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	<title>Altroquando &#187; hollywood</title>
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	<description>Libreria di Cinema. A Roma.</description>
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		<title>Clint Eastwood &#8211; a cura di Alessandro Canadè e Alessia Cervini – venerdì 25 maggio ore 18</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 07:05:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
		<category><![CDATA[luigi pellegrini]]></category>
		<category><![CDATA[presentazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[presentazione dell'ultimo volume dedicato a Clint Eastwood, una raccolta di saggi a cura di Alessandro Canadè e Alessia Cervini...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Altroquando presenta</strong></p>
<h3 style="text-align: center;"><em><span style="color: #ff0000;">Clint Eastwood</span></em><br />
a cura di Alessandro Canadè e Alessia Cervini</h3>
<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.pellegrinieditore.com/">Luigi Pellegrini Editore</a></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>intervengono:<br />
Orio Caldiron, Roberto De Gaetano, Elena Tavani, Vito Zagarrio<br />
saranno presenti i curatori </strong></p>
<p style="text-align: center;">a seguire proiezione di <strong><em>Un Mondo Perfetto</em></strong> (<em>A Perfect World</em>, 1993) 133 min</p>
<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-10208" title="grantor" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/grantor.jpg" alt="" width="250" height="309" />Un nuovo libro su un autore classico. Un libro che affronta in forma imprevista e sorprendente uno dei grandi registi del cinema contemporaneo: Clint Eastwood. Il volume, pubblicato da Pellegrini Editore e curato da Alessandro Canadè e Alessia Cervini, è introdotto da Roberto De Gaetano, che presenta l’articolazione del volume (il primo della serie &#8220;Nomi Propri&#8221; all’interno della Collana &#8220;Frontiere&#8221;) costruito come un lessico tematico con saggi su &#8220;Adozione&#8221; &#8220;Amicizia&#8221; &#8220;Icona&#8221; &#8220;Inattuale&#8221; &#8220;Perseveranza&#8221; &#8220;Icona&#8221; &#8220;Incarnazione&#8221; &#8220;Fantasma&#8221; &#8220;Tragico&#8221;, con contributi tra gli altri di Marcello Walter Bruno, Daniele Dottorini, Alessandra Azzali, Luca Venzi, Bruno Roberti, Alessandro Cappabianca.</em></p>
<p><em>Quello che ne esce è l’immagine nuova di un autore, guardato sotto il filtro di prospettive eterogenee ma integrate (che giungono fino al suo ultimo film &#8220;J. Edgar&#8221;), capaci di collocarsi oltre le  più usuali etichette, che fanno di Eastwood e del suo cinema uno dei luoghi più intensi per pensare le forme di esistenza nella contemporaneità. Come dice De Gaetano nell’Introduzione: «Eastwood in un esercizio di tessitura simbolica dell’immaginario classico, che ne spiega la sua &#8220;inattualità&#8221;, ci fa vedere all’opera il costituirsi o il dissolversi di un soggetto alle prese con la vita colta nei momenti che mettono alla prova, e dunque che mettono in condizione il soggetto di cambiare o perdersi, fino a morire».</em></p>
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		<title>Tarantino e dintorni – da mercoledì 4 aprile ore 21</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 11:36:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegne Cinematografiche]]></category>
		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
		<category><![CDATA[postmodernismo]]></category>
		<category><![CDATA[quentin tarantino]]></category>

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		<description><![CDATA[quattro appuntamenti con con il cinema di Quentin Tarantino]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giusto vent&#8217;anni fa <strong>Quentin Tarantino</strong> esordisce alla regia con <strong><em>Le Iene</em></strong> (<em>Resevoir Dogs)</em>, istantaneo oggetto di culto. Tra Peckinpah e Scorsese e Leone, più quella fascinazione per il cinema di serie B che andrà esplicitando negli anni a venire, il giovane Quentin confeziona un perfetto mix tra cultura alta e bassa. Una scrittura raffinata si unisce a un immaginario da drive-in, da pulp magazines. Due anni dopo, nel 1994, <strong><em>Pulp Fiction</em></strong> completa l&#8217;opera: successo planetario, <strong>Palma d&#8217;oro</strong> a Cannes, Tarantino regista-divo e gallina dalle uova d&#8217;oro in grado di realizzare film nella più completa libertà. Meglio se folli mastodonti, come il doppio <strong><em>Kill Bill</em></strong>.</p>
<p>In occasione di questo anniversario vi proponiamo i primi tre film di Tarantino, con l&#8217;aggiunta di <strong><em>Assassini Nati</em></strong> (<em>Natural Born Killers</em>, 1994), di Oliver Stone ma scritto dallo stesso Tarantino.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-9811" title="reserv" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/reserv.jpg" alt="" width="350" height="263" /></p>
<p>Dei primi due, <strong><em>Le Iene</em></strong> e <strong><em>Pulp Fiction</em></strong>, si sa più o meno tutto. Pellicole ormai simbolo del decennio cinematografico in cui furono girate, con dialoghi e scene impresse nella memoria di una generazione di spettatori almeno. In comune hanno il virtuosismo della sceneggiatura, che frammenta ogni logica coordinata spazio-temporale (sì, il famoso esempio di Vincent Vega che in <strong><em>Pulp Fiction</em></strong> muore e poi, letteralmente, risorge). Altro tratto d&#8217;unione degli esordi tarantiniani è la violenza, ovviamente. Ma colpisce come gli atti più efferati siano rappresentati in maniera opposta: ne <strong><em>Le Iene</em></strong> la violenza è realistica, colpisce e inorridisce lo spettatore. In <strong><em>Pulp Fiction</em></strong>, al contrario, la violenza è ludica, fumettistica. Il sangue che scorre è chiaramente ketchup. Si diceva che chi muore in una sequenza è vivo e vegeto nell&#8217;altra. Come succede nei cartoni animati, e agli eroi delle strisce Marvel.</p>
