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	<title>Altroquando &#187; isbn</title>
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	<description>Libreria di Cinema. A Roma.</description>
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		<title>Come va il tuo dolore? – di Pascal Garnier – Isbn Edizioni – 16,90€</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 14:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pascal Garnier (1949-2010) in questo suo romanzo ci racconta gli ultimi tristi e surreali giorni dell'anziano killer Simon Marechall...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Pascal Garnier</strong> (1949-2010) in questo romanzo ci racconta gli ultimi tristi e surreali giorni dell&#8217;anziano killer Simon Marechall. Accompagnato dal tonto Bernard, giovane incontrato per caso nella cittadina termale di cui è ospite, Marechall deve portare a termine alcuni truci incarichi prima di darsi la morte (non vi sto svelando il finale, tutto è chiaro dal primo capitolo). La realtà descritta da Garnier è nel complesso squallida, luoghi e situazioni trasmettono un senso di disfacimento irreversibile. Disfacimento e morte che trovano la loro perfetta raffigurazione nel personaggio dell&#8217;anziana madre di Bernard, inquilina di un lurido appartamento pieno di oggetti ricoperti dalla polvere, resti di antiche attività votate al fallimento (come in poche magistrali pagine ci viene detto). All&#8217;interno di uno schema solo all&#8217;apparenza banale, si contrappone ai personaggi &#8220;neri&#8221; del libro, morti che camminano come Marechall, Anais e la tassidermista Rose, la &#8220;famigliola&#8221; felice composta da Bernard, Fiona e la di lei figlioletta Violette. A loro Garnier riserva un lampo di ottimismo, la speranza di un futuro. Anche se questo futuro non appare per niente roseo, costretto come sembra tra desolate periferie e stazioni di servizio. La cupezza, tipica del genere, è mescolata all&#8217;humour nero dell&#8217;autore. La violenza esplode improvvisa, senza nessun tipo di tensione morale e psicologica, raggelante come in <em>Fargo</em> dei fratelli Coen. Nel complesso il libro sembra non aggiungere niente al <em>polar</em>: trama, situazioni e personaggi sono abbastanza convenzionali. Ma possiede comunque una sua forza, difficile da definire con esattezza, che tiene viva la curiosità del lettore fino all&#8217;ultimo.<br />
<strong><em>Come va il tuo dolore?</em></strong> è il primo romanzo di Pascal Garnier apparso nel nostro paese. L&#8217;autore pare sia molto apprezzato in Francia, e la casa editrice Isbn ha annunciato la pubblicazione delle altre sue opere.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-7780" title="garnier" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/garnier.jpg" alt="" width="200" height="300" /></p>
<p><em>Passando davanti alla gelateria Béatrix accanto all&#8217;hotel, Simon aveva ceduto a un desiderio puerile. Era andato a sedersi in terrazza, sotto il fogliame dei platani che, filtrando i raggi del sole, producevano un&#8217;ombra di ottima qualità. Preso da un assurdo senso di sfida, aveva ordinato il gelato più grande e costoso del menù. Nell&#8217;attesa di essere servito, sfogliava con sguardo distante il dépliant delle terme, che si era portato via la mattina dalla reception dell&#8217;hotel. La città contava ben sei sorgenti: la Constantine, la più virtuosa contro il peso in eccesso, le dispepsie e la gotta; la Précieuse contro l&#8217;epatite e il diabete; la Dominique, molto utile contro l&#8217;anemia e il senso di spossatezza; la Désirée, nota per le sue virtù lassative; la Rigolette, indicata contro la colite; la Camuse, infine, da privilegiare in caso di pigrizia digestiva. Erano acque che si potevano bere solo dietro prescrizione medica, ma ne esistevano altre tre – la Saint-Jean, la Favorite e la Béatrix – di cui ci si poteva dissetare a volontà. L&#8217;elenco delle malattie che tali sorgenti potevano curare era tanto lungo quanto sconcertante: dermatite professionale, lesioni al naso, fegato coloniale, piedi valghi, dolico-colon&#8230;Ce n&#8217;erano tante quante le coppe di gelato sul menù. Chi avrebbe potuto vantarsi di non averne nemmeno una? Si arrischiò a guardarsi intorno. L&#8217;età media della clientela oscillava tra i sessanta e i cento anni. E per quanto anche lui avesse raggiunto quella fascia d&#8217;età, fu preso da un senso di vertigine. Certo, aveva sempre considerato la sua presenza sulla terra come un errore di casting, e si era sempre vantato di essersi saputo sottrarre fin dalla più tenera età agli ambienti promiscui dei coetanei, ma in quel preciso istante si sentì preso in trappola, raggiunto da un qualche predatore implacabile. Fatta eccezione per la giovane cameriera che gli posò davanti un&#8217;orribile coppa di semifreddo alla crema dai colori sgargianti, infilzata da ridicoli ombrellini di carta, nel suo campo visivo rientravano soltanto tre umanoidi apparentemente ancora risparmiati dalle umiliazioni del tempo. Tutti dotati di aggeggi a rotelle (biciclette, skate, pattini) non facevano altro che andare e venire, ostentando così la determinazione a non volersi attardare in mezzo a quel tripudio di bastoni da passeggio.<br />
