e Gretel. E’ una foresta piena di spazio e luce E’ pomeriggio, il clima è caldo e piacevole, e io cammino spensierata. A un certo punto mi trovo davanti a una piccola casa. Ha il camino, un piccolo portico e alle finestre tendine di percalle a quadretti. Insomma, ha un’aria molto accogliente. Busso alla porta e dico “Buongiorno”. Ma non c’è risposta. Riprovo a bussare più forte, e questa volta la porta si apre da sola. Probabilmente non era chiusa bene. Entro nella casa, chiedendo permesso: “Buongiorno. C’è nessuno? Posso entrare?”</em></p>
<p><em>Massaggiandogli dolcemente i testicoli, lo guardò in viso.</em></p>
<p><em>- Fin qui sono riuscita a comunicarti l’atmosfera? – gli chiese-</em></p>
<p><em>- Sì, certo.</em></p>
<p><em>- E’ una casetta di una stanza sola. Costruita in modo estremamente semplice. C’è una piccola cucina, un letto, un tavolo. Al centro c’è una stufa a legna, e sul tavolo è servito in modo ordinato un pranzo per quattro persone. Dai piatti si leva un vapore bianco. Però in casa non c’è nessuno. Siccome tutto è pronto per il pranzo, la sensazione è che sia successo qualcosa di strano, per esempio che all’improvviso sia apparso un mostro, e tutti siano fuggiti via in fretta. Ma le sedie non sono in disordine. Tutto è tranquillo, tutto sorprendentemente normale. Solo che non c’è nessuno.</em></p>
<p><em>- Che tipo di cibo c’è in tavola?</em></p>
<p><em>Lei inclinò la testa.</em></p>
<p><em>- Questo non me lo ricordo. Già, cosa c’è nei piatti? Però penso che la questione fondamentale non è tanto il contenuto dei piatti, ma il fatto che il cibo è stato appena cucinato, ancora fumante. Comunque sia, io mi siedo su una delle sedie, e aspetto che la famiglia che vive lì ritorni a casa. Ho bisogno di aspettare che tornino. Per quale ragione ne abbia bisogno, non so dirlo. Trattandosi di un sogno, è ovvio che non tutte le circostanze si possono spiegare in modo preciso. Forse per farmi indicare la strada del ritorno, oppure perché devo prendere qualcosa, una ragione del genere. Insomma, aspetto lì che rientrino a casa. Però passa un sacco di tempo, e non si vede nessuno. I piatti continuano a fumare. Nel vederli mi viene una fame terribile. Ma, per quanta fame possa avere, non essendo casa mia, è impensabile che tocchi il cibo di quelle persone in loro assenza. Non credi sia naturale un pensiero del genere?</em></p>
<p><em>- Sì, credo di sì, &#8211; disse Tengo. – Ma trattandosi di un sogno non potrei dirlo con sicurezza.</em></p>
<p><em>- Mentre sto lì ad aspettare, a un certo punto scende il tramonto. Dentro la capanna inizia a farsi scuro. Vorrei accendere la luce, ma non so come fare. Comincia a crescermi l’ansia. Poi tutt’a un tratto mi accorgo di una cosa. Incredibilmente, la quantità di vapore che si solleva dai piatti non è per niente diminuita, da quando sono entrata. Anche se sono passate diverse ore, il cibo è ancora fumante. Allora comincio a pensare che ci sia qualcosa di strano. Qualcosa che non va. E lì il sogno finisce.</em></p>
<p><em>- E non sai cosa succede dopo?</em></p>
<p><em>- Sono sicura che dopo qualcosa debba accadere, &#8211; disse lei. – Il sole tramonta, io non conosco la strada del ritorno e sono da sola in quella capanna sconosciuta. Qualcosa sta per accadere. E ho la sensazione che si tratti di una cosa non troppo piacevole. Ma il sogno si interrompe lì. E l’ho già fatto tante tante volte.</em></p>
<p><em>Smise di accarezzare i testicoli di Tengo, e gli appoggiò la guancia sul petto.</em></p>
<p><em>- Forse questo sogno vuole suggerirmi qualcosa, &#8211; disse.</em></p>
<p><em>- Per esempio?</em></p>
<p><em>Lei non risposa alla domanda, e gliene fece un’altra.</em></p>
<p><em>- Tengo, vuoi sapere qual è l’aspetto di questo sogno che mi fa più paura?<img class="alignright size-full wp-image-8748" title="murakami" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/murakami.jpeg" alt="" width="262" height="192" /></em></p>
<p><em>- Sì, dimmi.</em></p>
<p><em>Lei espirò profondamente, e Tengo sentì sul capezzolo un soffio, simile a una folata di vento caldo che attraversa uno stretto. – E’ che quel mostro potrei essere io. Una volta mi è balenata questa possibilità. Se fossero fuggiti via in fretta, interrompendo il loro pasto, proprio perché hanno visto me che mi avvicinavo alla capanna? In questo caso, finché io sarò lì non potranno rientrare. Eppure io devo restare lì ad aspettare il loro ritorno. Questo pensiero mi fa paura. E’ una situazione senza via d’uscita. Non credi?</em> […]</p>
<p><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Haruki_Murakami">Murakami Haruki</a> &#8211; 1Q84 &#8211; <a href="http://www.einaudi.it/">Einaudi</a> (20€)</strong></p>
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		<title>La ragazza dello Sputnik &#8211; Haruki Murakami &#8211; Einaudi</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 15:33:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marco</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[haruki murakami]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[Chissà cosa ha pensato nel 1957 la cagnetta Laika a bordo dello Sputnik 2 (il primo era stato lanciato un mese prima), ignara vittima sacrificale in nome delle ricerche sugli esseri viventi nello spazio? Cosa lega in un banchetto di nozze una raffinata imprenditrice di origine coreana, ex musicista classica ed ora esperta di vini (Myu), una giovane aspirante scrittrice (Sumire) e un anonimo giovane maestro di scuola elementare (l’io narrante del romanzo La ragazza dello Sputnik)?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--StartFragment--></p>