<p>Il terzo appuntamento è con <strong><em>Assassini Nati</em></strong>, diretto da Oliver Stone, con Woody Harrelson e Juliette Lewis. Il film fu ripudiato da Tarantino che vide stravolta la propria sceneggiatura, la propria idea di cinema. Il regista californiano vuole essenzialmente divertire, dissimulando ogni altro intento dietro il gioco ludico del cinema. L&#8217;intento di Stone è opposto: educare ed ammonire lo spettatore. In questo caso, attraverso un apologo sull&#8217;endemica violenza della società dello spettacolo.</p>
<p>A concludere la rassegna, <strong><em>Jackie Brown</em></strong> (Id.,1997). Il film è tratto da un romanzo del grande Ellmore Leonard, ed ha come protagonista Pam Grier, direttamente dalla <em>blaxploitation</em> tanto amata da Tarantino. Tutta la pellicola richiama un certo cinema degli anni settanta, evocato, oltre che dalla presenza della Grier, dal tipo di atmosfere, dalla colonna sonora. Ma aldilà dei consueti rimandi citazionisti, <strong><em>Jackie Brown</em></strong> è un grande film, meno &#8220;freddo&#8221; rispetto alle due precedenti opere. Tarantino qui sembra mettere tra parentesi l&#8217;iperbolico immaginario che lo contraddistingue, scegliendo invece di raccontare una storia pervasa da una malinconia di fondo. Se in<strong><em> Pulp Fiction</em></strong>, ad esempio, il grottesco aneddoto che Cristopher Walken racconta in <em>flashback</em> al piccolo Butch certamente non si riferisce alla guerra del Vietnam, ma ai <em>film</em> sul Vietnam, in <strong><em>Jackie Brown</em></strong> i due protagonisti sono &#8220;reali&#8221;, e lo sguardo del regista più partecipe. In altre parole, Tarantino inverte il processo di distanziamento tipico del postmodernismo, creando una piccola crepa nel muro del proprio manierismo. Bisognerà attendere il 2009 del bellissimo <strong><em>Bastardi senza gloria</em></strong> (<em>Inglourious Basterds) </em>per riannodare i fili di questo discorso.</p>
<p><strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p><strong><img class="alignright size-full wp-image-9813" title="pulp" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/pulp.jpg" alt="" width="250" height="182" />mercoledì 4 aprile</strong> ore 21.00, <strong><em>Le Iene</em></strong>, 95 min</p>
<p><strong>martedì 10 aprile </strong>ore 21.30, <strong><em>Pulp Fiction</em></strong>, 148 min</p>
<p><strong>mercoledì 18 aprile</strong> ore 21.00, <strong><em>Assassini Nati</em></strong>, 115 min</p>
<p><strong>mercoledì 25 aprile</strong> ore 21.30, <strong><em>Jackie Brown</em></strong>, 154 min</p>
<p><strong>Proiezioni in lingua originale con sottotitoli. Ingresso libero</strong></p>
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		<title>Shooting from Heaven – a cura di Giulia Fanara – venerdì 27 aprile ore 19</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 20:10:51 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[bulzoni]]></category>
		<category><![CDATA[giulia fanara]]></category>
		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
		<category><![CDATA[presentazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[presentazione del saggio a cura di Giulia Fanara edito da Bulzoni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Altroquando presenta</strong></p>
<h3 style="text-align: center;"><strong><em><em>Shooting from Heaven. Trauma e soggettività nel cinema americano: dalla seconda guerra mondiale al post 11 settembre.</em><br />
</em></strong></h3>
<p style="text-align: center;"><strong><em>a cura di Giulia Fanara</em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><strong><a href="http://www.bulzoni.it/">Bulzoni</a></strong></em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em><strong>interviene </strong></em></strong><strong>Carlo Valeri<br />
( capo redattore della rivista di cinema on-line <em>Sentieri Selvaggi</em> e collaboratore della rivista <em>Segnocinema</em> )</strong></p>
<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-9942" title="shooting" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/shooting1.jpg" alt="" width="200" height="262" />Shooting from Heaven</em>. Un gesto che riassume ogni paradosso nel lungo cammino del cinema americano svelando i traumi di un soggetto attraversato dalle contraddizioni della nostra (post)modernità. Le analisi di film proposte in questo libro intendono esplorare tale rapporto di perturbante simbiosi costantemente instauratosi tra l&#8217;immaginario hollywoodiano e la Storia. Il noir di Frank Tuttle, il melodramma di Douglas Sirk, il western di Monte Hellman, l&#8217;horror di Jaques Tourneur e John Carpenter o il musical di Herbert Ross lo dimostrano attraverso il sistema dei generi. L&#8217;autorialità esibita o nascosta di Robert Altman, Jonathan Demme, Michael Mann e Gus Van Sant decostruisce tale dinamica frammentando lo sguardo o utilizzando l&#8217;arma dell&#8217;astrazione. I nuovi orizzonti dell&#8217;immagine, dall&#8217;animazione Disney/Pixar ai supereroi Marvel per arrivare alla smaterializzazione intersoggettiva configurata da David Fincher, rilanciano poi l&#8217;ambiguità del sogno/incubo americano nell&#8217;epoca dei new media e del post 11 settembre. Un testo nato da diversi punti di vista, diversi approcci metodologici e diverse sensibilità nell&#8217;ostinato tentativo di cogliere ancora la complessità di un cinema che paradossalmente sembra appartenerci sempre di più.</p>
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		<title>Cinenovità</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 23:06:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[cinema italiano]]></category>
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		<category><![CDATA[paolo sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[todd solondz]]></category>