Ma come gli era saltato in mente di fare tappa a Vals-le-Bains? Un gioco di parole, nient&#8217;altro che un gioco di parole. Su France Musique avevano trasmesso un valzer di Strauss proprio quando, a bordo della sua auto, era arrivato alle porte della città: &#8220;Un ultimo valzer?&#8221;. Bisognava anche dire che un forte malessere l&#8217;aveva costretto a fermarsi per un&#8217;ora, e dopo aveva comunque continuato a sentirsi poco bene. Ma era stato fortunato: una coppia di belgi aveva appena dato disdetta, lasciando libera una camera al Grand Hotel de Lyon. Contava di fermarsi una notte soltanto ma, al risveglio, i bagliori di un sole primaverile, caffè e brioches eccellenti, e qualcosa d&#8217;indefinito nell&#8217;aria gli avevano destato il desiderio di concedersi una giornata di svago.<br />
Non aveva ancora iniziato a mangiare il gelato, che somigliava sempre di più allo sterco di una mucca malata di fegato. Invece s&#8217;intratteneva a specchiarsi sulla superficie ora concava ora convessa del cucchiaino. Che idea invitare il ragazzo a cena! Magari l&#8217;aveva preso per un vecchio pervertito. O magari non si sarebbe presentato. Non aveva l&#8217;aria di essere una cima, ma era proprio per questo che gli era piaciuto, per quel candore, quella goffaggine, la mano fasciata che agitava come una marionetta. Sin dall&#8217;inizio del soggiorno si era sorpreso a compiere scelte singolari, come ordinare quel gelato ormai informe, che non desiderava affatto. In ogni caso, ne assaggiò un po&#8217;. Una volta sciolti, i gusti si erano mescolati così bene da diventare indistinguibili. Adesso erano solo freddo e dolce.<br />
Cercando le monete che teneva in tasca, fece quasi cadere la sua automatica.<br />
&#8220;Merda! È proprio il caso di darci un taglio.&#8221; </em></p>
<p><strong><em>Come va il tuo dolore?</em>, di Pascal Garnier,  Isbn Edizioni, 16,90€</strong></p>
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		<title>L’isola dei pinguini – Anatole France – isbn edizioni – 16€</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 22:27:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[anatole france]]></category>
		<category><![CDATA[citazioni]]></category>
		<category><![CDATA[isbn]]></category>

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		<description><![CDATA[Storia fantastica e funesta delle miserie d'Occidente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-7295" title="l'ile" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/lile.jpg" alt="" width="203" height="300" />Il premio nobel <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anatole_France">Anatole France</a> racconta il fallimento della società occidentale attraverso una favola che vede come protagonisti un gruppo di pinguini i quali, per un tragico errore, ricevono il sacramento del battesimo. San Mael, un monaco con la vocazione all’evangelizzazione, gira il mondo infondendo la parola del signore in lungo ed in largo. Ingannato dal diavolo in persona, si ritrova in un’isola bretone popolata esclusivamente da questi innocenti e buffi volatili. Ormai avanti con gli anni, avendolo la vista quasi abbandonato del tutto, scambia le sagome stese al sole per esseri umani, ed in un momento il danno è fatto. Cosa ne faranno i pinguini del battesimo, non avendo un’anima immortale ed abituati ad attenersi al normale istinto animale, che tanto si differenzia dalla morale cattolica?</p>
<p>Subito c’è fermento in paradiso. Si riunisce un’assemblea, avendo, il venerabile Mael, involontariamente causato allo spirito santo gravi difficoltà teologiche.</p>
<p>“<em>Quando la notizia del battesimo dei pinguini giunse in Paradiso, non provocò ne gioia ne tristezza ma solo una grande sorpresa. Il Signore stesso era imbarazzato. Riunì un’assemblea di chierici e di dottori e domandò loro se ritenevano che quel battesimo fosse valido.</em></p>