<p class="MsoNormal"><strong>Haruki Murakami, </strong><em><strong>La ragazza dello Sputnik</strong></em><strong>, Einaudi, </strong></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>Chissà cosa ha pensato nel 1957 la cagnetta Laika a bordo dello Sputnik 2 (il primo era stato lanciato un mese prima), ignara vittima sacrificale in nome delle ricerche sugli esseri viventi nello spazio? Cosa lega in un banchetto di nozze una raffinata imprenditrice di origine coreana, ex musicista classica ed ora esperta di vini (Myu), una giovane aspirante scrittrice (Sumire) e un anonimo giovane maestro di scuola elementare (l’io narrante del romanzo <em>La ragazza dello Sputnik</em>)?</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>Perché si confonde la parola sputnik (in russo significa compagno di viaggio) con i beatnik, giovani scrittori degli anni ’60 tra cui Kerouac? <img class="alignright size-full wp-image-1534" title="sputnikk" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/sputnikk.jpg" alt="" width="295" height="314" /></p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>E ancora: perché ad un certo punto si pensa ai discendenti dello Sputnik che continuano ad attraversare il cielo, attratti alla terra dalla sola forza gravitazionale, solitari aggregati metallici che si sfiorano e si separano per sempre? Cosa spinge un bambino (Rimura “Carota” Shin’ichi, figlio dell’amante del giovane maestro) a rubare in un supermercato per tre volte rispettivamente 15 portamine, 8 compassi e svariate cucitrici? Quale evento vissuto/immaginato può far tramutare all’istante i capelli neri-corvini in un bianco totale?</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>A queste domande si cerca di dare una risposta ne <em>La ragazza dello Sputnik</em>, scritto nel 1999 dallo scrittore giapponese Haruki Murakami. Il mondo da lui creato in questo romanzo prevede un continuo spostamento di ambientazione (Giappone, Italia, Grecia) che ci fa viaggiare assieme ai protagonisti.</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>Tutto ruota attorno ad un elemento insolito: l’innamoramento per un’altra donna raffinata e ricca da parte di <span> </span>una ragazza (Sumire) che mai aveva manifestato tale inclinazione. Le differenti fasi dell’innamoramento, raccontate dal giovane maestro a sua volta segretamente innamorato di Sumire, passano attraverso l’innocenza, la passione incondizionata seppure platonica, e seguendo un turbato sodalizio vacanziero, una rivelazione di un segreto e una sparizione misteriosa, arrivano fino all’approdo definitivo: la solitudine intesa come dimensione assoluta e rifugio difensivo dal mondo e dai sentimenti.</p>
<p class="MsoNormal"><span> <img class="alignleft size-full wp-image-1531" title="harukimurakamii" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/harukimurakamii.jpg" alt="" width="300" height="300" /> </span>E’ proprio la solitudine il motivo conduttore de <em>La ragazza  dello Sputnik</em> che segue le orbite segnate dai personaggi-  satelliti che si sfiorano e si allontanano lasciando scie di  parole. Anche la narrazione ne è influenzata, partendo da  un piano assolutamente realista e autobiografico per poi  registrare il capovolgimento del mondo reale in una  trasfigurazione onirica: lo smarrimento imperante non ci fa  più capire da quale lato dello specchio ci troviamo. In  questo novello “paese delle meraviglie” il tema del viaggio,  inteso come spostamento fisico ma anche all’interno di noi  stessi, e quello della “fine del mondo” si ripresentano  come <em>topoi</em> assoluti.</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>La solitudine dunque come destino dell’uomo, come  sostanza e nutrimento del pianeta che riceve perciò  l’energia per continuare a ruotare. Personaggi-sputnik che vanno alla deriva per l’eternità. Cosa però ci impedisce di andare ad urtarci con violenza verso qualcosa? Solo il sogno, il suo mondo esclusivo ed inclusivo che, una volta entrati dentro, non ci permette più di uscire. Solo la dimensione onirica con la sua dolce malinconia può illuminare o nascondere la fine del romanzo. La telefonata finale non si sa se è la prova del ricongiungimento dei satelliti. Forse Sumire è passata al di là dello specchio, verso l’alter ego intravisto in sogno, in una dimensione già sperimentata da Myu.</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>Oppure <em>La ragazza dello Sputnik </em>è stato solo un sogno di un grande scrittore giapponese come Haruki Murakami. Il suo stile si avvicina al pennello sottile tipico delle stampe nipponiche che lascia indovinare dietro l’apparente semplicità dell’immagine un mondo suggestivo e segreto. Ma nella delicata stampa giapponese lo scrittore nato a Kyoto ha trasmesso la sua passione per la cultura edonistica occidentale, fatta di macchine veloci, musica, vestiti eleganti e vino.</p>
<p class="MsoNormal"><span> </span>Consiglio di lasciarvi trasportare dal suo stile diretto e comunicativo: vi lascerà il segno e scuoterà il vostro Io più profondo.</p>
<p class="MsoNormal"><img class="aligncenter size-full wp-image-1532" title="librimurakami" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/librimurakami.jpg" alt="" width="400" height="269" /></p>
<p><!--EndFragment--></p>
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