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		<description><![CDATA[Todd Solondz e Bette Davis, Paolo Sorrentino e il cinema italiano contemporaneo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><img class="alignleft size-full wp-image-9206" title="atlante" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/atlante.jpg" alt="" width="100" height="150" />Atlante del cinema italiano. Corpi, paesaggi, figure del contemporaneo</em><br />
a cura di Gianni Canova e Luisella Farinotti<br />
</strong><strong>Garzanti<br />
</strong><strong>€28<br />
</strong><strong>394 pagine </strong></p>
<p>Bella raccolta di saggi edita da Garzanti a cura di <strong>Gianni Canova</strong> e <strong>Luisella Farinotti</strong>. Il volume analizza un corpus di 400 opere girate tra il 2000 e il 2010. Come ci spiega Canova nella sua introduzione, tale selezione non rispecchia la totalità dei film prodotti nel nostro paese. Sono stati inclusi nella lista solo quelli che hanno avuto regolare distribuzione nelle sale, che sono ambientati totalmente o parzialmente in Italia, che riflettono la contemporaneità (esclusi, quindi, i film in costume). I saggi sono stati scritti da dieci giovani ricercatori, coordinati da Canova e Farinotti.</p>
<p><strong><em><img class="alignleft size-full wp-image-9209" title="falsosol" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/falsosol.jpg" alt="" width="100" height="150" />Alla ricerca della (In)felicità. Il cinema di Todd Solondz</em><br />
di Nicolò Barretta, Andrea Chimento, Paolo Parachini<br />
Falsopiano<br />
€19<br />
197 pagine</strong></p>
<p>Nome di primissimo piano del cinema indipendente americano, <strong>Todd Solondz</strong> ha girato sette lungometraggi in più di vent&#8217;anni. Come nota Alberto Pezzotta nella prefazione a questo volume, sicuramente abbastanza per meritarsi una bella monografia (anche se in realtà già ci aveva pensato <a href="http://www.altroquando.com/2010/05/22/sgradevole-e-bello-il-mondo-nel-cinema-di-todd-solondz-%E2%80%93-diego-mondella-%E2%80%93-pendragon-%E2%80%93-e14/">Diego Mondella</a> per i tipi della Pendragon). Partendo proprio dal contesto elettivo di Solondz, quello del cinema indipendente stelle e strisce, Barretta, Chimento e Parachini analizzano in profondità la filmografia di questo importante autore. Uno dei pochi capaci di sapere rendere sullo schermo la propria facilità di scrittura scongiurando il pericolo di una verbosità anti-cinematografica. Aspettando che venga distribuito anche nelle nostre sale <strong><em>Dark Horse</em></strong>, ultima fatica di Solondz presentata a Venezia nel 2011.</p>
<p><strong><em><img class="alignleft size-full wp-image-9248" title="davis" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/davis.jpg" alt="" width="100" height="150" />A poco a poco quello sguardo. Frontiere del cinema americano</em><br />
di Maurizio De Benedictis<br />
Avagliano<br />
€25<br />
358 pagine</strong></p>
<p>In questo libro Maurizio De Benedictis compie il suo personale viaggio nel cinema americano, quello classico soprattutto. I sei saggi che compongono la raccolta ci parlano della carriera di attrici &#8220;mitiche&#8221; come <strong>Bette Davis</strong> e <strong>Vivien Leigh</strong>, dell&#8217;incontro tra <strong>Samuel Beckett</strong> e <strong>Buster Keaton</strong>, di temi ricorrenti come la scala e lo specchio, dei film di <strong>Josef Von Sternberg</strong>. Particolare interesse riveste, almeno per che scrive, il saggio che apre la raccolta, dedicato al percorso della violenza attraverso i generi. Ovviamente con un occhio di riguardo verso il <em>western</em> fino all&#8217;esito estremo rappresentato da <strong>Sam Peckinpah</strong>, per il quale la violenza è elemento naturale spogliato da ogni valenza ideologica</p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-9252" title="masche" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/masche.jpg" alt="" width="100" height="150" /><em>La maschera, il potere, la solitudine. Il cinema di Paolo Sorrentino</em></strong><br />
<strong> di Franco Vigni</strong><br />
<strong> Aska</strong><br />
<strong> €20</strong><br />
<strong> 198 pagine</strong></p>
<p>I film di<strong> Paolo Sorrentino</strong>, piaccia o non piaccia, rappresentano un elemento di forte novità nel panorama a volte desolante, e piatto, del cinema italiano contemporaneo. Un cinema &#8220;pop&#8221;, definizione di Sean Penn, che avuto la sua consacrazione internazionale nel 2008, quando<strong><em> Il Divo</em></strong> fu premiato a Cannes insieme a <em><strong>Gomorra</strong></em> di <strong>Matteo Gorrone</strong>. Ricostruendo alcuni passaggi della vita pubblica di Giulio Andereotti, con <em><strong>Il Divo</strong></em> Sorrentino dimostra di essere anche uno dei pochi che tenta di raccontare il nostro presente (e i lati più o meno oscuri della nostra storia recente) cercando una via altra rispetto alla tradizione del cinema civile. Il risultato è variamente apprezzabile, ma il tentativo merita sicuramente un encomio. Nella sua monografia, Franco Vigni analizza la carriera del regista napoletano, dagli esordi fino al recente <strong><em>This must be the place</em><em>, </em></strong>in cui proprio Sean Penn interpreta il ruolo di Cheyenne, rockstar decaduta. Completa il volume un ricco apparato iconografico.</p>
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		<title>The Fincher Network – a cura di Roberto Donati e Marcello Gagliani Caputo – mercoledì 14 dicembre ore 19</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 15:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[bietti edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[david fincher]]></category>
		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[Raccolta di saggi, a cura di Roberto Donati e Marcello Gagliani Caputo, dedicata ad uno dei personaggi più influenti del cinema americano contemporaneo, David Fincher. 