<p><em>&lt;&lt;è nullo&gt;&gt;, rispose San Patrizio.</em></p>
<p><em>&lt;&lt;Ma perché?&gt;&gt; domandò San Gal, che aveva evangelizzato la Cornovaglia e iniziato il venerabile Mael alla missione di apostolo. &lt;&lt;Il sacramento del battesimo è nullo quando è impartito agli uccelli&gt;&gt;, spiegò San Patrizio, &lt;&lt;così come il sacramento del matrimonio è nullo quando è dato a un eunuco.&gt;&gt;</em></p>
<p><em>San Gal replicò: &lt;&lt;Che rapporto volete stabilire tra il battesimo di un uccello e il matrimonio di un eunuco? Non c’è alcun rapporto. Il matrimonio, oserei dire, è un sacramento condizionale, eventuale. Il prete benedice in anticipo un atto; è evidente che se l’atto non viene compiuto, la benedizione rimane senza effetto. È evidente!&gt;&gt;</em></p>
<p>[…]</p>
<p><em>&lt;&lt;Ma ci pensate?&gt;&gt; intervenne San Guénolé. &lt;&lt;Cosa credete sia il battesimo? È il processo della rigenerazione, per cui l’uomo rinasce in acqua e in spirito, perché, entrato nell’acqua coperto di peccati, ne esce neofita, creatura nuova, ricca dei frutti della giustizia. Il battesimo è il germe dell’immortalità, è il pegno della resurrezione, si muore con Cristo e con lui si esce dal sepolcro. Non è un dono da farsi agli uccelli. Ragioniamo, miei cari padri. Il battesimo cancella il peccato originale, ma i pinguini non sono stati concepiti nel peccato; rimette tutti i peccati, e i pinguini non hanno peccati; produce la grazia e dispensa virtù, unendo i cristiani a Gesù Cristo, come le membra al capo, ma è evidente che i pinguini non sarebbero in grado di acquistare le virtù dei confessori, delle vergini e delle vedove, di ricevere la grazia e unirsi a…&gt;&gt;</em></p>
<p><em>San Damaso non lo lasciò terminare: &lt;&lt;Questo dimostra soltanto che il battesimo era inutile&gt;&gt;, esclamò vivacemente, &lt;&lt;ma non privo di effetto&gt;&gt;.</em></p>
<p>[…]</p>
<p><em>parecchi dottori della Chiesa chiesero la parola, altri la presero. Nessuno ascoltava e tutti i confessori agitavano freneticamente le palme e le corone.</em></p>
<p><em>Il Signore, con un gesto della destra, placò le dispute dei suoi eletti:</em></p>
<p><em>&lt;&lt;Non discutiamo più. Quegli uccelli saranno tramutati in uomini. Prevedo però parecchi inconvenienti. Molti di loro infatti commetteranno colpe che non avrebbero commesso se fossero rimasti pinguini. Certamente la loro sorte, in seguito a tale cambiamento, risulterà meno invidiabile di quanto sarebbe stata senza questo battesimo e la successiva incorporazione nella famiglia di Abramo. Ma è bene che la mia prescienza non ostacoli il loro libero arbitrio. Per non attentare alla libertà umana, io ignoro ciò che so, calo sui miei occhi il velo che ho sollevato e, nella mia cieca chiaroveggenza, mi lascio sorprendere da ciò che ho previsto&gt;&gt;.</em></p>
<p>E fu così che ebbe inizio la rovina dei pinguini, che si videro costretti a piegarsi alla legge morale, che “obbliga gli uomini che sono bestie a vivere diversamente dalle bestie”. Iniziarono le guerre, ci fu il medioevo, epoca buia in cui si<img class="alignright size-full wp-image-7296" title="France_e_Caillavet" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/France_e_Caillavet.jpg" alt="" width="180" height="187" /> bruciavano tutti i pinguini che pensavano diversamente dagli altri, ebbero anche loro il rinascimento, il fiorire delle arti…ed il resto è “storia”.</p>
<p>Come tutti i libri di France, anche questo descrive con ironia e cinismo i drammi dell’umanità. Scritto nel 1908, messo all’indice dalla chiesa cattolica – strano – nel 1920, solo 50 anni più tardi viene riammesso nelle librerie. La casa editrice <a href="http://isbnedizioni.it/">Isbn</a> ci permette nuovamente di godere leggendo uno dei più grandi autori francesi, che (dalla sua biografia) muore portando nella tomba le mutandine di M.me de Caillavet, moglie di un ministro e cara amica.</p>
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		<title>007 All&#8217;italiana – Marco Giusti – ISBN Edizioni – €35</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Sep 2010 09:43:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dario</dc:creator>
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		<category><![CDATA[marco giusti]]></category>
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		<category><![CDATA[spy movie]]></category>