Presentano il libro Mario Sesti, Responsabile Fondazione Cinema per Roma L'Altro Cinema EXTRA e autore della prefazione, Marcello Gagliani Caputo, Francesco Del Grosso.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Altroquando presenta</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>The Fincher Network. Fenomenologia di David Fincher</em><br />
a cura di Roberto Donati e Marcello Gagliani Caputo</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Edizioni Bietti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>intervengono Francesco Del Grosso, Marcello Gagliani Caputo, Mario Sesti</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>a seguire proiezione di</strong> <strong><em>Seven</em>, di David Fincher, 1995, 121 min.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>﻿﻿</strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><em><img class="alignleft size-full wp-image-8661" title="seven" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/seven.jpg" alt="" width="300" height="432" />The Fincher Network. Fenomenologia di David Fincher</em></strong><span style="text-align: -webkit-auto;"> è il titolo di questa raccolta di saggi a cura di </span><strong>Roberto Donati</strong><span style="text-align: -webkit-auto;"> e </span><strong>Marcello Gagliani Caputi</strong><span style="text-align: -webkit-auto;">, </span><a style="text-align: -webkit-auto;" href="http://www.edizionibietti.it/index.asp?Id=HOME">Edizioni Bietti</a><span style="text-align: -webkit-auto;">. Il volume comprende vari interventi critici volti ad analizzare l&#8217;opera del regista di </span><em><strong>Fight Club</strong></em><span style="text-align: -webkit-auto;">.</span></p>
<p>Tra i più apprezzati protagonisti del cinema americano contemporaneo, Fincher inizia la sua carriera dirigendo videoclip e pubblicità, per poi esordire sul grande schermo con il terzo capitolo della saga di <strong><em>Alien</em></strong>, nel 1992.<br />
La raccolta è tutta tesa alla ricerca di un filo conduttore nell&#8217;opera fincheriana. Autorialità difficile da definire, perchè il nostro è trasversale ai generi. Come un novello Sidney Lumet, Fincher passa con estrema disinvoltura dalla fantascienza al thriller alla <em>screwball comedy</em>.<br />
Tra gli altri, è il saggio di Roy Menarini ad affrontare questo problema, individuando alcuni <em>nodi tematici</em> che danno la misura del Fincher autore. In particolare è significativa la presenza di gruppi di persone, secondo Menarini <em>forme di aggregazione sub culturale</em>, sottoposti a situazioni di estrema tensione e crisi. Passando in breve rassegna l&#8217;opera fincheriana, il critico dimostra agevolmente come ogni film risponda almeno in parte a questo modello, da <strong><em>Seven</em></strong> a<strong> </strong><em><strong>The Game</strong> </em>a <em><strong>Panic Room</strong></em>. Fino ad arrivare all&#8217;estremo compimento rappresentato da <strong><em>The Social Network</em></strong>, dove il gruppo emerge dal sottosuolo per divenire infine istituzione globalizzata. Altro esempio limite è  <em><strong>Zodiac</strong></em>, film in cui la comunità tutta si trova a dover fronteggiare uno spietato, e imprendibile, nemico esterno: in questo Menarini legge un chiaro riferimento all&#8217;America contemporanea, post-11 settembre.</p>
<p>Ma sono tutti i saggi di <em><strong>The Fincher Network</strong></em> a trattare argomenti di elevato interesse: ancora il nodo dell&#8217;autorialità, questa volta secondo Daniele Dottorini; <em><strong>Seven</strong></em> e <strong><em>Zodiac</em></strong> come esempi di una differente declinazione del thriller, Claudio Bartolini; il senso di colpa dei personaggi fincheriani nella lettura di Roberto Donati, e altro ancora.<br />
La prefazione, opera di Mario Sesti, introduce in maniera efficace i temi trattati nella raccolta. Buona lettura!</p>
<p><strong><em>The Fincher Network</em>, a cura di Roberto Donati e Marcello Gagliani Caputo, Edizioni Bietti, €14</strong></p>
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		<title>Novità in libreria</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 23:16:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[da Woody Allen ai misteri italiani, da Taxi Driver al 3D, una scelta tra le novità più interessanti in campo editoriale...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><img class="alignleft size-full wp-image-8331" title="driver" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/driver.jpg" alt="" width="100" height="146" />Taxi Driver. Storia di un capolavoro</em><br />
di Geoffrey Macnab<br />
Minimum Fax<br />
14€<br />
183 pagine </strong></p>
<p>Uscito nella sale nel 1976, vincitore della Palma d&#8217;Oro al Festival di Cannes,<strong> Taxi Driver</strong> è considerato uno dei più importanti film della storia del cinema. Estremamente violento, di una violenza sotterranea, endemica, che esplode e si fa quasi splatter nel finale, <strong>Taxi Drive</strong>r lanciò definitivamente il regista <strong>Martin Scorsese</strong>. Così come ebbe l&#8217;indubbio merito di consacrare <strong>Robert De Niro</strong>, la cui interpretazione nel ruolo di Travis Bickle resta una delle più incredibili performance attoriali cui si sia mai assistito.<br />
Pubblicato nel 2005 e recentemente tradotto dalla <strong>Minimum Fax</strong>, il libro di <strong>Geoffrey Macnab</strong> rappresenta una sorta di <em>making of</em> del capolavoro scorsesiano. Dalla scelta del cast alla realizzazione delle riprese, Macnab analizza con gusto aneddotico i retroscena della pellicola, con l&#8217;obiettivo di far rivivere la &#8220;verità&#8221; del set. Gli ultimi capitoli sono invece dedicati alla ricezione critica e alla forte influenza che <strong>Taxi Driver</strong> continua ad avere nella costruzione di tutto un immaginario cinematografico, nella rappresentazione di un certo tipo di violenza.</p>
<p><strong><em>Cinema e tecnologia. La rivoluzione digitale dagli attori virtuali alla nuova stagione del 3D</em> <img class="alignright size-full wp-image-8333" title="tecno" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/tecno.jpg" alt="" width="100" height="150" /><br />
a cura di Mario Gerosa<br />
Le Mani<br />
16€<br />
228 pagine</strong></p>