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		<description><![CDATA[In 007 All'italiana. Dizionario del cinema spionistico con tutte le locandine più belle,  attraverso più di 150 schede Marco Giusti ci illustra la storia dei fratelli italiani di James Bond, gli agenti " 077, 3S3, 002, 006, 008, 009, 070..."]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5115" title="007" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/007.jpg" alt="" width="200" height="223" />In <strong><em>007 All&#8217;italiana. Dizionario del cinema spionistico con tutte le locandine più belle</em><span style="font-weight: normal;">,  attraverso più di 150 schede Marco Giusti ci illustra la storia dei fratelli italiani di James Bond, gli agenti &#8221; 077, 3S3, 002, 006, 008, 009, 070&#8230;&#8221;. Otre alle trame, nelle schede vengono esposte le vicende produttive, spesso altrettanto avventurose. Il quadro che ne esce è quello di una industria cinema che, pur dovendo a volte affrontare precarietà di mezzi e di denaro, si rivela straordinariamente vitale. Sull&#8217;onda della bondmania scoppiata nel 1962, anno del primo film della serie <em><strong>Licenza di uccidere</strong></em>, anche in Italia inizia quindi una massiccia produzione di film di film spionistici, che riprendono temi e motivi dell&#8217;originale: &#8220;la Guerra Fredda, e quindi i rapporti USA-URSS, la liberazione sessuale, con tanto di machismo e di proto-femminismo, la pop art&#8230;la parodia del nucleare, con tutte bombe finte e vere che scoppiavano sui set&#8230;&#8221;. E ovviamente l&#8217;eleganza e la predisposizione alcolica del protagonista, circondato da bellissime donne alla Ursula Andress.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;">Il dizionario vero e proprio è preceduto da un&#8217;introduzione in cui Giusti offre una panoramica completa sul genere. Dai temi alla scelta degli attori, dal confronto con gli altri generi (<em>spaghetti western</em> soprattutto) al contesto produttivo, queste pagine si rivelano estremamente proficue anche per i non appassionati dei film spionistici. Perchè, come si diceva, rendono conto di una vitalità, di un periodo fondamentale del cinema italiano. Ecco uno stralcio della scheda di <em><strong>Un dollaro per 7 vigliacchi</strong></em>, film del 1967 con Dustin Hoffman.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;"><em>Il vero interesse di questa folle coproduzione italo-tutto organizzata da Sidney Pink, celebrità della fantascienza trash anni<img class="alignright size-full wp-image-5105" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/dollaro.jpg" alt="" width="250" height="349" />sessanta, sta nel fatto che compare un giovanissimo Dustin Hoffman come protagonista. Non aveva ancora girato </em></span><span style="font-weight: normal;"><em>Il Laureato </em><span style="font-weight: normal;"><em>di Mike Nichols, che lo farà esplodere in tutto il mondo. E tale sarà il successo mondiale di Dustin Hoffman che questo suo primo film verrà rieditato da noi come </em></span><em>Agente Speciale Frank Putzu</em><span style="font-weight: normal;"><em>. (&#8230;) La storia vede Hoffman agente del fisco americano che indaga sul milione di dollari che si è portato in Italia il boss italo-americano Madigan, cioè Cesar Romero. Ma il milione interessa anche ad altri. E il vecchio boss, morto da poco, faceva una vita abbastanza modesta. Hoffman viene indagato, e pure messo in prigione, quando una serie di persone iniziano a morire. Si incontra con la pupa del gangster, Elsa Martinelli, che sostiene di non sapere nulla del malloppo, e poi col vecchio socio, Riccardo Garrone. Da notare che Garrone viene doppiato in America addirittura da Jack Palance e che Cesar Romero rimpiazzò in realtà George Raft nel ruolo di Mike Madigan. Raft si era ammalato e tutte le scene che aveva girato vennero rigirate. Alla fine, comunque, il film non funziona granchè e neanche la presenza di Dustin Hoffman aiuta molto nell&#8217;operazione, che risulta abbastanza anonima. (&#8230;.)</em></span></span></strong></p>
<p><span style="font-weight: normal;"><em><strong>007 All&#8217;italiana. Dizionario del cinema spionistico con tutte le locandine più belle<span style="font-style: normal;">, di Marco Giusti, ISBN Edizioni, €35</span></strong></em></span></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;"><em><br />
</em></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;"><br />
</span></strong></p>
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		<title>Mike Leigh – Amy Raphael – ISBN Edizioni – 22€</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 15:14:13 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Vi proponiamo alcuni stralci del libro Mike Leigh, di Amy Raphael, recentemente pubblicato dalla casa editrice ISBN. Si tratta di un libro-intervista all'interno del quale il regista inglese ripercorre la propria carriera, dagli esordi fino all'ultima fatica, Happy-Go-Lucky...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi proponiamo alcuni stralci del libro <strong><em>Mike Leigh</em><span style="font-weight: normal">, di Amy Raphael, recentemente pubblicato dalla casa editrice ISBN. Si tratta di un libro-intervista all&#8217;interno del quale il regista inglese ripercorre la propria carriera, dagli esordi fino all&#8217;ultima fatica, </span><em>Happy-Go-Lucky</em><span style="font-weight: normal">. </span></strong></p>
<p><strong>Hollywood Cannes Indipendenza <img class="alignright size-full wp-image-3464" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/leigh.jpg" alt="" width="187" height="300" /><br />
</strong></p>
<p>&#8230;<em>non siamo a Hollywood e non siamo in America ma in Europa. Siamo registi indipendenti europei, ecco perchè Cannes è una presenza tanto positiva. È una delle cose su cui i produttori hollywoodiani non possono mettere le mani. Ci provano. Vanno a Cannes e cercano di stravolgerlo con quei loro maledetti enormi cartelloni che coprono le palme. Ma non possono toccarlo, è immune. Quando ho fatto parte della giuria a Cannes nel 1997, </em>L.A. Confidential <em>era tra i film in competizione. È un film rispettabilissimo ma la verità è che tutta la giuria l&#8217;ha respinto all&#8217;unanimità. Harvey Weinstein era arrabbiatissimo con noi, ma non c&#8217;era nulla che potesse fare. Nessuno può influenzare la giuria di Cannes&#8230; Per concludere, non serve lamentarsi di Hollywood. È ovvio che sarebbe bellissimo andare là, prendere grandi somme di denaro e usarle a propria discrezione. Ma non funziona così&#8230;</em></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-3467" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/segreti.jpg" alt="" width="210" height="300" />Fare un film&#8230;</strong></p>
<p><em>Non ho idea di che genere di sensazioni ti provochi la visione di un film, cosa te lo renda particolarmente affascinante. Tutti noi, a un certo livello, proviamo la stessa emozione: il film racconta una storia che ci coinvolge. Personalmente, e devo dire che questo è vero per tutte le forme d&#8217;arte, si ricollega all&#8217;urgenza di fare, in particolare con i film e il teatro, anche se con il cinema di più. Considero il cinema come il mio ambiente naturale. È per via della facilità che si prova di fronte alle possibilità offerte dalla macchina da presa, dal mezzo&#8230;ma, ancora prima, è l&#8217;entusiasmo verso la gente, le persone, è la volontà di prendere in mano la vita e farne qualcosa – di creare qualcosa bensì esista già. Anche se nutro una passione per la penna e per i pennelli, non mi ha mai suscitato lo stesso entusiasmo che provo quando realizzo un film. Questo è il mio interesse definitivo.</em></p>
<p><strong>Metodo <img class="alignright size-full wp-image-3470" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/golucky.jpg" alt="" width="209" height="300" /><br />
</strong></p>
<p><em>Secondo le convenzioni generali, il lavoro di un regista con gli attori consiste nella produzione dell&#8217;opera definitiva a partire dal momento in cui cominciano le prove. Quello che ho dovuto imparare, ed è la cosa più difficile da spiegare alla gente, è che la porzione maggiore del mio lavoro è finalizzata esclusivamente a creare le condizioni attraverso le quali si possa realizzare il prodotto conclusivo&#8230;Parlando adesso del mio metodo di lavoro, è possibile suddividere quanto avviene nella lavorazione di un mio film in termini di creazione del personaggio, costruzione della sua storia e delle sue relazioni, ricerca di ogni tipo di informazioni finalizzate a dare contenuto a tutta l&#8217;esperienza, poi creazione di una struttura nel corso delle prove e infine ripresa cinematografica del materiale. Ma in tutto questo è compresa l&#8217;esplorazione dell&#8217;ignoto..le situazioni prendono vita dagli attori che si comportano in modo spontaneo e creano in maniera naturale. </em></p>
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		<title>INCIPIT</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 12:21:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Jedediah Berry]]></category>
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		<category><![CDATA[William S. Burroughs]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli incipit di alcuni libri da poco usciti che ci attizzano alquanto...