<p>Casa editrice molto attenta al mondo del cinema, con numerose pubblicazioni annuali, sempre di buon livello, la ligure <strong>Le Mani </strong>esce ora con questo libro dedicato alla rivoluzione tecnologica che investe la settima arte. Digitale, virtuale, sintetico: sono le parole d&#8217;ordine di questa rivoluzione. Curato da <strong>Mario Gerosa</strong>, il volume raccoglie una serie di saggi che affrontano nella maniera più completa possibile gli effetti che le nuove tecniche hanno non solo da un punto di vista produttivo, ma anche teorico-estetico. Cambia, ad esempio, anche la condizione di noi spettattori, con i nostri begli occhialetti 3D, così come cambia radicalmente la percezione dello spazio cinematografico. Corpi e oggetti scagliati verso di noi, invadono la sala, debordano dallo schermo.<br />
Il cinema del futuro in dodici saggi insieme dotti e appassionanti.</p>
<p><strong><em><img class="alignleft size-full wp-image-8336" title="allenmim" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/allenmim.jpg" alt="" width="100" height="150" />La filosofia di Woody Allen<br />
</em>di Roland Quilliot<br />
Mimesis<br />
17€<br />
159 pagine</strong></p>
<p>Sebbene la vena creativa si sia un poco appannata nel corso del tempo, <strong>Woody Allen</strong> resta uno dei registi più importanti e influenti degli ultimi trent&#8217;anni, che lo si ami o meno. Impressionante è il numero di libri dedicati alla sua produzione cinematografica, del resto altrettanto vasta (come tutti sanno, il nostro viaggia alla notevole media di un film all&#8217;anno). Il testo di <strong>Roland Quillot</strong>, dal titolo quanto mai esplicito, interpreta la filmografia del regista di Zelig ponendola in stretto rapporto con la filosofia, che con la psicanalisi è il tema preferito dalla letteratura critica alleniana. Ed del resto i film di Woody Allen sono zeppi di riferimenti, più o meno seri, alla filosofia, come la citazione tratta da <strong>Il dittatore dello stato libero</strong> di Bananas, posta in apertura del libro, adeguatamente ci illustra:<br />
<em>Ho spulciato un po&#8217; il Kierkegaard&#8230;</em></p>
<p><strong><em>Strane Storie. Il cinema e i misteri d&#8217;Italia<img class="alignright size-full wp-image-8338" title="stranst" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/stranst.jpg" alt="" width="100" height="156" /><br />
</em>a cura di Christian Uva<br />
Rubbettino<br />
16€<br />
219 pagine</strong></p>
<p>Christian Uva è studioso da sempre attento al nesso tra cinema, politica e storia, con un occhio di riguardo a quel periodo storico del nostro paese che viene detto &#8220;anni di piombo&#8221;. I saggi presenti in questo volume, curato dallo stesso Uva, riflettono sulla rappresentazione cinematografica dei numerosi misteri che da quegli anni provengono. Misteri, casi mai risolti come quello di Ustica, nel saggio di Gius Gargiulo che riprende il famoso film di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_muro_di_gomma">Marco Risi</a>, o il delitto Pasolini, portato sullo schermo da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pasolini,_un_delitto_italiano">Marco Tullio Giordana </a>e qui analizzato da Anna Paparcone. E ancora, le trame della strategia della tensione viste da Andrea Minuz che rivede <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Indagine_su_un_cittadino_al_di_sopra_di_ogni_sospetto">Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto</a></strong>, il caso Moro, mafia e politica, fino ad arrivare al G8 di Genova nel saggio di Enrico Carocci. Un libro molto interessante, addirittura fondamentale per chi vuole capire le modalità attraverso cui il nostro cinema racconta il Paese.</p>
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		<title>Il buio oltre il bancone – da domenica 2 ottobre, ore 19</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 14:11:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegne Cinematografiche]]></category>
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		<category><![CDATA[Horror]]></category>
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		<description><![CDATA[Dagli zombi di Romero alle mutazioni cronenberghiane, dalle maledizioni gitane di Sam Raimi all'orrorifica adolescenza americana di Carpenter e De Palma...
Sette appuntamenti, otto film tra i più significativi del cinema horror americano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Dagli zombi di <strong>Romero</strong> alle mutazioni <strong>cronenberghiane</strong>, dalle maledizioni gitane di<strong> Sam Raimi</strong> all&#8217;orrorifica adolescenza americana di <strong>Carpenter</strong> e <strong>De Palma</strong>&#8230;<br />
Sette appuntamenti, otto film tra i più significativi del cinema horror americano.<br />
Con un occhio di riguardo verso gli anni settanta, decennio fondamentale per il genere. Grazie alla <em>New Hollywood</em>, nuove condizioni produttive a basso costo, e ad altri fattori come l&#8217;irruzione dell&#8217;hard nel circuito commerciale, che sposta notevolmente in avanti la soglia del consentito, registi come Romero e Carpenter, <strong>Craven</strong> e <strong>Hoope</strong>r firmano vere e proprie pietre miliari nella storia dell&#8217;horror (e non solo). Film che sono anche, come una vasta letteratura ci insegna, potenti e sovversive metafore politiche sull&#8217;America di quegli anni.<br />
Oltre alle proiezioni verranno presentati due testi,<strong><em> La regia di frontiera di John Carpenter</em></strong> e <strong><em> Lo strano caso del Dr. David e di Mr. Cronenberg</em></strong>. Gli autori, <strong>Pier Luigi Manieri</strong> e <strong>Alessandro Aronadio</strong>, ci parleranno della loro passione per questi straordinari registi e di film come <strong>Halloween</strong> e <strong>Rabid</strong>.</p>
<p style="text-align: center;">Buona visione!</p>
<p><strong>dom 2<img class="alignright size-full wp-image-8051" title="zombi" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/zombi.jpg" alt="" width="350" height="523" /><br />
</strong>19.00 incontreremo Pier Luigi Manieri che ci presenterà il suo libro <strong><em><a href="http://www.altroquando.com/2011/09/24/la-regia-di-frontiera-di-john-carpenter-%E2%80%93-di-pier-luigi-manieri-%E2%80%93-domenica-2-ottobre-ore-19/">La regia di frontiera di John Carpenter</a></em></strong><strong>, Elara edizioni<br />