Manuale di investigazione - Jedediah Berry - Adelphi
Uomini nello spazio - Tom McCarthy - Isbn
Il biglietto che esplose - William S. Burroughs - Adelphi
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Manuale di investigazione -Jedediah Berry - Adelphi</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-2142" title="manualediinvestigazionecop" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/manualediinvestigazionecop.jpg" alt="" width="280" height="439" /></p>
<p style="text-align: center;">Uno<br />
il pedinamento</p>
<p><em>Durante il pedinamento, il detective esperto non si fa notare, ma non perché è un tipo ordinario. Piuttosto perché da l&#8217;impressione di doversi trovare lì, come l&#8217;ombra della persona pedinata.</em></p>
<p><em></em></p>
<p>Onde evitare che i dettagli vengano scambiati per indizi, si sappia che Mr. Charles Unwin, da una vita residente in questa città, ogni giorno andava a lavoro in bicicletta, anche quando pioveva. Aveva escogitato un metodo per tenere aperto l&#8217;ombrello mentre pedalava, agganciando il manico al manubrio. Tale metodo comprometteva la manovrabilità della bicicletta e riduceva il campo visivo di Unwin, ma se il suo programma quotidiano includeva una visita non uffiaciale a Central Terminal per regioni non ufficiali, allora certi rischi erano inevitabili.<br />
Sebbene di per sé non appariscente, come ciclista e ombrelloforo Unwin veniva decisamente notato. Al trillo del suo campanello, frotte di pedoni si facevano da parte, le madri stringevano a sé i bambini, e i bambini sbalordivano al suo maestoso passaggio. Agli incroci evitava di guardare negli occhi i conducenti dei veicoli a motore, per non dar l&#8217;impressione di voler lasciare loro la precedenza. Quel giorno era in ritardo. Aveva bruciacchiato il porridge, sbagliato cravatta, e per poco non dimenticava l&#8217;orologio da polso, tutto per via di quel sogno poco prima di svegliarsi, un sogno che ancora lo turbava e lo distraeva. [...]</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Uomini nello spazio - Tom McCarthy -Isbn</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-2143" title="uomininellospazio" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/uomininellospazio.jpg" alt="" width="339" height="515" /></p>
<p>Ecco Anton Markov, seduto a un tavolo, che passa il dito attorno al bordo di un piattino mentre guarda il suo compatriota Koulin che attraversa la sala del Malostranskà Kavàrna con falcate decise. Koulin avanza a passi elastici, saltellanti. Con le braccia e i fianchi gira intorno alle sedie e ai tavoli. Fa una giravolta da pattinatore sul ghiaccio per indietreggiare leggero di due passi e schivare la cameriera, una ragazza sulla ventina. Gli specchi a muro, su entrambi i lati della porta da cui è appena emerso, quella che porta ai bagni, riproducono l&#8217;evento in versione tripla: tre Koulin, da davanti, da sinistra e da destra, come nelle foto segnaletiche della polizia. Si vedono anche tre cameriere e tre gruppi di avventori sullo sfondo. Guardando la scena che si moltiplica, Anton ricorda i tempi in cui faceva l&#8217;arbitro in Bulgaria: il trucco era vedere tutte quelle maglie praticamente identiche, le corse ripetute, gli scatti improvvisi, i cambi di ruolo e le inversioni di fronte, come se fossero un unico movimento, parti di un sistema modulare che bisognava osservare come se ci si trovasse al suo esterno, o al di sopra, o da qualche altra parte.</p>
<p>&#8220;Be&#8217;, allora&#8221; dice Koulin, appoggiandosi allo schienale e stendendo un braccio sul termosifone che aveva alle spalle &#8220;la casa di quello jugoslavo è nel quarto distretto di Praga, vicino a Nusle. Abita al quarto piano. Io e Milachkov abbiamo pensato di spaventarlo minacciando di buttarlo giù dalla finestra. Così andiamo là e ci apre la porta proprio lui, in accappatoio. Dovevano essere le dieci di mattina. Mila lo stende e poi lo raccogliamo, uno per parte, e lo portiamo vicino alla finestra. Ma, mentre ce lo portiamo, dalla camera da letto esce una ragazza. E, indovina un po&#8217;?&#8221;</p>