</strong>a seguire proiezione di <strong><em>Halloween</em></strong>, di <strong>John Carpenter</strong>, 1978, 90min</p>
<p><strong>giov 6<br />
</strong>21.00 <em><strong>The Last House on the Left</strong> (L’ultima casa a sinistra)</em><strong>, </strong>di <strong>Wes Craven, </strong>1972, 81 min</p>
<p><strong>sab 8<br />
</strong>19.00 <strong><em>Carrie</em></strong>, di <strong>Brian De Palma</strong>, 1976, 94 min</p>
<p><strong>merc 12<br />
</strong>21.00 <strong><em>The Devil’s Rejects (La casa del diavolo)</em></strong>, di <strong>Rob Zombie</strong>, 2005, 105 min</p>
<p><strong>sab 15<br />
</strong>19.00 incontriamo <strong>Alessandro Aronadio che ci parlerà del suo libro</strong>, <strong><em><a href="http://www.altroquando.com/2011/10/09/lo-strano-caso-del-dr-david-e-di-mr-cronenberg-%E2%80%93-di-alessandro-aronadio-%E2%80%93-sabato-15-ottobre-ore-19/">Lo strano caso del Dr. David e di Mr. Cronenberg</a></em>, di Bietti editore.</strong> A seguire proiezione di <strong><em>Rabid, </em></strong>di <strong>David Cronenberg</strong>, 1977, 87min</p>
<p><strong>merc 19<br />
</strong>21.00  <strong><em>Drag me to hell, </em></strong>di <strong>Sam Raimi</strong>, 2009, 95 min</p>
<p><strong>giov 20<br />
</strong>21.00 <strong><em>Dawn of the Dead (zombi)</em></strong>, di <strong>George A.Romero</strong>, 1978, 115 min</p>
<p>23.00 <strong><em>Dawn of the dead</em></strong>, (<strong><em>L’alba dei morti viventi), </em></strong> di Zack Snyder, 2004, 104 min</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La regia di frontiera di John Carpenter – di Pier Luigi Manieri – domenica 2 ottobre ore 19</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Sep 2011 14:01:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[john carpenter]]></category>
		<category><![CDATA[pier luigi manieri]]></category>
		<category><![CDATA[presentazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[presentazione del libro di Pier Luigi Manieri, puntuale analisi dei film di John Carpenter. A seguire, proiezione di "Halloween:la notte delle streghe"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-8033" title="halloween" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/halloween.jpg" alt="" width="230" height="340" />Altroquando presenta</strong></p>
<p><strong><em>La regia di frontiera di John Carpenter</em><br />
un libro di Pier Luigi Manieri<br />
<a href="http://www.elaralibri.it/">Elara</a></strong></p>
<p><strong></strong><strong>interviene Emanuele Merlino</strong></p>
<p>Il libro di Pier Luigi Manieri che vi presentiamo analizza in maniera completa ed originale la filmografia di John Carpenter, il regista di <strong>Halloween</strong> e <span style="font-weight: bold;">1997: fuga da New York</span>. Partendo dal legame tra Carpenter e gli altri registi suoi contemporanei, la seconda generazione della New Hollywood, Manieri passa poi ai singoli film, alle tematiche, agli attori e perfino ai nomi ricorrenti nell&#8217;universo carpenteriano.<br />
Giudicato, e a ragione, come uno dei maestri del nuovo horror, John Carpenter ama definirsi un regista western, dichiarando in più di un&#8217;occasione il suo debito nei confronti di Howard Hawks. Ed è proprio ad un western di Hawks, <strong>Un dollaro d&#8217;onore</strong>, che si rifà <strong>Distretto 13: le brigate della morte</strong>, uno dei titoli più famosi di Carpenter. La situazione base delle due pellicole è infatti la stessa: un eterogeneo e improbabile gruppo di individui, i buoni, è letteralmente assediato dai cattivi che, seppur in apparenza meglio organizzati, finiscono col soccombere. In <strong>Distretto 13</strong> i cattivi sono gli appartenenti ad una spietata gang losangelina, che non esita ad uccidere una bambina, in una sequenza agghiacciante come poche. Film violentissimo, ovviamente, che forse deve qualcosa anche ad un&#8217;altra pellicola di Hawks, <strong>Rio Lobo</strong> (realizzato comunque sul canovaccio di <strong>Un dollaro d&#8217;onore</strong>, quindi tutto torna&#8230;).</p>
<p>Di questo e altro parleremo domenica <strong>2 ottobre </strong>alla presenza dell&#8217;autore di <strong><em>La regia di frontiera di John Carpenter</em></strong>, Pier Luigi Manieri, che sarà accompagnato nel dibattito da Emanuele Merlino. A seguire, proiezione di <strong>Halloween</strong>, capolavoro horror del 1978.</p>
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		<title>A Letter to Elia &#8211; Elia Kazan. Appunti di regia, Cineteca di Bologna, €25</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 20:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
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		<category><![CDATA[martin scorsese]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>

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		<description><![CDATA[La vicenda che coinvolse il regista Elia Kazan, autore di film come Un tram che si chiama Desiderio e Fronte del Porto,  è emblematica di quel buco nero della storia americana che passa sotto il nome di di maccartismo, o caccia alla streghe...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7731" title="kazan1" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/kazan1.jpg" alt="" width="200" height="256" />La vicenda che coinvolse il regista <strong>Elia Kazan</strong>, statunitense di origini greche, è emblematica di quel buco nero della storia americana che passa sotto il nome di di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maccartismo">maccartismo</a>, o caccia alla streghe. Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale e l&#8217;annientamento della Germania nazista, il senatore repubblicano <strong>Joe McCarthy</strong> diede nuova linfa alla Commissione per le attività anti-americane, sorta già nel 1938. Il nemico pubblico numero uno tornava ora ad essere l&#8217;Unione Sovietica, e scopo dell&#8217;infame organo fu quello di perseguitare tutti coloro sospettati di aver anche solo provato simpatia verso formazioni di sinistra, partito comunista in testa. Perseguitare vuol dire adottare metodi fascisti, da nuova inquisizione.<br />
Non si può capire l&#8217;attività di McCarthy, e la cieca furia che la pervase, senza metterla in relazione con l&#8217;era rooseveltiana appena conclusa. I tredici anni di presidenza <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Franklin_Delano_Roosevelt">Roosevelt</a> (1932-1945) furono il periodo di maggiore apertura verso gli ideali progressisti che la storia americana ricordi. Apertura che investì soprattutto il mondo della cultura, mentre è ancora oggi argomento di discussione l&#8217;effettiva portata sulla politica &#8220;reale&#8221;. In particolar modo fu il teatro ad essere veicolo di istanze radicali, come dimostrò l&#8217;opera di quei drammaturghi e registi che, da <strong>Clifford Odets</strong> a <strong>Orson Welles</strong> fino allo stesso Kazan, frequentavano il <strong>Group Theatre</strong>.</p>
<p>Tornando a McCarthy e soci, le loro azioni ebbero come effetto quello di creare nel paese un clima di terrore diffuso. Intere esistenze vennero distrutte, ci furono processi e condanne a morte. Il mondo del cinema, percepito come un covo di comunisti agli occhi dell&#8217;opinione pubblica, fu investito in pieno dal maccartismo. Sono note le vicende dei dieci di Hollywood, e più o meno tutte le star dell&#8217;epoca vissero il loro momento di gloria, si fa per dire, deponendo in Commissione. Il maccartismo influenzò, come una cappa soffocante, anche molta produzione hollywoodiana dell&#8217;epoca. Un titolo, assai emblematico, su tutti: <strong><em>Mezzogiorno di Fuoco</em></strong> (<em>High Noon</em>, 1952) di <strong>Fred Zinnemann</strong>. Capolavoro western in cui lo sceriffo <strong>Gary Cooper</strong> è isolato dalla sua comunità (gli Stati Uniti), pronti a capitolare, a svendersi dinanzi ai prepotenti di turno (gli scagnozzi fascisti di McCarthy). Alla fine lo sceriffo la spunterà eroicamente, ma la sua stella finirà calpestata nella polvere.</p>
<p>Anche Elia Kazan sfilò dinanzi alla trista Commissione. Militante comunista in gioventù, quando gravitava intorno al citato Group Theatre (embrione dell&#8217;Actor&#8217;s Studio), per non vedere la propria carriera distrutta, per non essere costretto all&#8217;esilio come <strong>Charlie Chaplin</strong>, Kazan si spinse fino alla delazione. Così facendo si mise in salvo, per poi venire emarginato da Hollywood negli anni successivi, a maccartismo concluso.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-7729  aligncenter" title="kazan" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/kazan.jpg" alt="" width="350" height="150" /></p>
<p style="text-align: left;">Il senso di colpa che, in maniera inevitabile, consegue alla decisione di tradire i propri ex-compagni si può ritrovare in molte delle opere successive del regista. Già a partirte dal suo film più acclamato, <strong><em>Fronte del porto</em></strong> (<em>On the Waterfront</em>, 1954) Kazan mette in scena il dissidio tra il peso del tradimento e la convinzione di essere dalla parte giusta. La storia del film rimanda in maniera fin troppo evidente alla vicenda sopra raccontata. Il pugile fallito Terry Malloy, un incredibile Marlon Brando, per liberare i portuali dalla tirannia di un sindacato para-mafioso arriverà a denunciare tutti i sodali di passate malefatte, compreso il proprio fratello. L&#8217;esorcizzazione del senso di colpa, come da consueta lettura critica, passa quindi attraverso la descrizione di un sindacato corrotto e violento, che dietro le pretese emancipatrici in realtà sfrutta i lavoratori come qualsiasi altro padrone. Anche se in realtà <strong><em>Fronte del porto</em></strong>, come pure è stato evidenziato e come risulta dalla visione, non è necessariamente una pellicola di stampo conservatrice. La polemica del regista, se si vuole, può avere un suo fondamento. Solo che, come capita agli ex tossici, Kazan vede nel suo passato di militante l&#8217;impronta del male assoluto, generalizzando in maniera insopportabile, oltre che auto-assolutoria. Ma se il film perde di credibilità sul versante della polemica sociale, data la biografia del regista, resta intatto con il passare degli anni il suo fascino: eccellente melodramma, interpretato da attori, oltre a Brando va perlomeno citato Rod Steiger, all&#8217;epoca rivoluzionari per capacità di improvvisazione e lettura del personaggio.<br />
Nel 2010 <strong>Martin Scorsese</strong> gira il documentario <strong><em>A letter to Elia</em></strong>, con il principale intento di restituire l&#8217;opera di uno dei suoi maestri dichiarati alla storia del cinema, liberandolo dall&#8217;onta maccartista. Seguendo il modello dei suoi lavori sul cinema americano e italiano, Scorsese analizza in maniera appassionata film come <em>La valle dell&#8217;Eden</em> o <em>Splendore nell&#8217;erba</em>, realizzando una vera e propria lezione di cinema oltre che un atto di amore. <strong><em>A letter to Elia</em></strong> è ora pubblicato in dvd dalla Cineteca di Bologna, in un bel cofanetto che comprende anche il libro <em><strong>Elia Kazan. Appunti di regia</strong></em>, un insieme di scritti del regista. Sono pagine che, come recita la quarta di copertina, &#8220;ci portano dritti nel cuore della vita culturale americana del Novecento&#8221;.</p>
<p style="text-align: left;"><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 5.0px 0.0px; line-height: 26.0px; font: 26.0px Times; color: #848f18} span.s1 {letter-spacing: 1.0px} --><strong><em>A Letter to Elia &#8211; Elia Kazan. Appunti di regia</em>, Cineteca di Bologna, €25</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Non è un paese per vecchi – di Marco Duse – domenica 7 novembre, ore 19</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 21:59:21 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[presentazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[presentazione del libro di Marco Duse, dedicato al film dei fratelli Coen tratto dall'omonimo romanzo di Cormac McCarthy...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-5628" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/bardem.jpg" alt="" width="200" height="301" /><a href="http://www.altroquando.com/2010/10/10/cinema-e-identita-–-incontri-sul-cinema/">Cinema e identità. Incontri sul cinema</a></strong></p>
<p style="text-align: left"><strong><em>Non è un paese per vecchi</em></strong></p>
<p style="text-align: left"><strong>di Marco Duse</strong></p>
<p style="text-align: left"><strong>L&#8217;Epos</strong></p>