<p>Mi perfora con lo sguardo dall&#8217;altro lato del tavolo, le guance rosse per l&#8217;esaltazione.</p>
<p>&#8220;Cosa?&#8221; chiede Anton.</p>
<p>&#8220;E&#8217; nuda&#8221; gli risponde Koulin. &#8220;Bel corpo, davvero. Peletti neri lungo la schiena. Tettine rotonde. Quando ci vede si mette a piangere e a gridare &#8220;Non fategli del male! Vi prego, non fategli del male!&#8221;. Io comincio a spiegare che non vogliamo fargli niente, ma deve dei soldi a Ili per le sigarette che vende sul suo territorio, però lei continua a piangere e urlare. Lo jugoslavo è tutto calmo perché è stordito per il pugno che ha preso da Mila, quindi non crea problemi, ma la ragazza sta montando un casino. E poi&#8230;&#8221; Sposta il braccio. &#8220;E&#8217; un po&#8217; difficile spiegare questo pezzo esattamente come è successo&#8230; Be&#8217;, la tipa si è pisciata addosso. Ma quello che ho notato io era una specie di gocciolio&#8230; no, balle, non era un gocciolio: era un po&#8217; come se le fosse scoppiata una sacca proprio all&#8217;interno della gamba. Una sacca che prima non c&#8217;era. O come un gavettone che esplode. Un&#8217;unica massa solida. Almeno, era solida finché non ha toccato il pavimento, uno di quei pavimenti a incrocio, tutti di legno, com&#8217;è che si chiamano? &#8230;&#8221;</p>
<p>&#8220;Parquet.&#8221;</p>
<p>&#8220;Giusto. Finché non ha toccato il il parquet. Poi si è rotta. Davvero strano. Siccome era nuda, non c&#8217;era niente a interrompere la caduta. E la ragazza, quella bella ragazza nuda, ci stava sopra, gridando. Non so neanche se si è accorta di quello che aveva appena fatto&#8230;&#8221;</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Il biglietto che esplose - William S. Burroughs - Adelphi</strong></p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-2144" title="bigliettocheesplose" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/bigliettocheesplose.jpg" alt="" width="250" height="395" /></p>
<p>&#8220;Visto che azione, B.J.?&#8221;</p>
<p>E&#8217; un viaggio lungo. A bordo ci siamo solo noi. Perciò abbiamo imparato a conoscerci così bene che il suono della sua voce e il guizzo della sua immagine sopra il registratore mi sono familiari quanto i miei movimenti intestinali il suono del mio respiro il battito del mio cuore. Non che ci amiamo e nemmeno ci piaciamo. Anzi non lo guardo mai se non con occhi assassini. E lui non mi guarda mai se non con occhi assassini. Assassinio sotto una lampada a carburo a Puya fuori piove il posto e fradicio bevo aguardiente con tè alla cannella per eliminare quel gusto di cherosene mi ha dato dell&#8217;alcolizzato figlio di puttana ed eccolo lì dall&#8217;altra parte del tavolo pieno di graffi e grondante sangue con un coltello appena usato&#8230; seduto intorpidito e inerte su una sdraio dopo aver letto la pagina dei fumetti sul domenicale del mese scorso &#8220;le barzellette&#8221; le chiamava lui e leggeva ogni singola parola a volte ci metteva un&#8217;ora buona lungo un fiume gonfiato dalle maree in Messico assassinio lento nei suoi occhi forse dieci quindici anni più tardi vedo la mossa che aveva fatto allora era uno scacchista dilettante se la cavava bene in realtà gli prendeva quasi tutto il tempo libero ma ne aveva da vendere. Una volta gli avevo chiesto se voleva sfidarmi mi aveva guardato e sorriso e detto: &#8220;Ti faccio fesso ogni volta che mi gira&#8221;.</p>
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		<title>Déjà-vu. Il romanzo dei ricordi perduti. &#8211; Tom McCarthy &#8211; Isbn edizioni</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 17:58:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valentina</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[isbn]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[tom mccarthy]]></category>