<p style="text-align: left"><strong>con l&#8217;autore interviene Mattia Artibani</strong></p>
<p>I Fratelli Coen, Ethan e Joel, iniziano la loro carriera nel 1984 con <em><strong>Blood Simple</strong></em>, noir di ambientazione texana che, come giustamente sottolinea Marco Duse nel suo libro, subito mette in chiaro alcune di quelle che saranno le costanti della loro filmografia: lo smontaggio dei generi del cinema classico americano, il senso di vuoto, una freddezza e un distacco che spesso diventano gelida ironia verso i propri personaggi (di solito disprezzati, si vedano su tutti <em><strong>Mr. Hula Hoop</strong></em>, 1994, e <em><strong>Burn After Reading</strong></em>, 2008) e verso gli eventi grottescamente tragici che li vedono coinvolti. In questo caso, nel caso di <em><strong>Blood Simple</strong></em>, la freddezza si traduce in ritmi lenti, atmosfere e ambienti squallidi che riflettono la consistenza morale o lo stato psichico dei protagonisti (come in <em><strong>Barton Fink</strong></em>, 1991). In altri film, come nel già citato <strong><em>Mr. Hula Hoop</em></strong>, lo sguardo sempre &#8220;distante&#8221; dei Coen è al servizio di macchine filmiche rutilanti e virtuosistiche, con dialoghi fluviali e scoppiettanti (il film fa infatti il verso alle <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Screwball_comedy">screwball comedy</a></em>) perfetta cassa di risonanza dell&#8217;idiozia dei personaggi.</p>
<p>In <strong><em>Non è un paese per vecchi</em><span style="font-weight: normal"> (2007), i Coen si cimentano per la prima volta col genere cinematografico per eccellenza: il western, preso nella sua accezione più crepuscolare. Questa ennesima decostruzione coeniana avviene contaminando le atmosfere della frontiera col noir, e soprattutto attualizzandone le tematiche. Così come avviene in <em><strong>Le Tre Sepolture</strong><span style="font-style: normal"> (2005, regia di Tommy Lee Jones, che nel film dei Coen interpreta lo sceriffo Bell) l&#8217;azione si svolge nei pressi della frontiera messicana. E come insegnano i western crepuscolari degli anni settanta, <strong><em>Non è un paese per vecchi</em> </strong>comunica il senso della fine di un sistema dei valori o più precisamene di un&#8217;epica fondata sulla Legge e sulla fiducia nelle fondamenta della nazione americana: Dio, Patria, Famiglia. Istanze queste che nel film vengono incarnate dallo sceriffo Bell, simbolo del vecchio che soccombe al nuovo, all&#8217;interno di una dialettica tipica del western (si veda quale definitivo esempio <strong><em>L&#8217;uomo che uccise Liberty Valance</em><span style="font-weight: normal">, 1962, di John Ford). Lo sceriffo Bell è segnato quindi</span></strong> da uno scetticismo verso le future generazioni, dal ricordo e dal rimpianto verso un passato, un&#8217;epoca aurea che alla fin fine si rivela non essere altro che mito, illusione. La differenza sostanziale, rispetto alla visione di un regista come Peckinpah, ultimo maestro del genere crepuscolare, è che l&#8217;epica western non viene più vista con romantica nostalgia, ma al contrario con ironia e sarcasmo tutto postmoderno. Atteggiamento che come si diceva all&#8217;inizio è il vero e proprio marchio di fabbrica del cinema dei Coen, della loro concezione del mondo.</span></em></span></strong></p>
<p style="text-align: center"><strong><span style="font-weight: normal"><em><span style="font-style: normal"><img class="aligncenter size-full wp-image-5643" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/cappello.jpg" alt="" width="400" height="220" /><br />
</span></em></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal"><em><span style="font-style: normal">Il libro di Marco Duse, edito da <strong>L&#8217;Epos</strong>, dopo un capitolo introduttivo all&#8217;opera dei Coen e un altro che tratta del libro di Cormac McCarthy da cui la pellicola è tratta, analizza </span><strong>Non è un paese per vecchi</strong><span style="font-style: normal"> in quattro interessanti capitoli. Tra le altre cose, l&#8217;autore sottolinea come questo film, che rappresenta un </span>unicum<span style="font-style: normal"> nella produzione coeniana (in quanto primo adattamento letterario), in realtà aderisca perfettamente alla poetica degli autori di </span><strong>Fargo</strong><span style="font-style: normal">, alla loro visione delle cose. Questo perchè la narrazione si situa all&#8217;interno di un tempo che sembra precedere la catastrofe, condizione questa comune a molti dei film dei fratelli Coen. I quali, come efficacemente viene detto nel testo citando una frase di Vincenzo Buccheri, sembrano voler rappresentare &#8220;una collezione di grandi vigilie prima del disastro&#8221;. E quindi in <strong><em><strong>Non è un paese per vecchi</strong> </em><span style="font-weight: normal">il disastro che sta per accadere, o che forse è già accaduto, è il definitivo avvento del  male simboleggiato dall&#8217;assurdo killer Chigurh (interpretato da Javier Bardem). Cioè la corruzione di quel mondo idealizzato dallo sceriffo Bell, cui non resta che lanciare impotenti strali verso il &#8220;nuovo&#8221; che avanza. Impotenza, incapacità di influire sugli eventi che piuttoso vengono subiti: è l&#8217;altro elemento coeniano &#8220;forte&#8221; che Duse evidenzia. Tale stato trova il suo corrispettivo nel personaggio interpretato da Josh Brolin, il reduce dal Vietnam Llewelyn Moss. Il quale, imbattutosi in una valigetta piena di soldi e frutto di loschi affari, cerca senza successo, e soprattutto in modo goffo e grottesco, di sfuggire ai malviventi che lo braccano. Moss, come la coppia di killer di <em><strong>Fargo </strong><span style="font-style: normal">o il Norville Barnes di</span><strong> Mr. Hula Hoop</strong><span style="font-style: normal">, è un perfetto idiota calato in una situazione che si rivela essere molto, ma molto, al di fuori della sua portata. Lento di riflessi e inadeguato, Moss in apparenza aderisce alla figura del </span>cowboy</em>, cui aspira e del quale ricicla il vestiario. Ma, trattandosi di una film dei Coen e citando Jeff Bridges-Lebowski, le aspirazioni di Moss vengono smascherate per quel che realmente sono: <em>una messa in scena di una messa in scena. </em></span></strong></span></em></span></strong></p>
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