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		<description><![CDATA[Immaginate che vi offrano un lavoro che consiste nell’alloggiare in un certo appartamento condominiale; su richiesta, dovrete aprire la porta di casa e poggiare sul muro di fianco un sacchetto dell’immondizia, nei modi e nei tempi che verranno comunicati dal committente. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Déjà-vu. Il romanzo dei ricordi perduti. &#8211; Tom McCarthy &#8211; Isbn edizioni</strong></p>
<p style="text-align: right;">di Valentina Salvati</p>
<p>Immaginate che vi offrano un lavoro che consiste nell’alloggiare in un certo appartamento condominiale; su richiesta, dovrete aprire la porta di casa e poggiare sul muro di fianco un sacchetto dell’immondizia, nei modi e nei tempi che verranno comunicati dal committente. Reperibilità: ventiquattr’ore su ventiquattro. Altissima retribuzione.</p>
<p>Immaginate ora di aver accettato. Immaginate di trascorrere parte della vostra vita a perfezionare questa unica sequenza di movimenti.</p>
<p>Leggere <em>Déjà vu</em> significa anche scivolare nelle ossessioni di un uomo – di cui null’altro sapremo mai –  che vive esclusivamente per ritrovare momenti perfetti, dal suo particolare punto di vista. <img class="alignleft size-full wp-image-954" title="tom-mccarthy-2" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/tom-mccarthy-2.jpg" alt="" width="199" height="300" /></p>
<p style="text-align: right;">Tutto inizia con un bagno, una crepa sul muro e un intenso déjà vu,  che restituisce al protagonista una sensazione di autenticità ormai perduta da tempo. Tutto prosegue con una serire estenuante di déjà vu artificiali che riproducano quell’autenticità, la stessa che il protagonista invidia a Robert De Niro: un ossimoro insensato?</p>
<p style="text-align: right;">Ma ricostruire questi momenti ha un prezzo, e il protagonista non bada a spese per soddisfare la sua esigenza di spontaneità, per sentire una volta di più quella fluidità dei movimenti, quell’approssimarsi all’essenza delle cose che ha perso con la sua memoria, in seguito a un incidente.</p>
<p style="text-align: right;">Un oggetto contundente lo ha colpito cadendo dall’alto. Responsabile della disgrazia: una società molto nota, disposta a pagare una cifra esorbitante purché il nostro non faccia il suo nome. <img class="alignright size-full wp-image-957" title="deja" src="http://www.altroquando.com/wordpress/documenti/deja.jpg" alt="" width="251" height="185" /></p>
<p>Esce dal coma. Il nostro post-traumatizzato reimpara pazientemente ad agire qualunque gesto a suon di carote. Incassa una fortuna. La spende per comprare la messa in scena di un’infinità di reinterpretazioni, prima ispirate al passato, poi a scene di vita e di morte cui assiste nel presente.</p>
<p>Ingabbiato lui in questa coazione a ripetere, ci ingabbia a sua volta nel succedersi delle reinterpretazioni, diventiamo depositari di dettagli singolari, di descrizioni microscopiche e irritanti, di precisazioni smisurate, che tuttavia noi, come il fido facilitatore Naz, impariamo a comprendere, a condividere. O quasi… A un certo punto capiamo che non riusciremo a chiudere il libro finché la brama di autenticità del protagonista non sarà esaurita.</p>
<p>Ma non ce’è solo questo. Possiamo rintracciare in <em>Déjà vu</em> una critica al potere e al ruolo del denaro, al pericolo insito nelle macchine burocratiche, nell’efficienza acritica e senza cuore di ogni  esecutore che, come Naz, da abile organizzatore logistico delle reinterpretazioni, può scivolare nei panni di uno “specialista” come Adolf Eichmann, con le dovute differenze.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: left;">Valentina</p>
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